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Come si finanzia la vita quando il reddito non basta più

Un conguaglio inatteso, una vacanza a rate, una laurea pagata con un prestito garantito dallo Stato. Sempre più spesso, quando lo stipendio non copre tutto, il credito prende il suo posto.

Tempo di lettura: 7 minuti

Valentina Ciannamea
Valentina Ciannamea

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Giornalista esperta di mondi digitali con un background da sociologa

Una famiglia serena, può vivere a credito?

Comincio da me. A fine anno mi è arrivato un conguaglio sul riscaldamento che non mi aspettavo. Non perché il gas quest’inverno sia esploso, anzi: rispetto allo scorso anno è persino sceso. Il costo dell’energia resta però più alto di prima, intorno al 40% in più rispetto al periodo pre-crisi, e un conguaglio dipende dai consumi reali, dagli acconti già versati, da una casa che scalda male, da qualche settimana di freddo in più. Una cifra tutta insieme che mi ha messa in crisi.

Così ho fatto una cosa che facciamo in tantǝ e raccontiamo in pochǝ: ho chiesto un prestito, da restituire in piccolissime rate. Già che c’ero, dentro quel prestito ci ho messo anche la cameretta dei bambini, tutta da rifare. Ho affrontato spese che, aspettando di avere i soldi sul conto, non avrei saputo quando affrontare.

È il meccanismo di cui vogliamo parlare: quando il reddito non arriva a coprire la vita, il credito prende il posto del reddito. E succede più spesso di quanto ammettiamo.

La parabola del tempo

In Rame usiamo un’immagine per spiegare la differenza tra prestito e investimento: la parabola del tempo. Due gesti opposti sullo stesso asse.

Con un prestito anticipi un consumo: prendi oggi i soldi che avrai domani, e li restituisci a rate. Con un investimento fai il contrario: rinunci a spendere oggi per avere di più domani. Uno prende in prestito dal futuro, l’altro gli presta.

Gli economisti lo chiamano consumption smoothing. L’idea, sviluppata a metà Novecento da Franco Modigliani e Milton Friedman, è che le persone non consumino seguendo il reddito mese per mese, ma cerchino di distribuire i consumi lungo tutta la vita. Studi, lavori, vai in pensione: il reddito sale e scende, i bisogni restano. Il credito serve a spostare risorse da quando ne hai di più a quando ne hai di meno. La cameretta dei bambini è questo: un bisogno di oggi pagato con il reddito di domani.

Le banche se lo aspettano

Che non sia un caso mio lo dicono i numeri. Secondo l’indagine trimestrale della Banca d’Italia, per il terzo trimestre del 2026 gli istituti prevedono un lieve aumento delle richieste di finanziamento dalle imprese e una domanda stabile dalle famiglie, già invariata nei mesi precedenti. Le tensioni geopolitiche ed energetiche spingono le banche a valutare il rischio con più cautela, ma la domanda di credito non cala.

I numeri raccontano un Paese in cui, per moltǝ, il reddito da solo non basta a coprire quello che la vita richiede.

La vacanza a rate

Prendiamo il caso che fa più discutere: la vacanza pagata a rate. Cinquanta rate da centotrentadue euro per una settimana di ferie. La reazione istintiva è netta: se non hai i soldi, non andarci.

La capisco, ma salta un passaggio. Viviamo dentro una società della performance che porta spesso allo sfinimento, un sistema che misura il nostro valore su quanto produciamo. In quel contesto una vacanza non è solo il lusso di mostrarsi: è un contrappeso a un anno di stress. Si può fare a meno, certo, ci si può riposare anche restando a casa. Ma se una rata gestibile entra nel budget senza scoperchiare gli equilibri, la domanda non è “te lo meriti”, è “questa spesa sta in piedi nei tuoi conti?”. Il credito qui non è né la scelta giusta né quella sbagliata: dipende da cosa può reggere il tuo bilancio.

Il prestito d’onore

All’estremo opposto della vacanza a rate c’è il prestito per studiare. Ed è il caso in cui, in Italia, sta cambiando qualcosa.

Dal 29 aprile 2026 è attivo il nuovo Fondo Studio gestito da Consap, la società controllata dal Ministero dell’Economia. La novità è che lo Stato introduce una garanzia di ultima istanza: se lo studente non paga, copre il 70% dell’importo insoluto. Il plafond raddoppia, fino a 50 mila euro, e sale a 70 mila per chi studia all’estero. Le banche aderenti non chiedono garanzie aggiuntive, cioè prestano a ragazzǝ che di solito non hanno né reddito né storia creditizia.

