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Sanremo e televoto, quando il senso di appartenenza si paga

Dalla sua nascita il televoto appassiona e genera polemiche, malcontenti e persino denunce e indagini, specie quando di mezzo c’è Sanremo. Nonostante questo gli italiani continuano a votare a milioni per tutta la durata della kermesse. Quella preferenza diventa una microspesa da sostenere per appartenere a una comunità. Ma dietro c’ è un business non da poco.

Tempo di lettura: 4 minuti

Giorgia Nardelli
Giorgia Nardelli

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Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.

sanremo e televoto
Foto di Anthony Delanoix

Altro che referendum sulla carriera di giudici e magistrati, Trump e Ucraina. Almeno fino a lunedì prossimo, i dibattiti, le opinioni e l’indignazione saranno tutti per loro: Sanremo, Conti e l’immancabile televoto, che come ogni anno proclamerà il vincitore lasciandosi dietro uno strascico di inevitabili polemiche. È dai tempi del secondo posto di Emanuele Filiberto e Pupo che i sospetti di brogli, irregolarità e procedure “antidemocratiche” cadono sullo strumento di videosovranità popolare per eccellenza, e da allora sì, ogni anno a Sanremo le regole cambiano, ogni volta si dosano i pesi tra voto popolare, sala stampa e giuria Radio, ma il risultato non cambia: che sia il sistema di calcolo, che sia il sospetto di magheggi, qualcuno si lamenta comunque.

Per l’edizione 2026 il Codacons ha fatto già sapere che “vigilerà sulla correttezza di tutte le procedure legate alle votazioni” e che “è pronto a denunciare nelle sedi competenti qualsiasi irregolarità legata al televoto”. Iniziamo bene.

I numeri: fino a 9 milioni in una sola serata

Anche quest’anno il peso dei voti popolari è diverso da serata a serata, ma il meccanismo resta il medesimo. Chiunque di noi può dare la sua indicazione da telefono fisso (894.00) oppure via sms (475.575.1) digitando il codice dell’artista scelto. E pagando, naturalmente. La tariffa è di 0,51 euro a chiamata nel primo caso, 0,50 nel secondo, con un massimo di cinque voti ammessi a serata dalla stessa utenza, un filtro per evitare maneggi. Si paga solo se il voto è registrato e valido, ma pare che la maggior parte delle preferenze resti fuori per mancanza di capacità di gestire un afflusso così massiccio.

Nel 2024 il numero di sms effettivamente pervenuti alla piattaforma è stato di circa 9,5 milioni, ma di questi solo 3 milioni sono stati contabilizzati, in parte perché i votanti avevano superato il limite dei 5 voti, in parte perché il sistema informatico non è stato in grado di elaborare la massa enorme di dati. I numeri sono dell’Agcom, che aveva avviato all’epoca un’indagine per verificare il rispetto delle condizioni di trasparenza ed efficacia del televoto”, dopo le “numerose segnalazioni pervenute”.

Il perché del televoto: pagare per sentirsi parte di una comunità

In una lettera pubblica al Corriere della Sera diversi anni fa, un lettore si domandava che senso avesse far pagare qualcuno per esprimere un giudizio. Eppure ogni anno, anzi ad ogni trasmissione tv, milioni di italiani investono entusiasmo e piccole cifre per avere la possibilità di dire la loro, il fatto che poi il risultato finale deluda tutti, inevitabilmente, è solo un dettaglio. E forse perché esprimersi è diventato un istinto naturale. Secondo il sociologo francese Michel Maffesoli, e la sua teoria del “Neo-tribalismo”, nella società contemporanea gli individui tendono oggi a riunirsi in “micro-gruppi” o “tribù”, accomunati, più che da ideali, da stili di vita, gusti, hobby.

Aderiscono, in altre parole, a comunità di consumatori, dove anche l’acquisto di un oggetto o di un voto, in questo caso, non serve a soddisfare un bisogno biologico, ma è un segnale di appartenenza, una sorta di investimento in capitale sociale ed emotivo. Compro quel determinato bene – voto Sanremo – per dire al mondo (e a me stesso) che faccio parte di una comunità, e che ci sono.

Quando il senso di appartenenza si paga con il denaro

Il senso di appartenenza lo paghiamo con il denaro, mentre dall’altra parte c’è qualcuno che ci guadagna. Solo nell’ultima serata di Sanremo 2024 – i dati arrivano dall’Agcom, la Rai diffonde solo percentuali e mai numeri assoluti, con buon pace della trasparenza – su 3 milioni di voti contabilizzati sono stati considerati regolari e dunque fatturati circa 1,8 milioni di voti. Moltiplicando questo numero per 0,50 euro, si arriva  900.000 euro per una sola serata, e ipotizzando che la media sia stata la medesima per tutte e cinque le serate dello show, si arriva a circa 4,5 milioni di euro in cinque giorni. Gli incassi vanno buona parte agli operatori telefonici, mentre il resto viene distribuito lungo la filiera, tra società di elaborazione dati, rete tv e  produttore dello show. Un business in piena regola.

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