L’app
di Rame

Truffe agli anziani: kit di sopravvivenza per genitori e figli

Più delle altre categorie di cittadini, i nostri anziani sono vittima di truffe, spesso digitali. Ecco allora una roadmap per prepararli a fronteggiare tentativi di frode che arrivano da persone in carne e ossa o via smartphone, tra lezioni di consapevolezza, glossari, scudi digitali, notifiche push e autenticazione a due fattori. L’idea in più? Un poster “tattico” che suggerisce come muoversi in caso di dubbi.

Tempo di lettura: 10 minuti

Giorgia Nardelli
Giorgia Nardelli

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Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.

truffe genitori anziani
Foto di Dylan Gillis

Soli, vulnerabili, e non sempre “digitali”. Sempre più spesso i nostri anziani sono vittime di truffe e raggiri, e come se non bastasse, ai truffatori “fisici” si sono aggiunte le insidie del phishing in tutte le sue declinazioni. Secondo gli ultimi dati della Polizia, nel 2024 sono state più di 40.000 le denunce contro le frodi, e le truffe online hanno raggiunto quota 18.714, con un incremento del 15% sul 2023.

«Cascarci non è solo una questione di ingenuità, chi truffa per mestiere conosce benissimo l’arte della manipolazione e del raggiro, e non è un caso che i truffatori si rivolgano il più delle volte a chi è solo e non ha nell’immediato la possibilità di confrontarsi con qualcuno. Parliamo di professionisti che sanno azionare leve per far cadere nel tranello le loro vittime, per questo conoscere i meccanismi con cui agiscono è un’ottima difesa», spiega Roberta Mestichella, vicequestore della Polizia di Stato. Ecco allora una roadmap per mettere al sicuro i propri anziani.

La seduta di consapevolezza

Come si comincia? Il consiglio di Rame è di mettersi al tavolino con il papà, la mamma o lo zio, per un breve “corso di formazione”. La prima “lezione” può essere quella di spiegare come viene orchestrata una truffa e come riconoscerne le caratteristiche. L’inganno può arrivare da una persona fisica, o più spesso per telefono, anche con una richiesta via WhatsApp. Il copione può differire, ma  ci sono elementi la cui presenza deve far scattare l’allerta. 

Il decalogo da appendere

  • La richiesta di soldi o di dati: «Il movente delle truffe è sempre economico», spiega Mestichella. Lo scopo è ottenere i numeri del conto corrente o della carta di credito, oppure i dati personali della vittima, che saranno usati per fare operazioni a suo nome o truffare a sua volta qualcun altro. «La richiesta può arrivare dal finto nipote che ha bisogno di un bonifico istantaneo per un’emergenza, dal figlio che ha avuto un incidente d’auto e deve pagare la persona tamponata, ma il finale non cambia», dice Mestichella.

  • Lo stato di emergenza: «Il primo obiettivo di chi mette in atto una truffa è suscitare panico e paura nella vittima, e generare confusione: i professionisti sanno che mettere qualcuno in uno stato di agitazione lo rende meno lucido e ne abbassa le difese», continua la dirgente.

  • L’urgenza: La richiesta è sempre accompagnata da un “devi farlo subito”, proprio per attivare lo stato di allerta che manda in tilt le difese e impedisce di ragionare con lucidità.

  • La richiesta di segretezza: Spesso si chiede alla vittima di non informare nessuno, con la scusa di fare presto.

  • L’anomalia del canale: La banca che scrive via whatsApp e chiede i dati del conto, il poliziotto che chiede contanti, il figlio che non telefona ma manda un messaggio, o dice che il proprio telefono è fuori uso. Chiunque chieda dei soldi o dati sensibili o finanziari attraverso un canale impersonale sta giocando sporco.

La cassetta degli attrezzi sulle truffe digitali

La seconda “lezione” consiste nel dare ai senior un’infarinatura sulle caratteristiche anche tecniche delle frodi digitali, così da riconoscerle in pochi secondi. Molti over 75 usano WhatsApp e i social, la posta elettronica e l’home banking, ma mancano delle conoscenze minime ma essenziali per proteggersi. Ecco qualche dritta per riconoscere le richieste sospette:

  • Phishing: Nella casella di posta elettronica arrivano email da indirizzi apparentemente ufficiali, come quello di un corriere espresso, dell’Inps o dell’Agenzia delle Entrate, che parlano di rimborsi fiscali in arrivo, pacchi destinati alla vittima, ma bloccati per un problema di dogane, eredità inaspettate e contributi da pagare. La conferma che si tratta di arriva dal dominio dell’indirizzo email del mittente. Probabilmente sul messaggio vediamo apparire il nome del corriere o dell’agenzia, per esempio “Servizio Clienti Banca X”, ma cliccando sull’indirizzo potremo verificare l’indirizzo reale.

