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Cos’è il nichilismo finanziario e perché sentirsi indietro ci spinge a scommettere

Quando studiare, lavorare e risparmiare non bastano più a costruire il futuro, l’azzardo comincia a sembrare un piano. Cos’è il nichilismo finanziario, e quanto rischia di costarci.

Tempo di lettura: 5 minuti

Valentina Ciannamea
Valentina Ciannamea

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Giornalista esperta di mondi digitali con un background da sociologa

scommettere perché ci si sente in ritardo

Hai trent’anni. I tuoi genitori alla tua età avevano un lavoro stabile, avevano appena comprato casa, magari potevano contare su un fondo che cresceva mese dopo mese, mettendo da parte i risparmi. Magari alcunǝ tuoi amicǝ, non certo tuttǝ, oggi sono in quella stessa situazione. Tu e molte altre persone no. Conosciamo bene la sensazione di essere in ritardo. Sulla casa, che per molte persone sotto i trentacinque anni resta un progetto rimandato. Sulla pensione, che sembra lontana e già compromessa. Per una parte crescente di chi è giovane, la risposta a quel ritardo non passa più dal risparmio, ma dallo scommettere: le criptovalute, le piattaforme dove si può puntare su qualsiasi evento, dal risultato di una partita a quello di un’elezione.

Negli Stati Uniti lo chiamano nichilismo finanziario. Il nome non ha nulla a che vedere con il vuoto che spinge a scommettere o con l’irresponsabilità: descrive persone che al proprio futuro tengono molto, ma non credono più che mettere da parte il denaro con costanza, solo lavorando, basti a costruirlo.

Cosa vuol dire sentirsi indietro quando le cose vanno bene

Lo ha misurato il Planning & Progress Study di Northwestern Mutual, compagnia assicurativa americana che vende servizi di pianificazione finanziaria. L’indagine è stata condotta da The Harris Poll su 4.375 adulti statunitensi, online, tra il 5 e il 21 gennaio 2026. Il quadro generale è positivo: la metà degli americani oggi dice di sentirsi finanziariamente sicura, contro il 44% dell’anno precedente.

Dentro questo miglioramento c’è però una fascia che si muove in direzione opposta. Tra chi usa o sta valutando strumenti ad alto rischio come mercati predittivi, scommesse sportive e criptovalute, il 73% dice di farlo perché si sente indietro e considera quegli strumenti una via più rapida rispetto ai metodi tradizionali. Nella Gen Z la quota sale all’80%. Scende con l’età: 75% tra i millennial, 66% nella Gen X, 51% tra i boomer. Questo non vuol dire che otto giovani su dieci scommettono, ma che, tra chi lo fa, la grande maggioranza lo motiva con il ritardo che sente rispetto alle tappe della vita, alla pensione, al futuro.

In Italia accade qualcosa di simile

Da noi manca un’indagine simile, ma i dati che abbiamo raccontano una storia che non si discosta molto. Secondo la Relazione annuale della Banca d’Italia, tra il 1991 e il 2022 la quota di ricchezza delle famiglie più giovani è scesa dal 13 al 4%, mentre quella delle famiglie più anziane è quasi raddoppiata, fino al 32%. Non dipende solo dal fatto che la popolazione italiana sia invecchiata. Chi oggi è in pensione ha lavorato con stipendi in crescita e ha comprato case che si sono rivalutate. Ci sono poi un paio di segnali che vale la pena guardare:

  1. Cambia il modo in cui investiamo. Secondo Consob, tra chi investe, la quota di chi ha criptovalute è più che raddoppiata in due anni, dall’8% al 18%, spesso senza conoscerle davvero. E i social sono diventati una fonte importante per il 58% delle persone tra 18 e 34 anni e per il 42% delle donne, contro il 34% degli uomini.
  2. E poi c’è il gioco. Nel 2024, secondo il Libro Blu dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, chi ha tra 18 e 24 anni ha aperto 1.607.552 nuovi conti di gioco online, più di ogni altra fascia d’età. Sono conti e non persone, ma il numero resta enorme.

Da dove viene la parola nichilismo finanziario

L’espressione nasce nel 2020 con Demetri Kofinas, podcaster americano, per descrivere asset speculativi senza valore reale, alimentati dalla sfiducia nel sistema economico tradizionale. A renderla popolare è stata poi Kyla Scanlon, commentatrice economica della Gen Z. Nel dicembre 2025, sul Wall Street Journal, ha rovesciato la prospettiva: quella che a genitori e nonni sembra incoscienza è, in realtà, un modo di adattarsi a un’economia che non premia più la prudenza.

Due economisti, Seung Hyeong Lee e Younggeun Yoo, hanno provato a capire da dove nasce tutto questo, partendo dalla casa. Secondo il loro modello, chi è natǝ negli anni Novanta arriverà alla pensione con un tasso di proprietà della casa di circa 9,6 punti inferiore a quello dei genitori. E più la casa si allontana dalle reali possibilità economiche, più cambiano le scelte: si spende di più nell’immediato, ci si impegna meno nel lavoro, si rischia di più con i propri risparmi.

In Italia la casa è il salvadanaio principale: per la metà delle famiglie con meno patrimonio vale il 73,6% di ciò che possiedono. Se diventa irraggiungibile, salta il modo in cui intere generazioni hanno messo da parte. Chi scommette, però, non ha per forza smesso di risparmiare. Secondo l’Urban Institute, il 52% dei giovani adulti americani pensa di dover rischiare più delle generazioni precedenti, ma il 75% ha messo soldi da parte sul conto e il 42% in un piano previdenziale. Il 22% ha avuto criptovalute, il 17% ha scommesso sullo sport. Spesso, dunque, le due cose convivono.

Le conseguenze del nichilismo finanziario

Il problema nasce quando la scommessa diventa un’abitudine. Uno studio del National Bureau of Economic Research ha seguito le famiglie americane negli Stati dove le scommesse sportive online sono diventate legali. I soldi puntati non sono stati tolti allo svago, ma al risparmio e agli investimenti, soprattutto nelle famiglie con meno margine, dove sono cresciuti debiti e scoperti. Tra chi scommetteva, gli investimenti netti sono scesi del 14%. È il paradosso della scorciatoia. Un investimento ha bisogno di tempo, mentre la scommessa promette di saltarlo e di ottenere oggi quello che richiederebbe un decennio.

Chi scommette per recuperare non è irresponsabile: reagisce al messaggio che studiare, lavorare e risparmiare non porta più dove prometteva. E non è la predica sulla disciplina che aiuta a invertire la rotta. I salari devono essere adeguati al costo della vita, e la vita non dovrebbe avere tappe obbligatorie che fanno sentire in ritardo.

Nel frattempo possiamo ricostruire un po’ di fiducia, come fa la nostra community, partendo da obiettivi che vediamo e tempi che riusciamo a reggere.

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