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Investire per età: come costruire un portafoglio dai 20 ai 60 anni

Esiste davvero la formula perfetta per investire per età? In realtà, più che l’anagrafe contano gli obiettivi, ma possiamo prendere in prestito delle situazioni “standard”, per capire come ci si muove per raggiungere i propri obiettivi. Ecco un modello di come agire a 20 40 e 60 anni. E anche oltre.

Tempo di lettura: 7 minuti

Giorgia Nardelli
Giorgia Nardelli

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Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.

investire per età
Foto di Nicola Fittipaldi

Ottantenni che investono in Pac azionari, e trentenni fossilizzati sui conti deposito; lavoratori che alle soglie dei 50 aprono un fondo pensione con linea dinamica, giovani con pochi risparmi che si divertono con le cripto. Quando si parla di investimenti non esiste la formula perfetta o la ricette per tutte le stagioni. La pianificazione finanziaria è un percorso tagliato su misura, dove in realtà il peso maggiore dovrebbero averlo gli obiettivi personali, la situazione di partenza e la propensione al rischio. Anche l’età anagrafica, però, può avere un ruolo. Ecco allora qualche indicazione utile per orientarsi nelle diverse fasi della vita, e imparare, se serve, a investire per età.

Investire per obiettivi: oltre l’età anagrafica

Premessa d’obbligo: non esiste un portafoglio ideale a seconda dell’età, casomai indicazioni di massima, perché a fare davvero la differenza sono gli obiettivi finanziari personali che ci siamo dati e il livello di rischio che siamo disposti ad assumerci. «Dare gabbie rigide è profondamente errato, dopotutto si chiama finanza personale proprio perché va tagliata sulle esigenze di ciascuno», spiega Francesco Scinetti, consulente finanziario indipendente. «Ho clienti molto giovani con portafogli prevalentemente a componente obbligazionaria, perché nei loro progetti c’è magari l’acquisto di una casa a breve termine o l’idea di creare un’impresa propria. Altri, pur giovanissimi, sono allergici al rischio».

«Al contrario, ci sono clienti anziani con buone pensioni che desiderano lasciare un capitale a figli e nipoti: possono lanciarsi in investimenti più arditi, perché il loro orizzonte temporale non ha a che fare con la loro prospettiva di vita. Detto questo, ci sono dei casi in cui l’età è in linea con l’orizzonte temporale e la propensione al rischio, e allora possono essere utili determinate “linee guida”». Ecco allora uno schema di riferimento su tre fasce anagrafiche.

Asset allocation 20-35 anni: la fase di accumulo

Prendiamo come esempio chi ha già un’entrata ricorrente e magari una situazione abitativa stabile. A questa età gli obiettivi sono solitamente a lungo termine: c’è chi desidera mettere da parte qualcosa per ritirarsi prima dal lavoro, chi vuole integrare la pensione o chi, appena diventato genitore pensa già all’università dei figli. Allora le parole d’ordine sono interesse composto e accumulazione, perché un orizzonte di 30 anni permette di assorbire qualsiasi tempesta sui mercati finanziari.

«In linea di massima, se l’obiettivo è collocato sopra i 15 anni, ci si può spingere con un portafoglio dinamico composto per l’80% da azioni e per il 20% da obbligazioni, sempre tramite utilizzo di Etf, per ridurre i costi e avere un’elevata diversificazione. È il modo migliore per far fruttare il rendimento azionario, magari utilizzando dei Pac per mediare le oscillazioni del mercato». La formula è semplice: versando una quota fissa ogni mese, ammortizzi le “perdite” comprando un numero più alto di quote quando i prezzi sono bassi, ma in questo caso occhio ai costi: su un orizzonte temporale molto lungo, una differenza apparentemente dell’1-2% annui può “mangiarsi” una buona fetta di rendimento.

Investire a 40 anni: la fase di consolidamento

Dopo i 35 40 anni si entra nella cosiddetta “fase di consolidamento”. È un momento cruciale: ci sono ancora circa 20-25 anni di vita lavorativa davanti, e chi non ha obiettivi a corto medio raggio può permettersi ancora di rischiare. D’altra parte, in questa fase si pensa già a come godere dei risparmi, e, specie se il capitale è consistente potrebbe farsi sentire l’esigenza di proteggersi dai saliscendi del mercato. Dice Scinetti: «Salvo esigenze diverse, in questa situazione conviene passare a un portafoglio bilanciato, composto per il 60% di azioni e per il 40% obbligazioni. L’orizzonte è magari più ristretto, e la parte obbligazionaria fa ammortizzatore contro la volatilità, mentre le cedole possono andare a integrare gli stipendi».

