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Come ridurre il costo dell’affitto (senza cambiare casa)

Che fare se gli affitti continuano a salire, e le misure del governo per la casa guardano lontano? Ecco una breve guida con qualche via di uscita per tagliare le spese sull’affitto, e portare in detrazione almeno una quota di quanto pagato.

Tempo di lettura: 7 minuti

Giorgia Nardelli
Giorgia Nardelli

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Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.

caro affitti
Foto di Chin Le Duc

15 euro al metro quadro. Secondo l’ultimo report della piattaforma Idealista è il prezzo medio di una casa in affitto nel nostro Paese, ad aprile 2026. Il 4,4 % in più rispetto a gennaio. Sono i numeri di un’emergenza che sta sgretolando anche il ceto medio, come non manca di sottolineare anche Emiliano Guarneri, segretario della sede romana del Sunia, la principale organizzazione degli inquilini privati e degli assegnatari di edilizia pubblica. «Lo abbiamo visto, le crisi degli ultimi 5-6 anni, hanno innescato aumenti generalizzati dei prezzi, a fronte di salari che sono fermi da più di 20 anni, e a questo fenomeno si è sommata la carenza cronica di abitazioni, che si ripercuote con un effetto a cascata prima su chi attende un alloggio popolare, poi su chi cerca una casa in affitto».

Il piano casa approvato dal governo, con lo sblocco di alcuni fondi per l’edilizia popolare pubblica e alcune misure come il Rent to buy non sembra risolutivo. «La situazione non è certo di facile soluzione, e richiede tempo, ma le soluzioni messe i campo sono parziali. In Italia abbiamo circa 600.000 persone in attesa dell’assegnazione di una casa popolare. Il piano di recupero e la manutenzione del patrimonio attuale di edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata di cui si parla nel decreto, riguarda appena 60.000 alloggi, il rapporto è di uno a dieci»

La “zona grigia” e la misura: case con il 33% di sconto

Non se la passano meglio le famiglie della cosiddetta “zona grigia”, coloro cioè che non accedono all’edilizia popolare ma non hanno sufficiente reddito per permettersi i canoni di affitto del mercato libero. Secondo gli standard individuati dall’Europa, spiega Guarneri, il canone di locazione dovrebbe incidere sul reddito per un massimo del 30%. Oggi, però, questa spesa arriva a mangiare anche il 60% delle entrate, il doppio del tetto massimo indicato.

Di qui la misura contenuta del decreto: incentivi e semplificazioni per le imprese che dedicano il 70% degli alloggi realizzati alla vendita e all’affitto a prezzi calmierati, nello specifico con una riduzione di almeno il 33% rispetto al prezzo di mercato. I destinatari saranno coloro che rientrano nella zona grigia, pagano cioè un mutuo o canone di affitto che incide per più del 30% sul loro reddito. Progetto ambizioso, tempi lunghi, tanti interrogativi.

La via di uscita: il canone concordato

Cosa fare nell’attesa? Usare i pochi strumenti a disposizione per spuntare un canone più “umano”. La soluzione principale è chiedere al locatore un canone concordato. «L’attuale legge sulle locazioni, la 431 del ’98, prevede uno sgravio fiscale per il proprietario dell’immobile che mette a disposizione l’abitazione a un canone calmierato. Il canone viene stabilito sulla base di tabellari realizzati dalle associazioni di categoria di inquilini e proprietari, e depositati presso i Comuni. Lo sconto fiscale di cui godono i proprietari è dell’11%, perché andranno a pagare sui canoni riscossi una cedolare secca del 10%, anziché del 21%. A questo potrebbe aggiungersi uno sconto sull’Imu, alcuni Comuni praticano questa ulteriore agevolazione». Il primo step per chi affitta casa è quindi informarsi di questa possibilità, e parlarne con il proprietario.

Dove il canone concordato non funziona

«Numeri alla mano, oggi il canone libero risulta quasi sempre più conveniente per il proprietario, e ci sono aree cittadine in cui viene concesso assai difficilmente. A Roma, per esempio, nelle zone di periferia è quasi impossibile trovare un affitto di questo tipo», dice Guarneri. I motivi sono diversi, ma alla radice c’è un problema diffuso: i valori del concordato sono in molte città rimasti ancorati al passato e non si sono adeguati alle oscillazioni di mercato. L’effetto è che nei quartieri che hanno subito processi di riqualificazione o gentrificazione, il dislivello è ormai altissimo. Inoltre, nelle periferie, dove i canoni sono mediamente più bassi rispetto al centro, il risparmio fiscale spesso non compensa la perdita di reddito.

