Quando conviene comprare tempo
Comprare tempo è sempre una buona idea, a patto di utilizzarlo per trarne gratificazione e benefici. In questa guida capiamo con la nostra coach Stefania Baita cosa chiederci e come stabilire quale tempo conviene comprare, e come renderlo un investimento efficace. Ecco i nostri consigli.
Tempo di lettura: 7 minuti
di Giorgia Nardelli
Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.
- Cosa vuol dire davvero comprare tempo
- I 5 punti per l'investimento intelligente: il valore
- Il quando: ritagliarsi lo slot “migliore”
- Il “cosa” fai chiarezza su cosa farai
- Il quanto: datti un budget
- Il “chi”, dirlo a qualcun altro
- Se risparmiare costa tempo: come stabilire il limite
- La soglia del risparmio
Il modo migliore per spendere bene i soldi è comprare tempo. Noi di Rame ce ne siamo resi conto ascoltando una dopo l’altra le tantissime storie di chi si è raccontato ai nostri microfoni, ma è anche un dato confermato da diverse ricerche scientifiche. In un’epoca dove i carichi lavorativi e familiari si moltiplicano, accelerando le nostre giornate e rendendoci sempre più simili a topolini forsennati su una ruota, il tempo è diventato il vero lusso. Già, ma cosa vuol dire comprare tempo? E soprattutto chi dice quando vale la pena spingersi all’acquisto? E per cosa? Qui la nostra coach Stefania baita ci aiuta a fare chiarezza.
Cosa vuol dire davvero comprare tempo
Banalmente, significa investire denaro affinché qualcuno o qualcosa svolga compiti gravosi o sgraditi al posto nostro, delegare per avere il tempo per noi stessi e per fare attività che ci gratificano. Comprare tempo è pagare una persona che faccia in casa le pulizia, stiri la biancheria, stia qualche ora con i figli piccoli. È fare la spesa online pagando il servizio di trasporto, ma anche scegliere un volo diretto più costoso invece di uno con scali lunghi, spostarsi in taxi anziché sui mezzi pubblici, o su un treno superveloce. Anche acquistare o prendere in affitto una casa più costosa vicino al luogo di lavoro equivale a comprare tempo, come prendersi un periodo sabbatico.
«Il tempo si può comprare e si può vendere», sintetizza Stefania Baita, «Chi svolge un lavoro a ore, lo sa benissimo, perché la sua retribuzione è commisurata alle ore che trascorre al lavoro, lo scambio è evidente». Non è un caso che alcune aziende, come Intel o Patagonia, abbiano iniziato a premiare i dipendenti anche con “affluenza di tempo”. Come scrivono gli studiosi Michela Norton ed Elizabeth Dunn, nel loro “Happy Money”, essere ricchi di tempo è associato a un’alta soddisfazione lavorativa.
I 5 punti per l’investimento intelligente: il valore
Comprare tempo oggi è sempre una buona idea, precisa Baita, anche per il futuro, ma il rischio da evitare è che l’acquisto si riveli inutile, che non abbia l’effetto sperato. «La chiave di volta è la scelta intenzionale», premette. «Per aumentare la soddisfazione devi aumentare l’intenzionalità della scelta, solo così potrai godere al meglio di quel tempo liberato. Partendo da questo presupposto, ci sarebbero alcuni step da seguire. E il primo tra tutti è: scegliere sulla base delle cose a cui diamo valore. Chiediamoci: quando acquistiamo tempo, lo facciamo con il pilota automatico, o sappiamo esattamente cosa per noi è importante?».
È un modo per evitare anche di usare male l’intervallo che ci siamo ritagliati ed evitare anzi nell’effetto contrario: spendere per un dispositivo che fa le cose in metà tempo, e passare le ore guadagnate per fare il doppio delle attività che facevamo prima.
Il quando: ritagliarsi lo slot “migliore”
Le ore durano sempre 60 minuti, ma il valore che hanno per noi cambia a seconda della parte della giornata, della settimana, del mese e dell’anno in cui le scegliamo, dice la coach. «Il tempo liberato il lunedì mattina non è lo stesso del sabato. E allora prima di comprare qualche ora, proviamo a fare un’analisi dei nostri bisogni. Siamo stanchi, abbiamo necessità di prenderci cura di noi, quale slot ci farebbe stare meglio, e per fare cosa? Se mi accorgo che il weekend viene divorato dalle faccende domestiche l’ideale è “acquistare” ore al venerdì perché qualcuno lo faccia per noi, ed essere libera al sabato. Se ho bisogno di uno stop settimanale per respirare, meglio la baby sitter il mercoledì sera. Il punto di partenza è: “cosa desidero fare?”, seguito dal “quando è meglio farlo?” e infine: “Come libero quel tempo che mi occorre?”».
