L’app
di Rame

Anche la spesa si fa a rate: non ce la facciamo o non vogliamo restare indietro?

Quasi un italiano su due ha comprato qualcosa a rate nell’ultimo anno, e la dilazione è arrivata fino alla spesa e alle bollette. Dal 20 novembre il pagamento rateizzato diventa a tutti gli effetti credito. Con Cinzia Castiglioni, ricercatrice dell’Università Cattolica, abbiamo cercato di capire cosa ci porta lì: stipendi che non bastano, ma anche la paura di restare indietro rispetto agli altri.

Tempo di lettura: 6 minuti

Valentina Ciannamea
Valentina Ciannamea

di

Giornalista esperta di mondi digitali con un background da sociologa

spesa a rate
Foto di Osmany M. Leyva

Il dentista, la bolletta della luce, il funerale di una persona cara. E il carrello del supermercato. Secondo un’indagine dell’Istituto Piepoli per Udicon, condotta a fine settembre su 500 persone, il 45% degli italiani ha comprato qualcosa a rate negli ultimi dodici mesi.

Il 30% rateizza perché non riesce a pagare tutto in una volta, il 24% per non svuotare il conto. Più della metà, quindi, lo fa per un problema di liquidità. In una ricerca di Bamboo Research per Younited, il 27% degli italiani dice che pagare subito l’intero importo renderebbe più difficile arrivare a fine mese. E il mercato, questa esigenza, l’ha capito da tempo: nel primo semestre del 2026, secondo il Barometro CRIF, le richieste di Buy Now Pay Later sono cresciute del 13,6%. Banca d’Italia stima che lo usi il 30% delle famiglie, contro il 4% del 2022.

Da questa estate la dilazione è arrivata anche alle casse del supermercato. Pewex è stata la prima catena alimentare italiana a integrare Klarna nei negozi fisici: alla cassa si può scegliere di pagare subito, a trenta giorni, in tre rate senza interessi oppure con un finanziamento fino a dodici mesi.

Dal 20 novembre è credito

Dal 20 novembre, però, qualcosa cambia e la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori, la CCD2, si applicherà alla maggior parte delle operazioni di Buy Now Pay Later. Chi le offre dovrà garantire più trasparenza e valutare con più attenzione la capacità di rimborso di chi le chiede. Anche la soglia oltre la quale scattano le tutele si accorcia: da 90 giorni si passa a 50 per gli acquisti nei negozi e a 14 per quelli online.

In pratica la legge chiama debito una cosa che molti non vivono come tale. Sempre secondo l’indagine Udicon, il 57% degli italiani non considera un debito il pagamento a rate. Tre rate senza interessi però restano soldi già spesi, presi dallo stipendio dei prossimi mesi.

Non ce la facciamo?

In parte è così. Secondo il Rapporto annuale Istat, a fine 2025 le retribuzioni avevano ancora perso l’8,6% di potere d’acquisto rispetto al 2019. Il recupero si è anche interrotto: nel secondo trimestre del 2026, dopo dieci trimestri di segno opposto, i salari sono tornati a crescere meno dei prezzi. E il carrello è aumentato più del resto: tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi alimentari sono saliti del 24,9%, l’inflazione generale del 17,3%. Banca d’Italia segnala che il Buy Now Pay Later raggiunge sempre più spesso famiglie con redditi medio-bassi, poco patrimonio e debiti già in corso.

C’è però anche un’altra lettura. A un mese dall’avvio, Pewex ha comunicato che lo scontrino medio delle spese rateizzate è di circa 200 euro, quattro volte una spesa normale. Sembra essere la spesa più per un’occasione speciale o per le feste che il pane del lunedì.

«Entrambe le situazioni esistono», dice Cinzia Castiglioni,ricercatrice e docente presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. «C’è chi rateizza la spesa perché fatica ad arrivare a fine mese e chi lo fa per conservare liquidità per altri acquisti. Il solo ricorso alle rate non ci permette di distinguere le due condizioni».