Serviva, perché finora in Italia questo strumento è stato quasi invisibile: dal 2011 il vecchio fondo aveva erogato appena 2.539 finanziamenti senza garanzie aggiuntive, circa 182 l’anno su due milioni di studentǝ. L’1% della popolazione universitaria. E la domanda c’è già: in due mesi e mezzo sono arrivate 1.014 richieste, per lo più dal Sud (Sicilia, Campania, Puglia), con 261 finanziamenti già avviati. In Svezia e nei Paesi Bassi più della metà delǝ giovani si finanzia gli studi. Il tasso di insolvenza sui prestiti d’onore, intorno al 2%, è bassissimo: chi studia, quasi sempre, restituisce.

Perché chiediamo credito

Cosa significa, per una persona, chiedere un prestito?  Sul piano sociale, il debito racconta qualcosa di più scomodo. Il filosofo Maurizio Lazzarato, in La fabbrica dell’uomo indebitato, lo descrive non come un incidente ma come una condizione ordinaria del capitalismo contemporaneo: quando i salari ristagnano e il costo della vita corre, il debito diventa il ponte che tiene insieme i due lati.

Sul piano psicologico, gli studiosi Sendhil Mullainathan ed Eldar Shafir, in Scarcity, hanno mostrato come la mancanza di risorse occupi la nostra “banda cognitiva” e riduca la lucidità con cui decidiamo. Chi ha meno soldi non è meno capace: decide dentro una pressione che chi non la vive fatica a immaginare.

La classe media che una volta poteva risparmiare e guardare avanti oggi è in larga parte una classe media impoverita: stesso tenore di vita da mantenere, ma redditi che non tengono il passo con l’inflazione e con il costo della casa. Quando la distanza tra quello che guadagni e quello che ti serve si allarga, il credito smette di essere l’eccezione e diventa l’infrastruttura silenziosa della vita quotidiana.

Il “compra ora, paga dopo”

Una forma di credito merita un’attenzione a parte, perché è la più subdola: il Buy Now Pay Later di Scalapay, Klarna, PayPal. Un click, l’acquisto è fatto, il pagamento è rimandato e spezzato in tre o quattro rate.

Il problema non è lo strumento, è il meccanismo che sfrutta. Quando il pagamento è invisibile al momento dell’acquisto, il cervello smette di fare il calcolo reale del costo: l’American Psychological Association documenta che chi usa il BNPL tende a spendere di più e a trovarsi più spesso in ritardo con le rate. È un credito che non sembra credito, e per questo è più difficile da governare.

Una società che si regge sul credito

Le vacanze a cinquanta rate, la laurea con la garanzia dello Stato, la cameretta pagata a fine anno: è lo stesso meccanismo. Una società in cui, per moltǝ, il credito ha sostituito il reddito. E intanto, dall’altro lato, chi qualche risparmio riesce a metterlo da parte spesso preferisce lasciarlo fermo sul conto invece di investirlo. Sempre secondo Bankitalia sui conti correnti delle famiglie sono fermi 1.163 miliardi. Come se tenerlo lì, a portata di mano, garantisse più controllo sugli imprevisti e sui bisogni che possono arrivare. Ma è una sicurezza solo apparente: torniamo alla parabola del tempo, e questa volta è il gesto che non facciamo. Non posticipiamo nulla, non offriamo niente al futuro, e quei soldi fermi vengono erosi giorno dopo giorno dall’inflazione. Mille euro che diventano 884. La coperta è corta da tutte e due le parti: quando manca il reddito anticipiamo con il credito, e quando qualcosa avanza lo lasciamo consumare dall’attesa.

La risposta non può essere solo “impara a risparmiare”. Se la coperta è corta, risparmiare non basta, e ripeterlo a chi già arriva a fatica a fine mese è un altro modo per scaricare su unǝ singolǝ un problema di sistema. Chi ha bisogno di un prestito è giusto che lo chieda. Quello che cambia le cose è saperlo gestire: conoscere i propri numeri, leggere i contratti, capire quanto costa davvero una rata, distinguere il credito che apre possibilità da quello che scava buchi.

Il conguaglio e la cameretta li ho pianificati così, mettendo in fila rate, scadenze e margini con gli strumenti della membership di Rame, gli stessi con cui tengo d’occhio gli altri prestiti che ho. Non hanno cancellato il debito, hanno tolto la parte peggiore, quella di non sapere se ce l’avrei fatta.

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