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Esistono soluzioni contro il caldo estremo? Ecco come lo stanno affrontando certe città

I condizionatori aiutano a proteggerci dal caldo estremo, e sono indispensabili. Ma prendere in considerazione altre soluzioni per migliorare le temperature delle città non significa doverli spegnere domani. Vuol dire guardare il problema a 360 gradi. Come stanno iniziando a fare alcune città.

Tempo di lettura: 4 minuti

Giorgia Nardelli
Giorgia Nardelli

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Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.

soluzioni contro il caldo estremo
Foto di Muhammad Faiz Zulkeflee

L’articolo e il post di Rame su caldo e condizionatori hanno innescato un acceso dibattito sulla nostra pagina Instagram. Una reazione quasi fisiologica, viene da dire, visto negli ultimi tre mesi solo i climatizzatori, per chi se n’è potuto giovare, hanno alleggerito il peso di  giornate infinite e bollenti, e di notti di afa e sudore. Sappiamo dei rischi per la salute causati dal caldo estremo, e anche se gli effetti sulla psiche di chi è obbligato a restare blindato in casa per ore, con le persiane chiuse, non sono altrettanto noti, lo scadimento in termini di qualità della vita è evidente.

Il grido di allarme degli esperti

Per queste ragioni, lo scopo dell’articolo non era suggerire ai lettori di spegnere i condizionatori mentre il resto del mondo continua indisturbato a emettere CO2 e altri inquinanti. L’obiettivo era riflettere su quanto sia importante, al punto in cui siamo arrivati, essere consapevoli che questo non è l’unico strumento possibile per affrontare seriamente il tema del cambiamento climatico a livello collettivo. E diventa essenziale non smettere di parlarne, prima che il tema finisca in fondo all’agenda fino al prossimo grido d’allarme che ascolteremo alla prossima conferenza Onu sul clima, dal 9 al 20 novembre in Turchia. Come lo è non dimenticare che il tema del riscaldamento globale non investe solo ambiente e salute, ma anche il portafoglio: è denaro perso in produttività, in bollette dell’energia che pesano soprattutto sui ceti medio-bassi e in costi per le cure.

L’Europa è indietro

L’Europa, dice l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), non è preparata alle crisi climatiche future e i rischi causati da questa impreparazione potrebbero raggiungere “livelli critici o catastrofici”. Anche a voler restare nel presente, ciò che vediamo anche oggi è che le nostre città saranno sempre più calde, e non sono state progettate per il clima in cui viviamo. In tutto il mondo scienziati e architetti hanno iniziato a cercare soluzioni in grado di proteggere le aree urbane dalle ondate di calore estreme, ed è a loro che si può intanto cominciare a guardare.

Alberi e vernici riflettenti per abbassare la temperatura

Negli Stati Uniti ci sono intere città che hanno attivato politiche ambientali anti-caldo. Già dal 2017, a San Francisco una norma impone dal 2017 che almeno il 15% della superficie dei tetti che superano i 1.900 metri quadrati venga ricoperto di pannelli solari o vegetazione. Austin, in Texas, si è posta l’obiettivo di coprire di alberi il 50% della superficie cittadina (compresi i tetti) entro il 2050. In Arizona, nella bollente Phoenix, sono stati stanziati 1,4 milioni di dollari per piantare 1.800 alberi, (e in Sudamerica a Santiago del Cile l’impegno è di piantumare 30.000).

Viaggiando dall’Australia alla penisola arabica, scrive il National Geographic che a Sidney e a Dubai si pensa a superfici riflettenti che possano respingere la radiazione solare, abbassando le temperature e riducendo la colonna d’aria calda che arriva dai vicini deserti sopra le città. Singapore, dove il riscaldamento procede a un ritmo doppio rispetto alla media globale, è stata all’avanguardia e ha già investito in spazi verdi, ombra e condutture di raffreddamento sotterranee.

Fino a un grado e mezzo in più

Pavimentazioni riflettenti sono state installate in uno dei quartieri più caldi di Los Angeles e, riporta ancora il NG, durante un’ondata di caldo del 2022, le temperature ambientali registrate sono state di 1,67 gradi centigradi inferiori rispetto a quelle delle aree limitrofe, lo studio è stato pubblicato nel 2024 pubblicato su Environmental Research Communications. Dipingere le case di bianco o con vernici riflettenti è soluzione adottata soprattutto in India, così come vivere negli insediamenti sotterranei ricavati dalle rocce arenarie quando la temperatura diventa insostenibile, come accade in Australia, nella cittadina di Coober Pedy.

A questo punto, la domanda è: preferiamo limitarci a tamponare il problema, o a prendere in considerazione soluzioni certo meno immediate, che non alimentano il problema? 

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