Come costruire un portafoglio di investimento
Che cos’è un portafoglio d’investimento, e come costruiamo una pianificazione sensata? Quanti prodotti azionari possiamo metterci? In questa guida spieghiamo come modulare un portafoglio scegliendo tra prodotti più e meno rischiosi, evitando gli errori più comuni partendo dalle nostre esigenze. Ecco i consigli.
Tempo di lettura: 9 minuti
di Giorgia Nardelli
Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.
- Perché sbagliamo se puntiamo sui prodotti
- La simulazione: il portafoglio d'investimento di una famiglia “tipo”
- Investimento per obiettivi: la pianificazione a "cassetti"
- Diversificazione del portafoglio: gli errori più comuni
- Le tre regole d'oro dell'asset allocation
- Investire a breve termine: l'obiettivo camper
- Strategia a medio periodo: il fondo per l'università
- Obiettivi lontani: largo spazio all'azionario
- Come valutare tempo e rischio nella composizione del portafoglio
- La manutenzione del portafoglio: controlli e ribilanciamenti
Ti è mai capitato? Hai qualche risparmio da parte, ma quando apri il conto titoli ti blocchi. Oppure ti propongono di iniziare a investire i tuoi soldi ma ti frena la paura di affidarti a qualcuno senza sapere fino in fondo cosa stai facendo. Costruire una strategia e un portafoglio di investimento, che sia in autonomia o con un consulente al fianco, non è un’azione semplice. Qui vediamo con il nostro esperto come si ragiona, e come si costruisce mattone dopo mattone, la casa.
Perché sbagliamo se puntiamo sui prodotti
Perché “portafoglio” e non “prodotto”? Perché non concentrarci sul singolo Btp, sul fondo o sull’azione? «Quello che fa la differenza in una pianificazione non è il prodotto isolato, ma la struttura complessiva del portafoglio, e cioè l’insieme, la struttura, e cioè, quanta parte di azionario, quanto di obbligazionario e quanta liquidità mettere nel paniere. Tutto questo determina il livello di rischio e il range dei risultati. Il singolo strumento incide molto meno», spiega Francesco Scinetti, consulente finanziario indipendente.
Prima si disegna l’architettura, e poi si scelgono i mattoni, dunque. E l’architettura viene impostata sulla base di alcuni elementi fondamentali. «Il primo? Gli obiettivi, e cioè il “cosa vogliamo ottenere”. Protezione del capitale e dall’inflazione? Una rendita integrativa per il futuro? Più liquidità tra un tot di anni per un progetto specifico: auto nuova, seconda casa? C’è poi l’orizzonte temporale, ossia il tempo che abbiamo davanti a noi, che inevitabilmente condiziona la scelta dei prodotti. E ancora: la capacità e tolleranza al rischio, che definiscono quanto possiamo permetterci di perdere senza compromettere i nostri piani e il nostro equilibrio emotivo. Infine i flussi di cassa, quanto possiamo investire regolarmente o occasionalmente senza intaccare il nostro tenore di vita».
La simulazione: il portafoglio d’investimento di una famiglia “tipo”
Per capire concretamente come si costruisce un portafoglio d’investimento, immaginiamo una famiglia “tipo” e costruiamolo da zero. Immaginiamo un nucleo composto da due adulti e due figli di 5 e 9 anni, con entrate nette in casa di 3.500 euro al mese, spese totali che ammontano a 3.000 euro, con una capacità di risparmio media, salvo complicazioni, di 500 euro al mese. La famiglia ha 50.000 euro fermi sul conto. Il suo primo obiettivo finanziario sarà avere un fondo di emergenza. Basandoci sulle regole di massima del fondo di emergenza, possiamo dire che la famiglia dovrebbe avere da parte, sempre pronte all’uso, da 10.500 e 21.000 euro, e cioè una somma che va dai 3 ai 6 mesi di entrate, in base a fattori come la stabilità delle entrate, l’esistenza di altre reti di emergenza, ecc.
Il primo “pensiero” sarà pensare a dove mettere il fondo di emergenza, che deve essere liquido e disponibile subito. «La regola d’oro è “niente alternative vincolate o difficilmente ottenibili” nel momento in cui si verifica l’imprevisto. Ergo, meglio tenerli su conti deposito non vincolati, o strumenti molto liquidi a rischio zero come gli Etf monetari», consiglia Scinetti.
