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Foto dei figli sui social senza consenso: quanto può costare un post?

Durante le vacanze aumentano le fotografie dei figli condivise sui social. Per i genitori separati, però, un’immagine apparentemente innocua può diventare una questione legale e anche economica. Non esiste una multa per ogni foto, ma tra richieste di rimozione, avvocati, procedimenti e possibili risarcimenti, un post gratuito può finire per costare molto.

Tempo di lettura: 4 minuti

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Armando Cecatiello è avvocato specializzato in diritto di famiglia, e autore, tra gli altri, dei libri: Libere: Storie di donne che hanno sconfitto violenza e abusi. 2025; Patrimoni, Famiglie e Matrimoni. Conoscere i propri diritti e doveri per scelte consapevoli e serene. 2022

foto dei figli sui social
Foto di Vitaly Gariev

Ti avevo chiesto di non pubblicare fotografie dei bambini». Il messaggio arriva pochi minuti dopo il post. I figli sorridono sulla spiaggia, il mare alle spalle, una frase affettuosa e i primi like. Per chi ha pubblicato la fotografia è il ricordo di una giornata felice. Per l’altro genitore è una decisione presa senza consultarlo. Poi arriva una seconda richiesta: «Toglila». E, se la separazione è già conflittuale, magari una terza: «Altrimenti mi rivolgo all’avvocato». È in quel momento che una fotografia pubblicata gratuitamente può cominciare ad avere un costo.

Non esiste una multa per ogni fotografia

La prima cosa da chiarire è che non esiste un tariffario dello sharenting. Non possiamo dire che pubblicare la fotografia di un figlio senza consenso costi automaticamente 500, 5.000 o 10.000 euro. Ogni caso dipende dalle circostanze: numero e natura delle immagini, durata della pubblicazione, diffusione, eventuale dissenso dell’altro genitore o del figlio e comportamento successivo alla richiesta di rimozione. Esistono però decisioni nelle quali le conseguenze economiche sono state molto concrete.

Nel 2022, ad esempio, il Tribunale di Rieti ha affrontato il caso di 52 fotografie e un video di due bambini pubblicati su Facebook da una zia, nonostante l’opposizione del padre. La vicenda si è conclusa con una condanna risarcitoria complessiva di 5.000 euro. Questo non equivale a dire che ogni fotografia di un minore “vale” quella cifra. Semmai che la pubblicazione reiterata e prolungata di immagini può produrre un danno economicamente risarcibile.

Se non si rispetta l’ordine del giudice, il conto può aumentare

Ancora più interessante è ciò che accade quando, dopo essere intervenuto, il giudice ordina di rimuovere le immagini e di non pubblicarne altre. Nel 2021 il Tribunale di Trani ha ordinato a una madre di cancellare da TikTok immagini, informazioni e video della figlia di nove anni pubblicati senza il consenso del padre. Il Tribunale ha inoltre previsto, ai sensi dell’articolo 614-bis del codice di procedura civile, 50 euro per ogni giorno di ritardo nella rimozione e per ogni successiva violazione del divieto, da versare su un conto intestato alla figlia. Trenta giorni di ritardo avrebbero significato 1.500 euro. In quel caso i soldi non sarebbero andati all’ex coniuge, perché il diritto tutelato era quello della bambina.
È un principio semplice, ma spesso viene dimenticato quando la pubblicazione delle fotografie diventa un nuovo terreno di scontro tra due genitori.

I 10.000 euro del caso di Roma

Un’altra vicenda riguarda un adolescente che viveva con forte disagio l’esposizione online della propria vita familiare. Nel 2017 il Tribunale di Roma ordinò alla madre di interrompere la diffusione sui social di immagini, informazioni e dati riguardanti il figlio e di rimuovere quelli già pubblicati. Per rendere effettivo l’ordine venne prevista una conseguenza economica fino a 10.000 euro in caso di inosservanza. Anche qui bisogna usare le parole corrette: non si trattava di 10.000 euro automaticamente dovuti per avere pubblicato una fotografia. La somma era collegata al mancato rispetto dell’ordine del giudice.

I figli sono con me: serve il consenso dell’ex per pubblicare le fotografie?

Arriviamo allora alla domanda che molti genitori separati pongono durante le vacanze. «I bambini sono con me. Devo davvero chiedere il consenso del mio ex per mettere una fotografia su Instagram?». Per i figli infraquattordicenni la risposta, quando entrambi esercitano la responsabilità genitoriale, è particolarmente importante. Con il provvedimento n. 314 del 29 aprile 2026, il Garante per la protezione dei dati personali ha ribadito che la pubblicazione sui social delle immagini di un minore costituisce una scelta che eccede l’ordinaria amministrazione e richiede il preventivo consenso di entrambi i genitori, anche in caso di affidamento condiviso. Il calendario delle vacanze non cambia questa regola.

«Ma il mio profilo è privato. La foto la vedono soltanto i miei amici», è una delle obiezioni più frequenti. Anche questo argomento, però, non risolve il problema. Nel provvedimento del 2026 il Garante ha escluso che la semplice limitazione della visibilità del profilo possa sostituire il consenso dell’altro genitore. Una fotografia condivisa online può essere salvata, inoltrata, fotografata con uno screenshot o ripubblicata, e la platea inizialmente scelta dal genitore non coincide necessariamente con quella che vedrà l’immagine nel tempo.

Come si ottiene il consenso alla pubblicazione

Non occorre arrivare a una condanna per spendere denaro. Una fotografia contestata può significare una consulenza legale, una diffida, un reclamo, un ricorso, spese processuali e tempo sottratto alla vita familiare. Vero è che non ogni fotografia produce una controversia, ma senza ombra di dubbio, il consenso è la soluzione meno costosa, è sufficiente una frase come: «Vorrei pubblicare questa fotografia. Sei d’accordo?». Quando i rapporti sono difficili, però, è prudente che il consenso sia preventivo, chiaro e documentabile. E soprattutto, quando i figli crescono, vale la pena chiedere anche a loro cosa ne pensano.

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