Infedeltà economica: quanto ci costa mentire sul denaro al partner
C’è un tradimento di cui non si parla mai: non riguarda un’altra persona, ma un conto corrente. Si chiama infedeltà economica e, anche in questo caso, il punto principale è che uno dei due partner o tutti e due, mente sulla propria situazione finanziaria. I motivi sono soprattutto legati alla vergogna, piuttosto che alla privacy. Ma il costo per la coppia è più di quanto pensiamo.
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di Valentina Ciannamea
Giornalista esperta di mondi digitali con un background da sociologa
C’è un tipo di tradimento di cui si parla ancora poco. Non riguarda un’altra persona, ma un conto corrente, un acquisto nascosto, un debito tenuto segreto. Si chiama infedeltà economica, e secondo i dati più recenti è molto più diffusa di quanto siamo disposte ad ammettere. Uno studio pubblicato a giugno 2026 sul Sole 24 Ore, basato su una ricerca condotta dalla piattaforma di investimento Moneyfarm con il supporto scientifico di Research Dogma, ha fotografato la finanza di coppia italiana: un italiano su due ha mentito o omesso informazioni finanziarie al partner. Le voci più frequenti riguardano le spese (22%), i risparmi (21%) e la disponibilità sul conto corrente (20%).
Non si tratta di menzogne clamorose, molto spesso sono silenzi, reticenze, quella borsa che “era in saldo”, quel risparmio personale che “prima o poi glielo dico” o quella perdita che “tanto non cambia niente”. Ma i silenzi, sul denaro, costruiscono distanze.
Sappiamo meno di quanto crediamo
Il paradosso che emerge dalla ricerca riguarda il 94% degli intervistati che dichiara di conoscere bene la situazione finanziaria del partner. Ma poi, entrando nel merito, le lacune si moltiplicano. Un italiano su cinque non sa quanto guadagna chi gli dorme accanto. Il 35% non sa se il partner riesce a risparmiare o investire. Il 39% ignora a quanto ammontano le sue spese mensili. Le opacità diventano ancora più marcate quando si tratta di strumenti finanziari: il 42% di chi convive non sa se il partner investe, il 41% non è a conoscenza di eventuali debiti o finanziamenti, e il 39% ignora l’esistenza di polizze assicurative. La verità è che ci percepiamo informati, ma lo siamo molto meno di quanto pensiamo.
Una ricerca parallela di Fidelity, pubblicata il 19 maggio 2026 su un campione nordamericano ed europeo, ha rilevato che il 68% delle coppie ha scoperto solo convivendo qual era davvero la situazione finanziaria del partner. Metà delle coppie intervistate vorrebbe parlare di più di soldi nella quotidianità. E la Gen Z e i Millennial stanno guidando una tendenza opposta alla condivisione: quella dei conti completamente separati, segnale che la fiducia finanziaria non è affatto scontata nelle generazioni più giovani.
Parlarne non basta
Le coppie italiane non evitano il tema. Al contrario: i dati Moneyfarm mostrano che il dialogo economico in amore è frequente, in media più di sei volte al mese. Un quarto delle coppie affronta l’argomento ogni settimana, il 21% addirittura ogni giorno. Eppure le lacune persistono. Questo è forse il dato più significativo di tutta la ricerca: parlare di soldi non equivale a essere trasparenti sui soldi. Si può discutere delle spese del supermercato senza mai toccare gli investimenti, le perdite, le paure. Si può condividere il conto della cena senza condividere le proprie fragilità finanziarie. La frequenza del dialogo, senza una reale apertura, diventa un’illusione di condivisione.
La geografia del potere finanziario
L’infedeltà economica non avviene nel vuoto. La ricerca Moneyfarm rileva che il 20% degli uomini dichiara di gestire interamente le finanze di coppia, contro il 16% delle donne. Il 42% degli uomini afferma di occuparsene principalmente, con delega minima, contro il 29% delle donne. Per quanto riguarda le donne, invece il 44% descrive una gestione pienamente condivisa, rispetto al 34% degli uomini. E c’è ancora una differenza nella percezione delle proprie competenze: il 54% degli uomini si attribuisce un ruolo di gestione maggiore rispetto al partner, contro il 31% delle donne. Questi dati ci dicono qualcosa in più sul potere nella coppia: in un sistema in cui chi tiene il controllo del denaro ha storicamente avuto più voce in capitolo, la mancanza di trasparenza finanziaria può facilmente diventare uno strumento di squilibrio, anche involontario. E in contesti più estremi, può trasformarsi in controllo economico.
Perché lo facciamo
Le bugie finanziarie nascono raramente dalla malafede. Più spesso, sono figlie della vergogna, della paura del giudizio, del desiderio di autonomia, o semplicemente dell’abitudine a tenere separate le sfere del sé. Cresciamo in famiglie in cui i soldi non si discutono. Costruiamo coppie in cui ciascunǝ conserva uno spazio “proprio” anche quando tutto il resto è condiviso. E poi, quasi per inerzia, il silenzio si consolida. Quando le coppie italiane parlano di denaro nel 35% dei casi si arriva a tensioni o conflitti, secondo Moneyfarm. Questo dato ci dice anche qualcosa di importante: la conversazione difficile viene spesso evitata proprio perché si sa che potrebbe fare male. E l’evitamento, nel tempo, diventa segreto.
Il costo del silenzio
Il problema dell’infedeltà economica non è solo morale. È pratico. Una coppia che non pianifica insieme è una coppia esposta. Ai debiti nascosti, alle eredità non discusse, alle crisi improvvise per cui non ci si è mai preparatǝ insieme. Il 58% degli intervistati nella ricerca Moneyfarm riconosce che i vantaggi di una gestione finanziaria condivisa superano gli svantaggi. Eppure la condivisione resta parziale, selettiva, fragile. Conosciamo il beneficio, ma continuiamo a evitare la conversazione. C’è una soglia che separa la privacy finanziaria legittima che significa avere un conto personale e tenere un budget autonomo, dall’infedeltà economica vera e propria: è quella in cui il segreto inizia a incidere sulle scelte comuni, sulle possibilità condivise, sulla capacità di costruire qualcosa insieme.
Da dove si comincia
Non esiste una ricetta universale per la trasparenza finanziaria in coppia. Ma ci sono alcune domande che vale la pena iniziare a farsi (e a farsi a vicenda): so quanto guadagna il mio partner? So se ha debiti? So cosa succederebbe ai nostri soldi se uno di noi due si ammalasse? In una gestione trasparente si parla di cura e non di controllo. Il denaro, in coppia, è sì un fatto economico, ma è un atto di fiducia. E come tutti gli atti di fiducia, funziona solo se è reciproco.