Investimento per obiettivi: la pianificazione a “cassetti”
Poniamo che il fondo di emergenza sia di 18.000 euro: tocca capire cosa fare dei restanti 32.000 e dei circa 500 euro al mese, la capacità di risparmio. Il primo passo è definire gli obiettivi. La nostra famiglia sta pensando a un acquisto, un camper, e desidera raggiungere 40.000 euro di anticipo da versare entro 5 anni. Vuole poi poter pagare le rette universitarie dei figli, e disporre di 30.000 euro tra 9 e 13 anni. Poi c’è la pensione integrativa di lei, che ha un orizzonte lungo, diciamo 20 anni.
Il tema è capire come comportarsi per ciascuno di questi obiettivi, dice Scinetti: «Dietro ogni scelta deve esserci una logica: se capiamo quella, possiamo ciascuno applicarla alla nostra situazione. In un certo senso, gli obiettivi vanno presi e messi in “cassetti diversi, ognuno con il suo orizzonte temporale”, e poi si decide cosa mettere nel cassetto. Si stabilisce, cioè, quanta parte tenere in liquidità, quanta in obbligazioni, quanta in azioni per ciascun obiettivo».
Diversificazione del portafoglio: gli errori più comuni
Perché tre cassetti? Perché mescolare obiettivi con tempi diversi nello stesso portafoglio titoli è un errore che commettono in tanti, e che non paga, prosegue il consulente. «Casa tra quattro anni, università tra 12, pensione tra 25, tutto nello stesso portafoglio significa prendere troppo rischio per la casa o troppo poco per la pensione. Un altro errore è la diversificazione ingenua, i doppioni travestiti. Avere 7-8 fondi non significa essere diversificati. Magari investiamo in Etf globali, aggiungiamo Etf S&P 500, più Etf Nasdaq e ci mettiamo un fondo tecnologia. All’apparenza abbiamo diversificato parecchio, in realtà stiamo avendo la stessa esposizione concentrata su Stati Uniti e sulle big tech americane».
«Altro errore, che qua è diventato praticamente un mantra qui da noi, è ignorare i costi. Un 1% anno in più su 25 anni erode una parte significativa del capitale finale, di circa il 30%, per effetto della capitalizzazione composta. In un portafoglio familiare, dove il tempo è lungo e i contributi sono costanti, contenere i costi è una delle poche variabili realmente controllabili. Infine, ci sono gli errori dettati dalla paura di perdere denaro. Vendere al primo -20% non solo cristallizza le perdite, ma rompe anche il piano, non rendendo più coerenti magari i nostri obiettivi finanziari che si basavano su quell’allocazione magari un po’ più aggressiva».
Le tre regole d’oro dell’asset allocation
Si procede allora tenendo a mente tre variabili: orizzonte temporale, flessibilità dell’obiettivo e capacità di sopportare oscillazioni. «L’orizzonte è la leva principale. Se l’obiettivo è sotto i due anni, quindi molto breve, la componente dominante è il conto deposito o strumenti monetari, perché il rischio principale è di dover vendere in perdita quando i soldi ci serviranno. Possiamo utilizzare l’80-90% di strumenti monetari e al massimo un 10% di obbligazioni», chiarisce l’esperto.
«Tra due e sette anni inizio a puntare su obbligazioni sicure, con duration, scadenze coerenti e una quota azionaria limitata solo se l’obiettivo è flessibile. Se non lo è, meglio evitare. Quindi darò la precedenza alle obbligazioni singole, e investirò in una piccola parte di azionario, solo se il mio obiettivo è flessibili. Oltre i 7-10 anni l’azionario diventa il motore principale».
Investire a breve termine: l’obiettivo camper
Proviamo ora a tradurre questi concetti in una progettazione concreta, iniziando dall’obiettivo camper della nostra famiglia: arrivare a 40.000 euro in un orizzonte temporale medio-breve: 5 anni. «La domanda chiave in questo caso è: la data è certa? Il rischio principale, infatti, non è avere un rendimento basso, ma dover vendere in perdita quando serve la somma. Se l’orizzonte è fisso, ridurrei molto la volatilità. Strumenti coerenti con questo obiettivo di breve termine potrebbero essere obbligazioni di Stato a scadenza entro 5 anni ed Etf monetari. Eviterei assolutamente una quota azionaria superiore al 25%, perché 5 anni non garantiscono l’assorbimento di un eventuale rischio».
«Se mi serve una data precisa, la singola obbligazione mi dà la certezza del rimborso a scadenza, mentre se ho più flessibilità posso anche guardare a Etf obbligazionari. Il rendimento potrebbe aggirarsi intorno al 4%, vincolando l’intero patrimonio di liquidità meno il fondo d’emergenza, ovvero 32.000 euro, la famiglia potrebbe avere già tra 5 anni i soldi per il camper».
