Overtourism, tasse e ticket d’ingresso: quanto costa davvero viaggiare oggi
L’overtourism sta mettendo sotto pressione città e territori in tutta Europa. Grecia, Croazia, Italia e Barcellona stanno introducendo tasse, ticket di ingresso e limiti ai flussi per compensare i costi del turismo di massa. Il settore vale fino al 13% del Pil italiano, ma genera anche impatti su case, servizi e ambiente. La domanda resta aperta: chi paga davvero il prezzo del turismo record?
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di Valentina Ciannamea
Giornalista esperta di mondi digitali con un background da sociologa
L’overtourism, il turismo che continua a crescere oltre la sostenibilità, colpisce in tutta Europa. In alcune destinazioni la domanda di turismo ha superato la capacità di carico dei territori. L’effetto non è solo visivo, si vedono folle, code, centri storici congestionati, ma strutturale: reti idriche sovraccariche, costi per la gestione dei rifiuti, pressione immobiliare, servizi pubblici dimensionati su popolazioni stagionali molto più ampie di quelle residenti.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, diversi paesi europei stanno sperimentando strumenti fiscali per affrontare l’overtourism. L’idea di fondo è semplice: se l’afflusso genera costi collettivi, una parte di questi deve essere coperta da chi utilizza il territorio, anche solo per poche ore.
Grecia: il contributo per i visitatori giornalieri
In Grecia alcune isole più piccole, e più esposte agli sbarchi concentrati delle crociere, hanno introdotto o stanno valutando un contributo di ingresso per i visitatori giornalieri. Symi, un’isola nel Dodecaneso, ha scelto di inserire una tariffa di 3 euro destinata ai turisti che arrivano per poche ore via mare. Ma non è la sola, altre 34 isole del Sud Egeo, hanno chiesto al governo di poter inserire strumenti simili come tasse o ticket d’ingresso.
L’obiettivo non si limita a contenere i picchi di turisti, ma creare un fondo che serva alla manutenzione delle infrastrutture locali come la gestione dei rifiuti o l’approvvigionamento idrico. In territori caratterizzati da fragilità ambientale e risorse limitate, anche una pressione concentrata nel tempo può produrre effetti rilevanti.
Croazia: la tassa sulle grandi navi
Un altro esempio europeo è la Croazia: alcune località hanno introdotto una tassa rivolta alle navi da crociera. Il Sole 24 ore fa l’esempio di una nave di 3.000 passeggeri che può arrivare a pagare 5.300 euro per attraccare. La tassa, infatti, dipende dalla capienza delle navi: più sono piccole meno pagano. Tra le città che hanno scelto di applicarla ci sono Dubrovnik e Split, altre invece hanno preferito non farlo.
E in Italia? L’overturism a Venezia
Il tema dell’overturism è ben noto anche a città italiane come Venezia, Como, o territori come le Cinque Terre. E la soluzione più adottata in Italia è una tariffa che viene pagata direttamente dal turista, come la tassa di soggiorno, o contributi d’ingresso. Nel 2024 Venezia ha avviato una sperimentazione prevedendo un contributo per chi entra in città solo per la giornata, attivo nei periodi di maggiore affluenza. Mentre, per esempio, le Cinque Terre o altre destinazioni esposte ai picchi stagionali hanno introdotto meccanismi di regolazione degli accessi, come limiti giornalieri o pass per l’utilizzo dei sentieri più frequentati.
Secondo i dati Istat 2023, il settore turistico contribuisce all’economia italiana per circa il 9,6% del Pil considerando gli effetti diretti e indiretti. Per questo, colpire il turista o le compagnie da crociera rischia di mettere in crisi un settore economico importante.
Quanto costa davvero il turismo all’economia locale?
Il turismo, infatti, crea lavoro, entrate fiscali e crescita, ma pur essendo un valore, crea il problema della sostenibilità. Accanto ai benefici c’è da tener conto dei costi che raramente compaiono nei bilanci ufficiali come spese straordinarie per manutenzione della rete dei trasporti, aumento dei prezzi delle case e meno affitti disponibili per i residenti, l’impatto ambientale concentrato in poche settimane.
Dal punto di vista economico, le nuove imposte funzionano come strumenti di internalizzazione delle esternalità: si cerca di far pagare almeno una parte dei costi indiretti a chi beneficia del consumo del territorio.
Resta però una questione aperta: piccoli importi hanno un effetto reale sui flussi o rappresentano soprattutto un meccanismo di compensazione finanziaria?
L’effettp pratico sul portafoglio dei turisti
Per il viaggiatore, l’impatto immediato è limitato in termini di costo. Un ticket di 3-5 euro incide marginalmente su una spesa complessiva di centinaia o migliaia di euro. L’effetto più concreto potrebbe essere un maggiore disagio di tipo organizzativo: prenotazioni obbligatorie in determinate fasce orarie, contingentamento degli accessi, possibile aumento dei costi complessivi dei pacchetti crocieristici. Nel medio periodo, se le tasse venissero rafforzate o armonizzate a livello europeo, il prezzo finale dei viaggi potrebbe crescere in modo più significativo, soprattutto per il turismo “mordi e fuggi”.
Il prezzo come segnale
Il contributo richiesto ai visitatori diventa non solo una fonte di entrata per le amministrazioni, ma anche uno strumento per orientare i comportamenti dei turisti e distribuire meglio i flussi. L’Europa da questo punto di vista sta cercando di tutelare i luoghi più fragili e rendere l’esperienza turistica più sostenitbile per i territori, i cittadini e i turisti. Tuttavia resta la sfida più grande: trovare un punto di equilibrio tra la tutela di chi vive quei luoghi tutto l’anno, la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse, la competitività delle destinazioni e il diritto a viaggiare.
La leva fiscale può contribuire a ridurre gli squilibri, ma difficilmente è sufficiente da sola. Per incidere davvero sull’overtourism servono una programmazione più attenta degli arrivi, una distribuzione dei flussi nel tempo e nello spazio e, soprattutto, una riflessione sul modello di turismo che si vuole sostenere.
In questo senso Barcellona offre un esempio significativo: oltre ad aumentare la pressione fiscale sui visitatori, la città sta intervenendo sugli affitti brevi, sulla gestione delle crociere e sull’organizzazione dei gruppi turistici, con l’obiettivo di alleggerire l’impatto sul mercato immobiliare e sulla vita quotidiana dei residenti.