La paura di restare fuori

Qui entra in gioco il consumo ostentativo, cioè comprare anche per dire agli altri chi siamo. «Alcuni beni sono diventati “consumi di cittadinanza”: li percepiamo come necessari per partecipare alla vita sociale», spiega Castiglioni. Senza smartphone oggi non prenoti una visita, non entri nella chat della classe, non lavori. Ma il telefono è anche qualcosa che teniamo in mano davanti agli altri. «Il passaggio delicato è quando anche il modello più costoso viene vissuto come irrinunciabile, perché associato all’accettazione da parte degli altri».

Poi ci sono i social, che ogni giorno spostano un po’ più in alto l’idea di normalità. «Misuriamo la nostra quotidianità, con tutti i suoi vincoli, sulla parte più desiderabile e visibile delle vite degli altri», spiega. «Ciò che prima consideravamo un lusso può diventare, ai nostri occhi, uno standard minimo da raggiungere».

Le due spiegazioni convivono spesso nella stessa casa e nello stesso mese. «Non contrapporrei la povertà materiale al disagio dell’esclusione», dice Castiglioni. Chi compra il telefono nuovo al figlio e poi rateizza la spesa non sta facendo un capriccio. Risponde a due pressioni insieme, e nessuna delle due l’ha scelta.

Il debito che non sentiamo

La rata alla cassa ci viene offerta come una comodità, come la carta di credito. «L’attenzione si sposta da “quanto costa questo acquisto?” a “quanto devo pagare oggi?”», osserva Castiglioni. Spostare il pagamento in avanti attenua il pain of paying, il fastidio che proviamo quando i soldi escono dal conto. Il beneficio arriva subito, il costo dopo.

Il rischio vero è quello che la psicologia economica chiama narrow bracketing: guardare una rata alla volta. «Ci chiediamo se possiamo permetterci quella rata, senza considerarla insieme a tutte le altre». Presa da sola, ogni rata sembra gestibile. Messe insieme, possono non esserlo più. E con la spesa il conto si stringe, perché il frigo si svuota ogni settimana: «Possiamo trovarci a pagare il carrello precedente mentre dobbiamo già riempire quello successivo».

Questo non fa della rata un errore. In un mese difficile può essere la scelta giusta, a volte l’unica. Castiglioni propone di chiederci a cosa serve quel debito: a distribuire nel tempo una spesa che il bilancio regge, o a coprire una differenza tra entrate e uscite che si ripete ogni mese? «La rateizzazione può aiutare a superare una difficoltà temporanea, ma non risolve uno squilibrio stabile del bilancio familiare». E quando lo squilibrio è stabile, il problema non è la disciplina delle singole persone. È lo stipendio.

Il desiderio pagato a rate

Ne parliamo nel podcast La bussola del desiderio, realizzato da Rame con Sella Personal Credit: se comprare a rate costa così poco fatica, la fatica deve venire prima: capire cosa vogliamo davvero.

Nella prima puntata la filosofa Maura Gancitano ci ha spiegato che ritrovare una bussola è difficile quando immagini e modelli ci dicono di continuo cosa dovremmo volere. Il desiderio vero, per lei, può essere imperfetto e può farci paura. Va misurato anche su ciò che riusciamo a reggere, prima di trasformarlo nell’ennesima prova da superare. Nella seconda l’economista Luigino Bruni ci ha ricordato che non sempre desideriamo ciò che ci rende felici, e che la felicità passa spesso dalle relazioni più che dagli oggetti.

Cinzia Castiglioni arriva allo stesso punto. Un desiderio nato dal confronto con gli altri non è per forza falso. «Più che classificarlo come autentico oppure no, è utile chiedersi quale esigenza stia cercando di soddisfare». Ha senso indebitarsi, dice, quando resta un margine per gli imprevisti e non compromettiamo ciò che ci servirà tra qualche anno.

La rata sposta in avanti il momento in cui paghiamo. La domanda su cosa vogliamo resta lì, e conviene farsela prima di arrivare alla cassa.

Condividi

Rame è sostenuta da

Sostenitori