Strategia a medio periodo: il fondo per l’università
Passiamo ora al secondo obiettivo, l’università per i figli. Qui la scadenza dipende dall’età dei figli, e dal fatto che il denaro non sarà utilizzato tutto contemporaneamente. «Se mancano 12-15 anni, come nel caso della nostra famiglia, si può partire con una base azionaria globale ampia, per poi progressivamente ridurre il rischio man mano che si avvicina la data. L’idea potrebbe essere quella di creare un portafoglio bilanciato tra Etf azionari e obbligazionari – in linea di massima si può fare 50% e 50% modulandolo fino a un 30%-70%, a seconda della tolleranza al rischio, per esempio. L’obiettivo è avere un rendimento annualizzato intorno al 6,5-7%. Versando 175 euro al mese per circa 10 anni in questo portafoglio si raggiungono così i 30.000 euro necessari», consiglia Scinetti.
Obiettivi lontani: largo spazio all’azionario
Resta l’ultimo obiettivo, quello della pensione. A questo scopo la famiglia può ancora dedicare i rimanenti 325 euro al mese, e lì non c’è discussione, prosegue il consulente: «Le risorse a disposizione possono essere spese in un portafoglio azionario più aggressivo, tolleranza al rischio permettendo, con un rendimento annualizzato intorno all’8-8,5%. Se tutto va bene, dopo 20 anni ci si potrà aspettare di avere accumulato un capitale intorno ai 205.000 euro. Per un orizzonte di 20-30 anni la base naturale è un Etf azionario globale molto diversificato, dove il motore sarà l’azionario globale dei paesi sviluppati a cui si aggiungeranno per esempio Etf sui mercati emergenti, e qualche obbligazione cosiddetta “high yield”, alto rendimento ma alto rischio di insolvenza. Con il passare del tempo, la componente obbligazionaria verrà gradualmente aumentata per ridurre il rischio di sequenza dei rendimenti».
In questo caso, avverte il consulente, sono però da valutare anche i fondi pensione di categoria, oppure i fondi aperti.
Come valutare tempo e rischio nella composizione del portafoglio
La lezione da imparare? Vanno collegati il tempo e il rischio, perché lo stesso strumento può essere perfetto per un obiettivo e disastroso per un altro.
«Quanto più è breve il tempo a disposizione, tanto meno puoi permetterti oscillazioni. Al contrario, quanto più è lungo, tanto più puoi sopportare fluttuazioni perché il mercato ha tempo per recuperare. Un Etf azionario globale può essere perfetto per la persona tra 20 anni perché nel lungo termine tende a crescere nonostante le oscillazioni che inevitabilmente ci saranno. Sarebbe tuttavia troppo rischioso per comprare una casa tra 5 anni. Dati storici alla mano, se nel 2007 avessimo puntato su un indice globale azionario dopo 5 anni, nel 2012, saremmo stati ancora in perdita di circa il 13% a causa della crisi del 2008, ma dopo 20 anni, ovvero adesso nel 2026, avremmo un guadagno del 344%».
La manutenzione del portafoglio: controlli e ribilanciamenti
Non finisce qui, però. Le proprie scelte vanno monitorate, è la corretta manutenzione conta almeno quanto l’architettura iniziale. «Controllare troppo spesso aumenta il rischio di lasciarsi prendere dall’emotività, mentre controllare troppo poco può far deragliare il profilo di rischio. Un portafoglio costruito bene, va visionato dalle due alle quattro volte l’anno. E attenzione, non lo si fa per verificare quanto abbiamo guadagnato o perso, ma per controllare se l’allocazione è ancora coerente con gli obiettivi e le percentuali che avevamo fissato all’inizio».
Il check periodico ha quindi senso solo se effettuato con consapevolezza, e cioè se si sa quando è il momento giusto per il ribilanciamento: che non significa – chiariamolo – intervenire quando si è in perdita vendendo le quote, ma riportare il portafoglio alle percentuali target iniziali. «Facciamo un esempio: ho un portafoglio 70% azioni e 30% obbligazioni e dopo sei mesi ho un forte rialzo azionario. Mi ritrovo dunque con 80% azioni e 20% obbligazioni, e ciò comporta che il mio rischio non è più quello deciso all’inizio, ho un portafoglio più aggressivo e di conseguenza maggiore volatilità. Ribilanciare, vuol dire vendere una parte di ciò che è cresciuto di più e comprare ciò che è rimasto indietro. In questo caso venderò una parte di azioni per comprare una parte di obbligazioni».