Malta paga 25.000 euro chi rinuncia alla patente, ma serve ben più di un incentivo
Dal 2026 i giovani maltesi potranno consegnare la patente in cambio di 5.000 euro l’anno per cinque anni, impegnandosi a non guidare in nessun paese. Una misura pensata per ridurre la congestione stradale su un’isola soffocata dal traffico, che però rischia di scontrarsi con i limiti strutturali delle politiche basate sugli incentivi economici.
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di La redazione
Rinunceresti alla patente per 25.000 euro? È la domanda semplice, quasi provocatoria, che il governo di Malta ha deciso di trasformare in una politica pubblica. Da gennaio 2026, infatti, i giovani isolani possono consegnare la propria patente e ricevere 5.000 euro all’anno per cinque anni, a patto di non guidare in nessun paese del mondo per tutto il periodo. L’obiettivo è chiaro: ridurre il numero di auto in circolazione su un’isola dove traffico e congestione sono diventati un problema quotidiano.
Malta, infatti, è uno dei contesti più estremi d’Europa per densità di veicoli. Su appena 316 chilometri quadrati vive oltre mezzo milione di persone e circolano centinaia di migliaia di auto. Il risultato è un sistema sotto pressione costante, dove ogni nuova immatricolazione pesa più che altrove. E le nuove auto continuano ad arrivare. Negli ultimi anni il ritmo di crescita non si è fermato, anzi. Il traffico è ormai stabilmente tra le principali preoccupazioni dei cittadini, segno che il problema non è più marginale ma strutturale.
Un incentivo originale
Nasce da qui l’idea del cosiddetto Driving Licence Surrender Scheme: un piano di incentivi che si rivolge agli under 30 residenti da almeno sette anni, con patente da almeno dodici mesi. Una volta accettata la domanda, il documento viene consegnato alle autorità e il beneficiario perde il diritto di guidare ovunque per cinque anni. Il programma ha un budget limitato, che consente di coinvolgere al massimo circa un migliaio di persone all’anno. L’idea alla base è quella tipica degli incentivi economici: rendere conveniente un comportamento che altrimenti non lo sarebbe, trasformando una rinuncia in una scelta razionale. Ma non sempre le previsioni mantengono la loro presunta linearità.
Tra teoria e impatto reale
Quando si passa dai principi ai numeri, emergono subito le prime criticità. Anche ipotizzando la piena partecipazione, il numero che se ne otterrebbe, su un parco auto ben più ampio, finirebbe per rappresentare una quota quasi irrilevante rispetto al tentativo di alleggerire la congestione stradale. Il punto più delicato, tuttavia, riguarda chi sceglie davvero di aderire. Tra i requisiti richiesti per la partecipazione, non figura la necessità di possedere un’auto. Basta, infatti, dimostrare di avere la patente. Ciò significa che una parte dei beneficiari potrebbe essere composta da persone che già non guidavano o lo facevano raramente. Lo Stato, insomma, finirebbe per pagare un cambiamento che, di fatto, era già avvenuto.
L’esperimento maltese, in realtà, mette in evidenza un limite classico delle politiche pubbliche basate sugli incentivi. Offrire denaro può aiutare a spostare i comportamenti, ma solo se tutto il contesto va nella stessa direzione. Rinunciare alla guida non è solo una scelta economica, ma una decisione che incide sulla vita quotidiana. Se, come nel caso dell’isola, il trasporto pubblico è già al limite, se le infrastrutture ciclabili sono insufficienti e se muoversi a piedi è complicato, l’auto resta una necessità. Specie se a mancare sono anche interventi incisivi su parcheggi, circolazione o tassazione dei veicoli. In queste condizioni, anche una cifra significativa come i 25.000 euro rischia di non essere sufficiente per convincere chi usa l’auto ogni giorno. E l’effetto è prevedibile: mentre qualcuno smette (o formalizza il fatto di non guidare), altri continuano ad acquistare e utilizzare l’auto senza particolari disincentivi.
Una scelta che parte da lontano
La proposta del governo maltese, però, risponde ad una logica ben definita e si inserisce in un trend più ampio che riguarda tutta Europa. Sempre meno giovani prendono la patente, e sempre più spesso la rimandano. I dati lo confermano in modo netto: nel Regno Unito oggi solo il 37% dei giovani tra i 17 e i 25 anni possiede una patente, contro oltre il 50% nei primi anni 2000. In Germania, secondo l’ADAC, le patenti nella fascia 18-20 anni sono diminuite del 15% tra il 2010 e il 2020. In Svizzera, uno studio dell’Università di Losanna mostra un calo dal 70% al 60% tra i ventenni in poco più di un decennio.
Le ragioni sono in parte economiche – costi elevati per lezioni, assicurazione e acquisto dell’auto – ma anche culturali. Un report McKinsey del 2023 evidenzia come la Generazione Z europea preferisca sempre più soluzioni di mobilità flessibili e multimodali: trasporto pubblico, biciclette, monopattini elettrici e car sharing. In nazioni come Paesi Bassi, Danimarca e Belgio, l’efficienza delle alternative rende spesso superflua l’auto privata nelle aree urbane. Da questo punto di vista, Malta sta cercando di accelerare un cambiamento che è già in atto.
Il cambiamento non si compra
Il tentativo di Malta risulta dunque interessante per almeno due motivi: perché tenta di fare leva su una tendenza che sta assumendo sempre più consistenza. E perché testimonia che, da sola, un’indicazione politica non è sufficiente per modificare o sradicare abitudini profonde. Pagare qualcuno per non guidare è una misura forte, visibile, anche comunicativamente efficace. Ma solo se diventa un elemento di un piano d’azione ben più articolato. Senza infrastrutture adeguate, senza alternative affidabili e senza politiche che rendano meno conveniente l’uso dell’auto, l’impatto resta limitato. In altre parole, il problema non è quanto paghi le persone per rinunciare alla patente. È se esistono le condizioni per farlo davvero.