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Gamification finanziaria: cosa succede quando investire diventa un gioco

Punti, premi e coriandoli sullo schermo: le app hanno reso gli investimenti simili a un videogioco. Dietro l’esperienza ludica si nascondono però decisioni impulsive, fininfluencer senza competenze e meccanismi di ricompensa vicini al gioco d’azzardo.

Tempo di lettura: 5 minuti

Elena Carbone
Elena Carbone

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Psicologa e psicoterapeuta esperta in traumi. Con l’account Instagram La psicologa volante fa divulgazione sul rapporto tra psiche e soldi.

gamification finanziaria

Abbiamo sempre sentito dire che gli italiani investono nel mattone, ossia in investimenti stabili, sia perché non si fidano del mercato finanziario, e tendono a non rischiare, sia perché non hanno spesso conoscenze in questo ambito e non si fidano della propria banca. Negli ultimi anni però, le cose sono cambiate, poiché grazie alla divulgazione sui social e alle criptovalute, quel mondo che sembrava accessibile solo a chi avesse studiato economia è diventato alla portata di tutti. Non solo, investire sembra essere diventata un’esperienza quasi ludica.

A muoversi su questo terreno sono soprattutto i piccoli investitori, spesso giovani, attratti da quanto è diventato facile farlo. Esistono infatti molte app di investimento costruite quasi come videogiochi: punti da accumulare, livelli da sbloccare, classifiche, premi e coriandoli che esplodono sullo schermo a ogni operazione conclusa. È la cosiddetta gamification finanziaria, dove investire somiglia sempre di più a giocare. E poiché quasi tutto passa dallo smartphone, si può comprare o vendere in qualsiasi momento: anche nel peggiore. Bastano pochi minuti di ansia dopo un notiziario per aprire l’app e decidere d’impulso, invece di seguire un piano. La gamification finanziaria sembra quindi facile, accessibile e veloce, ma custodisce parecchie insidie e ci porta a riflettere su temi che vanno oltre alla finanza.

Il fininfluencer e la fiducia che sposta i risparmi

Sui social è nata la figura del fininfluencer: creator che parla di piani di investimento, criptovalute e azioni, spesso senza avere le competenze adeguate. Spesso i giovani si fidano più di questi creator, con cui creano una relazione di fiducia, che del consulente che ha studiato per anni questi argomenti ma che, ponendosi in modo professionale, sembra distaccato e distante. La conseguenza è che la parola del fininfluencer viene percepita come disinteressata, mentre il consulto con la propria banca viene avvertito come una potenziale truffa. Questo ci dice qualcosa di importante su come funziona la fiducia: per avvicinare le persone è importante metterci la faccia, mostrarsi umani, raccontare gli errori fatti e quello che si è imparato da questi. E le piattaforme di investimento hanno capito tutto questo perfettamente, e ci hanno costruito sopra un modello di business.

Ma il problema è che un consiglio, anche genuinamente disinteressato, non è detto che possa essere applicato da tutti allo stesso modo. La consulenza professionale esiste proprio per questo: per identificare quali prodotti facciano al caso di quella persona specifica, con quella situazione economica e con quella propensione al rischio. Quindi investire i propri risparmi come consiglia il fininfluencer può essere estremamente rischioso e avventato.

Lo stesso circuito del gioco d’azzardo

Un ulteriore rischio è la dipendenza da questi investimenti effettuati con lo smartphone: la facilità e la rapidità dell’acquisto, l’eccitazione nel vedere salire il titolo su cui si è puntato e la sensazione di rivalsa dopo che si è perso possono portare, nelle persone predisposte, a una vera e propria dipendenza. Il disturbo da dipendenza può comportare un bisogno incontrollabile di investire somme sempre maggiori, con la sensazione di non poter interrompere il gioco nonostante le perdite, come accade nel gioco d’azzardo.

Il nostro cervello funziona così: quando si vince un’operazione – ma anche quando ci fanno i complimenti o riceviamo dei like ai nostri post – rilascia dopamina, lo stesso neurotrasmettitore coinvolto nel gioco d’azzardo, nei social media, nelle droghe. Il cervello non distingue tra una slot machine e un grafico di borsa in tempo reale: entrambi attivano lo stesso circuito di ricompensa e, quando si perde, invece di smettere si riprova alzando la posta per recuperare. E più si gioca più si rischia, più si rischia più sale l’emotività, e più si è esposti all’emotività più si sbaglia.

Fomo: la paura di restare fuori

Un’altra conseguenza è la paura di sentirsi esclusi da un gioco che fa vincere tutti tranne noi. Mi spiego meglio: se si inizia a seguire pagine di investimenti, l’algoritmo ci propone sempre più contenuti in cui si fa showoff dei propri guadagni. Questa esposizione alle vittorie altrui, alle vacanze pagate solo con i guadagni degli investimenti, a proposte allettanti che segnalano opportunità irripetibili, ci può far sentire esclusi e generare una sensazione di ansia: la cosiddetta Fomo (Fear of Missing Out). Ricerche recenti ci dicono quanto la sensazione di esclusione sia dolorosa quanto un danno fisico: il nostro cervello soffre come se ci avessero picchiato. E per rimediare, per non soffrire più, si può agire spinti dall’ansia, dalla fretta di far parte di quel gruppo di vincenti, più che da strategie di programmazione economica.

Investire con consapevolezza, sapere quando è solo un gioco

Avere un’educazione finanziaria corposa e investire con consapevolezza possono essere ottime strategie per tenersi alla larga dagli investimenti frettolosi. Il problema non è infatti che le persone investano, ma che non ci sia un confine tra investimento e divertimento: quando la piattaforma ti manda coriandoli senza dirti che c’erano degli investimenti migliori per te, e quando il fininfluencer mostra il guadagno senza mostrare il rischio.

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