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Back to school: quanto costa settembre ai genitori separati?

Libri, mensa, trasporti, calcio, danza, musica. Con settembre riparte la scuola, ma ripartono anche le spese per i figli. Per i genitori separati il problema non è soltanto quanto spendere, bisogna capire quali costi sono già compresi nel mantenimento, quali devono essere divisi e, soprattutto, quali decisioni devono essere prese insieme.

Tempo di lettura: 5 minuti

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Armando Cecatiello è avvocato specializzato in diritto di famiglia, e autore, tra gli altri, dei libri: Libere: Storie di donne che hanno sconfitto violenza e abusi. 2025; Patrimoni, Famiglie e Matrimoni. Conoscere i propri diritti e doveri per scelte consapevoli e serene. 2022

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Foto di Note Thanun

Settembre, per molte famiglie, è il mese dei nuovi inizi. Si torna a scuola, si comprano libri, quaderni e materiale scolastico, si rinnovano gli abbonamenti ai mezzi pubblici. E poi ci sono le attività extrascolastiche, ed è a quel punto che il ritorno alla normalità può trasformarsi in una piccola tempesta finanziaria. Sui bilanci non pesa solo la quota di iscrizione, ma il costo complessivo dell’attività: abbigliamento, scarpe, attrezzatura, tesseramento, gare, tornei, trasferte. Se poi i figli sono due o tre, il conto può diventare importante. Quando i genitori sono separati si aggiungono altre due domande: chi decide e chi paga?

L’importanza di fare un budget

Il primo errore è pensare che parlare di budget significhi mettere un prezzo ai desideri dei figli. Non è così: stabilire quanto una famiglia può spendere significa consentire ai figli di svolgere attività compatibili con le risorse realmente disponibili, evitando che qualche mese dopo quelle stesse attività diventino una nuova occasione di conflitto. Prima di iscrivere, quindi, sarebbe utile fare un conto molto semplice: quanto costa questa scelta per l’intero anno? Alla quota iniziale, bisogna aggiungere anche tutte quelle spese accessorie che, prese singolarmente, sembrano piccole ma, sommate, possono incidere significativamente sul bilancio familiare.

Spese ordinarie e straordinarie, come distinguerle

C’è poi un secondo problema, e cioè la difficoltà di distinguere tra spese ordinarie e stradinarie. Si potrebbe pensare che sia sufficiente chiedersi se una spesa capita tutti i mesi oppure eccezionalmente, ma giuridicamente non è così semplice. La giurisprudenza della Cassazione ha progressivamente chiarito che non basta l’etichetta attribuita alla spesa. Bisogna considerarne natura, prevedibilità, rilevanza e incidenza sull’assetto economico stabilito per il mantenimento dei figli.

Non esiste un unico protocollo nazionale valido indistintamente per tutte le famiglie separate, ma accanto alle norme e alle decisioni dei giudici esistono poi i protocolli e le linee guida elaborati da numerosi tribunali, corti d’appello e ordini professionali per cercare di ridurre il contenzioso proprio su queste questioni. Le classificazioni e le modalità operative possono differire da un territorio all’altro, per questo, prima di stabilire se una determinata spesa richieda o meno il consenso dell’altro genitore, occorre leggere ciò che prevede il proprio provvedimento giudiziale o l’accordo di separazione o divorzio e verificare le eventuali linee guida adottate dagli uffici giudiziari di riferimento.

Scuola: quando serve una trattativa, e quando no

Libri di testo, materiale scolastico, mensa, trasporto, assicurazione, gite, doposcuola. Sono tutte spese legate alla scuola, ma questo non significa necessariamente che seguano le stesse regole. Molti protocolli giudiziari distinguono infatti tra spese comprese nel mantenimento ordinario, spese extra-assegno che possono essere sostenute senza una preventiva concertazione e spese che, invece, richiedono un accordo tra i genitori.

La distinzione ha una conseguenza molto concreta: il genitore che vive prevalentemente con il figlio non può essere costretto a chiedere un’autorizzazione per ogni quaderno o ogni esigenza ordinaria della vita scolastica. Allo stesso tempo, una scelta economicamente significativa non dovrebbe essere compiuta unilateralmente per poi presentare all’altro genitore il conto. È proprio questo equilibrio che protocolli e giurisprudenza cercano di individuare.

Calcio, tennis, danza e musica: parlarsi prima di decidere

Al back to school si aggiungono le attività extrascolastiche: tra attrezzatura, abbigliamento, gare, saggi, tornei, stage e trasferte un corso sportivo o un’attività agonistica possono costare anche migliaia di euro all’anno. Per molte di queste attività i protocolli adottati nei diversi tribunali prevedono forme di preventiva concertazione tra i genitori, seguendo questa logica: prima si decide, poi si iscrive il figlio e infine si spende. Tradotto: comunicare per iscritto, indicare chiaramente attività e costo e chiedere all’altro genitore di esprimersi. Anche qui, però, bisogna evitare gli automatismi. Occorre verificare cosa stabilisce concretamente il titolo che regola il mantenimento di quel figlio e quali criteri siano applicabili al caso specifico.

Se l’altro non risponde, o è contrario

E se l’altro genitore non risponde? Diversi protocolli hanno cercato di risolvere anche questo problema prevedendo modalità di comunicazione, termini entro i quali manifestare il dissenso e, in alcuni casi, conseguenze del silenzio. Ma proprio perché le regole possono variare, non è prudente trasformare una determinata prassi locale in una regola generale.

Se invece l’ex è contrario, dovrà spiegare il perché. Il fatto che una spesa debba essere concordata non significa necessariamente attribuire a ciascun genitore un diritto di veto assoluto sulla vita del figlio. Allo stesso tempo, l’interesse del minore non può diventare la formula con cui giustificare qualsiasi spesa, indipendentemente dal costo e dalle condizioni economiche della famiglia.

Nelle decisioni più recenti la Corte Cassazione ha continuato a richiamare la necessità di valutare concretamente le spese sostenute per i figli, la loro rispondenza alle esigenze del minore e il principio di proporzionalità della contribuzione dei genitori.

Il 50 e 50 non è una regola universale

C’è poi un equivoco molto diffuso. Le spese dei figli non si dividono necessariamente a metà. Il principio previsto dal nostro ordinamento è quello della contribuzione dei genitori al mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e capacità reddituali.

La percentuale di ripartizione delle spese extra può quindi essere stabilita nell’accordo raggiunto dai genitori oppure dal giudice e non deve necessariamente essere del 50% ciascuno, può essere 60 e 40, 70 e 30 o seguire un’altra proporzione. È un aspetto, questo, fondamentale quando si programma un’attività costosa, perché una spesa può essere perfettamente sostenibile per un genitore e molto gravosa per l’altro. Ed è questo il motivo per cui il budget dovrebbe venire prima della decisione.

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