Occhio al contratto: quando può essere impugnato

Il rinnovo degli accordi territoriali con le nuove tabelle – nella capitale è atteso a settembre – sarà un buon momento per ripartire con le ricerche. «In ogni caso», spiega Guarneri, «il consiglio è di rivolgersi ai sindacati degli inquilini per una simulazione veritiera. Secondo le stime, il 30% dei contratti a canone concordato non è corretto, non tutti fanno validare il documento con l’attestazione che deve essere rilasciata da una delle associazioni che hanno sottoscritto gli accordi. Soprattutto per l’inquilino, è molto importante chiedere un controllo sul canone, e sulle clausole del contratto».

«Il testo del contratto deve essere conforme alle linee guida ministeriali e all’accordo territoriale. Se ci sono clausole vessatorie, può essere impugnato, e diventa strumento di trattativa. Un esempio? Se nel contratto è scritto che il locatario deve corrispondere oltre al canone, x euro per gli oneri accessori, ma senza la dicitura “salvo conguaglio”, il contratto può essere impugnato».

Le agenzie per gli affitti calmierati

Nelle grandi città stanno nascendo agenzie pubbliche che promuovono l’incontro tra domanda e offerta di alloggi a canoni calmierati e attivano iniziative a sostegno di chi cerca o ha già una casa in affitto. Nel capoluogo lombardo c’è Milano Abitare, che offre servizi gratuiti di orientamento e assistenza. L’agenzia ha di recente rilanciato anche un contributo fino a 2.400 euro per i lavoratori under 35, che i beneficiari possono usare a copertura dei canoni. A Bologna opera nella stessa direzione la Fondazione Abitare Bologna. L’ente promuove il “patto civico”, un patto di locazione a canone concordato per chi ha un Isee compreso tra 9.360 e 35.000 euro. L’agenzia istituisce anche bandi per la messa a disposizione di appartamenti ad affitto civico, in edilizia pubblica in fase di riqualificazione o ristrutturazione, e collabora con aziende, istituzioni ed enti. Anche a Roma è nata a dicembre 2025 l’Agenzia sociale per l’Abitare (Asab), che partirà dalla collaborazione con il Terzo Settore.

Le detrazioni fiscali da recuperare nel 730

Non va dimenticato, poi, che registrando il contratto è possibile comunque recuperare l’anno successivo, una piccola parte della spesa sotto forma di detrazione. L’importo va da 500 e 900 euro annui, a seconda del tipo di contratto, ma il beneficio riguarda nella maggior parte dei casi chi ha redditi bassi. Questo lo schema con quattro possibilità:

  • Locazione in libero mercato. Hai diritto a una detrazione da 300 euro (se il tuo reddito è inferiore o uguale a 15.493 euro) a 150 euro (per redditi da 15.493 a 30.987 euro).
  • Locazione a canone concordato. Lo sconto fiscale va da 495,89 euro (per redditi fino a 15.493) a 247,90 euro (per redditi da 15.493 a 30.987 euro).
  • Bonus affitto giovani fino a 31 anni. Può usufruirne solo chi ha trasferito la residenza per un nuovo contratto di lavoro a 100 km dalla precedente. Se il reddito complessivo non supera i 15.493,71 euro, gli affittuari hanno diritto a portare in detrazione 991 euro per i primi quattro anni di contratto. Se il 20% del canone supera questa soglia si scarica il 20% fino a un tetto di 2.000 euro.
  • Lavoratori fuori sede. Detrazione anche per chi trasferisce per motivi i lavori la residenza a 100 km da casa, in un’altra regione, indipendentemente dall’età. In questo caso il beneficio spetta per i primi tre anni dal trasferimento, e gli importi sono divisi in due scaglioni: 991,60 euro per redditi fino a 15.493 euro, e 495,80 euro per redditi da 15.493 a 30.987 euro.

Il fringe benefit per i neoassunti

Anche il datore di lavoro può dare una mano ai dipendenti. Nel 2025, e solo per i neoassunti nel 2025, è stato introdotto con la legge di Bilancio un fringe benefit temporaneo riconosciuto ai neo assunti a tempo indeterminato, con un reddito fino a 35.000 euro. Per ottenerlo, i lavoratori devono essere titolari di un contratto di locazione registrato nel Comune della sede di lavoro, a più di 100 km di distanza dal precedente comune di residenza.

Il benefit arriva a un massimo di 5.000 euro all’anno e non viene tassato per il lavoratore, mentre il datore di lavoro lo deduce interamente. Nel 2026, invece, i neo assunti possono comunque contrattare con il datore di lavoro un benefit di 1000 euro, che sale a 2.000 in presenza di figli, e può essere destinato, tra le altre cose, alle spese per la locazione.

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