Alcune priorità, poi, cambiano nel tempo. Ciò di cui avevo bisogno l’anno scorso non è ciò che mi serve quest’anno, prosegue l’esperta. «Diamoci il permesso di accettare questa realtà invece che vivere in uno stato costante di “scontro di priorità “. Riconosciamo che i bisogni mutano assieme a noi, ascoltarsi, farlo costantemente è la conditio sine qua non per comprare tempo di qualità».
Il “cosa” fai chiarezza su cosa farai
Lo abbiamo scritto qualche riga fa: fare chiarezza su come si userà il tempo liberato è il modo più efficace per assicurarci un ritorno dall’investimento, per dirla con un linguaggio finanziario. «E attenzione a non cadere nella trappola della produttività», avverte Baita. «Non è detto che il tempo comprato debba essere per forza impiegato facendo qualcosa. Posso semplicemente stabilire che starò due ore sul divano a vedere la mia serie tv, perché non lo faccio mai. O che prendo una settimana di ferie per fare le cose che faccio sempre, ma con più calma. Saperlo e sceglierlo aumenta di molto il livello di soddisfazione. Non è sufficiente dire: prendo due ore, bisogna partire da ciò che ci manca. Se non lo facciamo, finisce che il tempo comprato vola senza che noi ne otteniamo benefici concreti. Al contrario, potremo avvertire invece un senso di spreco e insoddisfazione».
Il quanto: datti un budget
Uno dei pregiudizi che ci frena dal comprare tempo è il senso di colpa. Quante volte abbiamo pensato: “con la fortuna che ho speso per quel taxi avrei potuto fare altro?”, anche se in quel momento accelerare i tempi è stato prezioso, perché siamo arrivati a casa in tempo e abbiamo potuto fare quella doccia rinfrancante prima di preparare la cena.
«Troppo spesso le spese “libera tempo” vengono viste come un lusso eccessivo, una forma egoistica , ma è un retaggio antico. Alla voce “lusso”, la Treccani fornisce varie definizioni. La prima parla di “sfoggio di ricchezza”, un’altra parla di “acquisto non necessario che comporta grande spesa”. Entrambe, in particolare la prima, hanno accezioni negative, e da qui nasce il senso di vergogna che potremo portare concedendoci qualcosa che consideriamo superfluo. Ma se per noi in questo momento è importante, perché ci dobbiamo vergognare?», riflette la nostra coach.
Per evitarlo, però, c’è una strategia: «Mettere l’acquisto a budget, deciderlo nella pianificazione, dedicare una somma alla cura del sé e del proprio benessere. Quando la scelta è consapevole e ragionata, i benefici sono maggiori. È un modo per dire a se stessi e al mondo: questo è l’importo che desidero dedicare a me stessə. Me lo merito, no?»
Il “chi”, dirlo a qualcun altro
«Quello che decidiamo, comunichiamolo a noi stessi, e anche a qualcun altro», consiglia ancora Stefania Baita. «Non è pura formalità. Ripetere le cose le fa diventare reali, e informare altri non solo conferisce loro ufficialità, ma ci impegna a rispettarle. Nel momento in cui la decisione viene consegnata all’esterno, che dall’altra ci sia il partner, i familiari, l’amico o l’amica, – non fa differenza – si innesca il meccanismo del “rendere conto”, “fare quello che altri si aspettano che io faccia”, che rafforza la decisione e ci incentiva a mantenere la parola data con noi stessi».
Se risparmiare costa tempo: come stabilire il limite
A questo punto tocca fare una riflessione, perché spesso noi di Rame parliamo di risparmio, diamo consigli su come tagliare le voci di spesa del bilancio, e a volte anche queste operazioni costano tempo. È paradossale, se ci pensiamo, cercare di spendere meno su un acquisto confrontando più contratti o visitando più store, e poi “comprare tempo” , magari a un prezzo più alto, per riottenere quelle ore perse. Alcuni di noi fanno lunghi tragitti in auto per risparmiare pochi centesimi su un litro di benzina, o scelgono voli con scali infiniti, per rientrare nel budget delle vacanze. Esiste però una via di compromesso: «Ogni scelta va valutata mettendo sul piatto della bilancia costi e opportunità: ci appaga andare in giro per negozi cercando quello che ha i prezzi più vantaggiosi? Quanti ci costano quelle ore in più in aeroporto in termini di energia e di vacanza persa? Possiamo recuperarle?», dice Baita.
La soglia del risparmio
Se abbiamo bisogno di un indicatore più preciso, possiamo darci una soglia di risparmio accettabile, continua l’esperta: «Un esempio? Stabiliamo che raggiungere ogni settimana il distributore di carburante che si trova a chilometri da casa, deve farmi risparmiare almeno 50 euro al mese, perché con quel denaro ci pago la lavanderia, e il tempo trascorso in auto è comunque meglio di quello che impiegherei lavando e stirando. Una vota definito il “limite”, posso regolarmi meglio, ragionare con più lucidità».