    Va detto a questo proposito che le comunicazioni aziendali arrivano sempre da un mittente con dominio ufficiale (es. @banca.com, @poste.it), se vediamo diciture diverse e poco chiare, come [email protected] c’è da insospettirsi. Spesso, poi i truffatori acquistano domini quasi identici agli originali, come dkl.com al posto di dhl.com, anazon.com al posto di amazon.com, ecc. Anche il link su cui viene chiesto di cliccare è estraneo al mittente, e lo si può scoprire semplicemente spostando il cursore sul link, che ci dà la possibilità di leggere l’url completo.

  • Smishing:  In questo caso l’inganno viaggia tramite sms, con un messaggio analogo a quello della posta elettronica o, peggio, con un finto messaggio di un familiare. “Ciao mamma, ho rotto il telefono, scrivimi qui”, è quello più popolare. «La regola è di non fidarsi si quel numero e telefonare  al numero reale del proprio figlio o della persona interessata, senza passare dai canali indicati nel messaggio», spiega Roberta Mestichella.

  • Vishing: La parola vishing indica la telefonata del finto maresciallo che chiede soldi con una scusa fantasiosa, o del finto funzionario della banca che parla della necessità di effettuare subito un’operazione. Anche in questo caso la norma da seguire è di non fidarsi e chiamare i numeri ufficiali. Se la telefonata arriva sul fisso, inoltre, meglio usare un altro canale per la richiamata. I truffatori usano il trucco della “telefonata che resta aperta”, e il malcapitato, pur digitando un altro numero potrebbe trovare dall’altra parte ancora il malvivente, che non ha riattaccato e prosegue la finzione.

Quando la truffa digitale arriva da contatti conosciuti: il contest della ballerina

«Proteggersi diventa più difficile quando l’inganno proviene da contatti conosciuti, e l’esempio più lampante è quello di una truffa che sta circolando nelle ultime settimane, facendo centinaia di vittime. Abbiamo ricevuto in proposito più di 500 segnalazioni» dice la dirigente. «È un raggiro particolarmente efficace perché la vittima riceve un messaggio da un contatto che conosce, il cui profilo è però già stato rubato dai cybercriminali. Il messaggio invita a partecipare a una votazione per un concorso di danza: cliccando sul link, si apre una pagina che richiede l’inserimento del proprio numero di telefono per convalidare il voto. Poco dopo, arriva un codice a sei cifre tramite sms e il sito chiede di inserirlo per completare la procedura. In quel preciso istante, la trappola scatta: quel codice è in realtà la chiave di sicurezza che permette ai truffatori di registrare il vostro account WhatsApp su un altro dispositivo».

Il risultato è immediato e l’utente viene disconnesso dal proprio profilo e perde l’accesso alla rubrica, mentre i malintenzionati iniziano a inviare messaggi a tappeto a tutti i contatti, simulando situazioni di urgenza e chiedendo piccoli bonifici da 100 o 150 euro. Il sospetto deve scattare nel momento in cui viene richiesto di digitare online un codice ricevuto via sms.

Come comportarsi

«Se si riceve una richiesta di voto o, peggio, una richiesta di denaro da una persona cara, la parola d’ordine è fermarsi, e contattare il mittente attraverso un canale tradizionale, come una semplice chiamata vocale, per verificare se sia davvero lui a scriverci. «Il malcapitato dovrà a sua volta avvertire i contatti tramite altri canali, per esempio scrivendo un avviso sui propri account social, e segnalare il profilo a WhatsApp, tramite la piattaforma. Ci vorrà forse qualche settimana per riattivarlo, ma se non altro nessuno potrà chiedere soldi spacciandosi per lui», spiega la dirigente.

