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Condizionatore e cambiamento climatico: fa più male usarlo o rinunciarci?

Le temperature di questa ultima estate ci costringono a installare il climatizzatore, i morti per il caldo aumentano, le emissioni anche. Ma davvero non c’è alternativa al raffrescamento più inquinante che c’è?

Tempo di lettura: 6 minuti

Giorgia Nardelli
Giorgia Nardelli

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Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.

il paradosso dell'aria condizionata
Foto di Chris Leboutillier

Mentre chiudiamo questo articolo, il 31 agosto, a Milano ci sono 32 gradi alle 6 di sera. Il Guardian ha contato quest’estate in Europa 35.000 vittime legate al caldo, e la frase che si sente ripetere più spesso tra i superstiti delle città è sempre la stessa: “Quest’inverno monto l’impianto di aria condizionata”. Un sondaggio YouGov, condotto in Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna e Regno Unito, riferisce che tra il 61% e il 73% degli intervistati si è dichiarato favorevole all’installazione in tutte le nuove abitazioni. D’altronde, come immaginare di poter affrontare un’altra estate così, senza climatizzazione?

I cittadini: più condizionatori per salvarsi dal caldo estremo 

Eppure proprio il condizionatore è al centro di polemiche roventi che hanno investito mezza Europa, fino a Bruxelles. Perché se tra Verdi e sinistra in tanti chiedono di limitarla per motivi ambientali, a dispetto del fatto che sono proprio i più deboli, anziani e indigenti, a risentire le conseguenze del caldo estremo, a destra c’è chi chiede di incentivarla, nonostante alla radice del cambiamento climatico ci sia, tra le altre cose, proprio quell’utilizzo smodato di energia e le emissioni generate anche dall’aria condizionata. Clima contro sopravvivenza, dunque.

La maggior parte dei cittadini sembra non avere dubbi: in tutti i paesi europei, ad eccezione dell’Italia, tra il 41% e il 48% dei partecipanti al sondaggio Yougov ha affermato che consentire e incentivare una maggiore diffusione dei condizionatori per ridurre i danni causati dalle ondate di calore dovrebbe avere la priorità rispetto alla riduzione delle emissioni di CO2, mentre solo una percentuale tra il 20% e il 33% ha espresso un’opinione contraria.

Quando il caldo veniva gestito con altri mezzi

Nonostante questo, il tema merita una riflessione più approfondita, e basta guardare agli Stati Uniti, il Paese dove il 93% della popolazione possiede un impianto centralizzato o portatile. Qui la sola elettricità usata dalle famiglie americane per il condizionatore genererebbe abbastanza emissioni da raggiungere più della metà di quelle emesse da una famiglia media europea. In estate la temperatura nei luoghi climatizzati scende anche sotto i 18 gradi, anche se fuori c’è ne sono 41. Nel suo libro The Day the World Stops Shopping (il giorno in cui il mondo smette di comprare) il giornalista del New Yorker J.B. MacKinnon si sofferma a lungo sull’utilizzo che l’uomo fa di questo bene immateriale, e sul fatto che proprio il ricorso adesso eccessivo a questa tecnologia ha modificato il modo in cui gli umani affrontano il caldo.

Nell’antichità le persone erano abituate a gestire alte e basse temperature, e ne soffrivano meno. Nei luoghi più caldi, vivevano in case progettate per garantire correnti d’aria incrociate, usavano verande coperte, gronde sporgenti e chiome d’alberi, mentre i loro spessi muri di pietra, mattoni o argilla imitavano la frescura delle caverne. In Giappone, molte case avevano pareti divisorie removibili; nei tropici, potevano non avere pareti. E se il mondo arabo ha sviluppato il giardino a corte, negli Usa, andando nei tempi più recenti, la Louisiana era famosa per i suoi enormi ventilatori da soffitto, mentre il sud-ovest desertico aveva i suoi “raffrescatori evaporativi” (swamp coolers) che abbassavano la temperatura di 10 gradi o più attraverso l’evaporazione. 

Come il condizionatore ha cambiato le nostre abitudini 

Oggi non bastano più. E la ragione non è solo nelle temperature diventate insopportabilmente alte. Secondo MacKinnon l’aria condizionata, che ha iniziato a decollare negli Usa negli anni ‘50, è parte di quello che viene chiamato “consumo invisibile o discreto”, un consumo, cioè, di cui fruiamo perché c’è e fa ormai parte del sistema: nei negozi, negli alberghi e nei luoghi pubblici, e anche nelle case. Elizabeth Shove, sociologa dell’Università di Lancaster, nel nord-ovest dell’Inghilterra, annovera l’apparecchio nella lista di tutti quegli elettrodomestici di successo come l’aspirapolvere, la lavastoviglie e la lavasciuga, che ci hanno reso la vita più comoda, si, ma hanno cambiato la nostra routine, nonché la percezione di ciò di cui abbiamo bisogno.

Come lavatrici e  asciugatrici hanno trasformato il significato di pulizia, spingendo le donne a fare il bucato più spesso, e come la consegna di cibo a domicilio ci ha abituato a chiamare il corriere per una porzione di patatine, così per l’aria condizionata ci ha reso insopportabile il caldo. Fino a quando questo non lo è diventato davvero.

Il paradosso della climatizzazione: più la usi, più la temperatura sale

Il paradosso è che l’aria condizionata riscalda l’aria esterna, e un clima più caldo ci fa usare più aria condizionata. Per non parlare delle emissioni di CO2 legate al consumo di energia. Secondo un report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia datato 2018 l’utilizzo di climatizzatori e ventilatori elettrici costituiva già allora circa un quinto dell’elettricità totale utilizzata negli edifici di tutto il mondo, il 10% del consumo globale. Mettiamoci che solo nel trimestre appena trascorso le famiglie italiane che potevano permetterselo hanno speso per refrigerarsi fino a 450 euro.

Sono le ragioni per cui fior di esperti sostengono l’uso dell’aria condizionata per le persone a rischio, ma anche la necessità urgente di soluzioni a lungo termine, che vadano oltre gli impianti domestici: maggiore ombreggiatura, migliore isolamento degli edifici, verde pubblico, specie nei quartieri dove gli effetti del caldo si sentono di più.

Lo stesso sondaggio di YouGov recita che, sebbene la maggior parte delle persone sia favorevole a rendere più facile l’accesso all’aria condizionata, tra il 35% e il 46% di loro ritiene che la maggior parte dei problemi legati all’impossibilità di rinfrescarsi durante le ondate di calore possa essere risolta anche senza di essa. Alla domanda su quale dovesse essere la priorità del proprio governo, un numero maggiore di persone (dal 27% al 42%) ha indicato altri metodi per mantenere fresche le case – tra cui persiane esterne, isolamento e tetti riflettenti – anziché l’aria condizionata. Già, ma dove sono i governi?

“Quanti di voi ricordano quando era molto insolito avere una casa con aria condizionata? Eppure questo è molto comune in quasi tutte le parti della nazione. Di conseguenza, l’americano medio consumerà nei prossimi sette giorni tanta energia quanta la maggior parte delle altre persone nel mondo ne consumerà in un intero anno. Abbiamo solo il 6 percento della popolazione mondiale in America, ma consumiamo oltre il 30 percento di tutta l’energia del mondo”, Richard Nixon durante la crisi del petrolio del 1973, sull’aria condizionata.

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