Over 60: protezione del capitale e pensione

E dopo? Che si fa quando a 60 anni la pensione si avvicina? Allo stato attuale, il traguardo è fissato in Italia a 67 anni, ma salirà gradualmente nei prossimi anni. Chi si trova in questa fascia di età potrebbe avvertire il bisogno di raccogliere presto i frutti dei propri sacrifici. Investire per età, non è più la priorità, dunque.

«Se questa è la fotografia, il consiglio è di passare a un portafoglio prevalentemente obbligazionario, dove la componente di questi titoli è almeno per l’80%, serve la serenità di poter ritirare il capitale in qualunque momento. Seguendo questo criterio, con il passare del tempo il portafoglio dovrebbe scivolare gradualmente verso una linea garantita, dove la fanno da padrone Etf monetari e conti deposito. Quando il momento di riscuotere tutto si avvicina, diventa prioritario avere la certezza di non subire nemmeno l’oscillazione minima che può dare un Btp decennale», suggerisce il consulente.

Glide Path: l’importanza del ribilanciamento periodico

Il ribilanciamento non riguarda in verità solo la fase finale di un progetto di investimento, ma tutta la sua vita. Il “pacchetto” di titoli, spiega Scinetti, non va tenuto costante, ma è bene effettuare un recap almeno una volta all’anno, in cui ridefinire obiettivi e, in base a questi, rivedere i pesi dei diversi prodotti nel portafoglio. «Il principio guida è: più ci si avvicina all’obiettivo, più bisogna ritarare al ribasso la quota azionaria. In genere si tratta di pochi punti percentuali all’anno, da definire volta per volta. Anche se la propensione al rischio è quella di sempre, la tendenza, con l’avvicinarsi della scadenza, dovrebbe essere quella di allinearsi verso un portafoglio bilanciato e poi garantito. È un modo per scansare brutte sorprese quando non c’è più tempo di recuperare il denaro».

La fase di decumulo, spendere il patrimonio a 70 anni

Non è certo un obbligo investire per tutta la vita, anzi, il fine ultimo di ogni investimento dovrebbe essere quello di riscuotere il denaro e utilizzarlo per il proprio progetto. Ergo, una volta andati in pensione, e a meno che il capitale non voglia essere tenuto come fondo di emergenza o lasciato ai propri eredi, è comprensibile che un risparmiatore voglia consumare il proprio patrimonio per integrare la sua pensione. «A quel punto scatta la fase definita di decumulo», spiega il consulente.

«A 70 anni si può pianificare di vendere le quote gradualmente, per assicurarsi entrate mensili extra. Ma attenzione, anche il decumulo va pianificato, dividendo il totale dei risparmi per gli anni rimanenti, e poi per i mesi, sulla base dell’aspettativa di vita media. Per stare più comodi si può ipotizzare che la propria esistenza duri fino a 95 anni». Poniamo dunque che a 73 anni si disponga di  500.000 euro. Il capitale potrà essere diviso per i 22 anni restanti, e poi per 12 mesi. L risultato è di quasi 1.900 euro al mese, da tassare. «Il flusso mensile sarà leggermente più elevato, poiché il capitale verrà disinvestito in modo graduale. Di conseguenza, il portafoglio resterà investito, seppur in strumenti a rischio molto basso, potenzialmente fino ai 95 anni», sottolinea Scinetti.

L’andamento a “smile”: i bisogni della terza età

Occorre però fare un passaggio in più: «La divisione non deve essere concepita in modo lineare, perché le nostre spese non saranno le stesse in tutte le fasi della vita. Nella terza e quarta età, il decumulo e quindi la rendita dovrebbe avere un andamento a forma di “smile”, il sorriso: più alta all’inizio, quando siamo ancora in forze e abbiamo la possibilità di goderci gli anni di riposo con viaggi e comodità. Più bassa dopo qualche anno, quando le forze vengono a mancare e preferiremo una vita tranquilla. Infine, più alta verso il tramonto, negli anni in cui occorreranno risorse per permetterci un’assistenza più intensiva, una badante a tempo pieno  riabilitazioni o ricoveri in strutture specializzate», è l’indicazione di Scinetti.

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