Lo Scudo Digitale, come impostare App e Notifiche

Non bastano le regole base, qualche accortezza per proteggere i nostri anziani possiamo prenderla anche impostando alcune funzioni sulla App del loro homebanking o sullo smartphone. Eccone alcune, partendo dalle più semplici:

  • Notifiche Push Bancarie: Sul telefono dei nostri cari possiamo attivare il servizio di alert per ogni transazione bancaria. In questo modo saranno avvisati in occasione di ogni movimento, e in caso di truffa potranno subito chiedere aiuto.
  • Filtro Chiamate: Per evitare che i senior vengano contattati da sconosciuti,  un’idea utile –  se i loro contatti sono limitati – può essere quella di bloccare o silenziare le chiamate che arrivano dai numeri  non presenti in rubrica. Per gli iPhone è sufficiente andare nel menu Impostazioni e selezionare la funzione “Silenzia numeri sconosciuti”, alla voce “Telefono”.  Le chiamate da numeri non in rubrica andranno direttamente in segreteria senza squillare. Se è un medico o un ente reale, lasceranno un messaggio. Su Android, va aperta la app “Telefono”, selezionata la funzione Impostazioni” e da qui “ID chiamante e spam”.
  • Double Check:  Se i nostri usano l’App della banca, o sono sufficientemente tecnologici, possiamo invitarli a impostare l’autenticazione a due fattori, così che ogni operazione debba avere il loro lasciapassare. Possiamo anche chiedere loro di abbassare i limiti di spesa giornalieri per i bonifici online.
  • Il Widget: Un’altra idea è aggiungere un Widget sulla home del loro smartphone con il nostro contatto e la dicitura “chiama in caso di dubbi”. Spesso i senior non chiamano i figli per non disturbarli quando sono al lavoro. Chiariamo bene loro che una chiamata di 30 secondi è meglio di tre giorni in questura.
  • La doppia autenticazione su WhatsApp: Succede, purtroppo, che i cybercriminali si impossessino con l’inganno dell’account WhatsApp di qualcuno, e lo usino per fare richieste di denaro ai contatti, come nella truffa del Contest della ballerina. La mossa più semplice ed efficace per evitarlo è attivare la verifica in due passaggi nelle impostazioni dell’account. «Questa funzione permette di impostare un Pin personale che verrà richiesto ogni volta che si tenta di registrare il numero su un nuovo dispositivo: senza quel codice, che conosciamo solo noi, i criminali non potranno mai impadronirsi del profilo», spiega Mestichella. «A questo proposito, è buona norma controllare periodicamente nelle impostazioni della app la sezione in cui compaiono i dispositivi collegati, disconnettendo immediatamente qualsiasi sessione o computer che non riconosciamo come nostro».

Il poster con le mosse salva truffa

A volte, nonostante la preparazione, quando la truffa si presenta non è facilissimo sventarla. Un’idea può essere quella allora di “istruire” l’anziano con un poster in bella vista, in modo che al minimo sospetto ricordi cosa fare, prima di andare nel panico. Potremmo suddividere i suggerimenti in quattro step:

  1. Fermati: Se ti chiedono soldi o dati, è un trucco. Non cedere, nemmeno se ti spiegano che è un’emergenza e che riguarda una persona cara.
  2. Chiudi: Riattacca il telefono o chiudi l’app. Non dare spiegazioni.
  3. Chiedi supporto: Chiama il tuo riferimento e confrontati con lui/lei. (In questa parte va indicato il numero di una persona di fiducia da contattare in ogni caso, che sia il nostro, quello della vicina di casa o della cugina). A quel punto saranno loro a gestire con te la situazione e insieme si capirà se si tratta di una truffa o di un’emergenza vera.
  4. Blocca: Se la truffa si è consumata, ricordati di procedere immediatamente al blocco delle carte (inserisci il numero verde della banca) e sporgi denuncia alla Polizia Postale.

Dove trovare le truffe del momento, e come denunciare: il “Contest della Ballerina” su WhatsApp

«Le truffe cambiano volto e modalità, ma per restare aggiornati ed evitare di farsi ingannare possiamo suggerire ai nostri genitori e consultare a nostra volta il sito della Polizia Postale o la pagina Facebook», spiega Mestichella. «In Home page riportiamo le informazioni e gli alert sulle ultime truffe, spiegando come difendersi. Inoltre, è sempre possibile chiedere informazioni e segnalare abusi o tentativi di truffa e denunciare reati telematici».

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