Investire online, come scegliere la piattaforma
Investire online è ormai molto più che una moda, e coinvolge italiani di tutte le età. Ma come orientarsi tra piattaforme, fisco, costi e commissioni più o meno nascoste? Ecco una breve guida per principianti.
Tempo di lettura: 9 minuti
di Giorgia Nardelli
Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.
- Come si investe online
- Come scegliere la piattaforma di trading, il criterio guida
- Selezionare un broker sicuro
- Il rischio legato ai prodotti: occhio i Cfd
- I costi, cosa guardare prima di investire online
- Le altre possibili voci di spesa
- Il tema fiscale, quando avere il sostituto d’imposta fa la differenza
- Il glossario: occhio a questi due
Come lo shopping, la vita sociale, le operazioni bancarie, anche il trading è sempre più digitale, e non riguarda più solo una ristretta fetta di appassionati. In Italia, secondo le stime, si contano circa 6,7 milioni di persone che hanno avviato qualche forma di investimento attraverso i canali online, e circa 200.000 trader attivi. Investire via web o via app è facile, più economico e divertente, crea un filo diretto con i mercati finanziari globali, ti permette di decidere in autonomia, osservare l’andamento dei titoli, i prezzi e gli scambi in tempo reale, comprare e vendere in frazioni di secondo.
Non senza rischi e senza costi, naturalmente, e anche la scelta del canale può aiutare a fare la differenza, come ci conferma Roberto Checchi, BU Manager Payments, Savings and Investments di Facile.it, tech company leader nel brokeraggio di prodotti per la gestione delle proprie finanze, che da alcuni mesi ha aggiunto tra i suoi argomenti di interesse anche quello delle piattaforme finanziarie. Ecco alcuni consigli utili.
Come si investe online
Ci sono essenzialmente tre modi per investire in modo digitale, a seconda dello strumento scelto.
- La tua banca. «Oggi anche moltissime banche “tradizionali” offrono la possibilità ai correntisti di acquistare titoli attraverso i propri canali digitali. Si accede per lo più al mercato azionario e obbligazionario, e per alcuni diventa questo il primo approccio al mondo degli investimenti online. La scelta è limitata ad azioni e obbligazioni, le commissioni di acquisto e vendita sono abbastanza elevate e non si ha a disposizione una piattaforma vera e propria dove osservare l’andamento dei titoli, insomma non è un canale adatto a chi vuole fare trading in modo più sofisticato», spiega Checchi.
- Le banche digitali. Diverso è il discorso di molte banche digitali o strumenti di pagamento, che offrono la possibilità di fare trading. «Hanno sviluppato soluzioni più complete e a costi più contenuti. La scelta di prodotti è ampia, arriva a Pac ed Etf, a volte anche criptovalute e spesso permettono di aprire conti multivaluta, in modo che tu possa agire sui vari mercati in modo diretto, evitando l’intermediazione del broker sul cambio, che comporta dei costi aggiuntivi», continua l’esperto.
- Le piattaforme di trading. Sono le piattaforme dove aprire un conto titoli per poter scambiare titoli basici fino a prodotti anche più sofisticati, dalle crypto ai Cfd. Alcune di queste sono Sim, Società di intermediazione mobiliare, di diritto italiano, autorizzate da Consob e Banca d’Italia, con sede legale in Italia, come per esempio Directa, la più conosciuta tra i piccoli risparmiatori, ed Equita. A queste si aggiungono broker internazionali con licenza di operare in Italia, come eToro, Trade Republic, Scalable Capital, Plus500, Degiro.
«In entrambi i casi si tratta di veri e propri broker digitali focalizzati su strumenti di trading, ciascuno ha le sue peculiarità e la sua “specializzazione”: c’è chi si focalizza su Etf, chi sulle crypto, ecc, ma la caratteristica che le accomuna quasi tutte è la varietà e la quantità dei prodotti, anche sofisticati, e i costi molto competitivi».
Come scegliere la piattaforma di trading, il criterio guida
«Non esiste in assoluto una soluzione o una piattaforma “migliore delle altre”», premette Checchi, «l’ideale è scegliere partendo dalle tue esigenze e dai prodotti che desideri comprare in base alla tua pianificazione finanziaria. Sulla base di questa macro-idea puoi selezionare i player più adatti e da qui valutarli sulla quantità dell’offerta, sulle categorie di prodotti disponibili e sul pricing, vale a dire i costi. Se, per esempio, come molti giovani con poche risorse sei interessato agli Etf, che ti permettono di investire anche piccole somme diversificando il prodotto e mediando il rischio, potresti avviare una prima scrematura selezionando i broker specializzati in Etf; se invece nella tua pianificazione prevedi l’acquisto di titoli azionari specifici, potrebbe essere più conveniente acquistarli direttamente dalla tua banca, e via dicendo».
Selezionare un broker sicuro
La buona notizia è che, al di là del rischio di perdite legate al tipo di investimento, i risparmi di chi fa trading online su siti o piattaforme registrate sono tutelati, perché gli asset degli investitori sono tenuti separati da quelli dell’intermediario. «I tuoi titoli sono in un cassetto separato rispetto a quelli del broker, e anche nella malaugurata ipotesi che questi fallisse, non sarebbero intaccati. Inoltre, anche se dovesse essere violato il regime di separatezza, i broker che operano in Europa hanno l’obbligo di aderire a un Fondo di Indennizzo degli Investitori che, proprio in caso di fallimento, frode o malagestione coprono il capitale investito fino a un massimo di 20.000 euro», continua l’esperto.
Il rischio legato ai prodotti: occhio i Cfd
Qualche rischio in più è legato alla tipologia di strumenti finanziario che ti propone la piattaforma. Particolarmente degni di attenzione sono i cosiddetti contratti per differenza, i Cfd, che alcune piattaforme “spingono” con una certa forza. «I Cfd possono essere molto redditizi, ma presentano anche grosse incognite, dunque non sono adatti sicuramente a risparmiatori inesperti. Seppur i meccanismi siano differenti, è più simile al “gioco d’azzardo”, perché non diventi proprietario di alcun titolo», avverte il manager.
«Quando compri un qualunque titolo o prodotto finanziario ne diventi titolare a tutti gli effetti, ma con i Cfd è diverso: stai stipulando un contratto con il broker scommettendo in sostanza su come andrà quel prodotto, e a seconda del suo andamento diventerai debitore o creditore nei confronti di quel broker, non di chi ha emesso quel titolo». Poniamo che tu voglia investire 1000 euro su un titolo bancario, con un contratto Cfd, applicando una leva da 1 a 10. In realtà metterai solo 100 euro, e il broker ti “presterà” gli altri 900 per arrivare a 1000. Se il titolo salirà del 5%, guadagnerai ben 50 euro, ma se perderà il 10% avrai perso tutta la tua quota, perché il capitale si sarà azzerato, e la tua posizione sarà liquidata.
I costi, cosa guardare prima di investire online
Anche i costi hanno un peso non indifferente. Se quelli degli operatori bancari sono di certo i più alti, l’aspetto non va trascurato nemmeno quando si investe su piattaforme specializzate. «In linea di massima i player più giovani hanno costi fissi molto bassi, ma è bene soffermarsi sul tipo di commissione», avverte l’esperto. «Alcuni propongono commissioni fisse, altri le calcolano in percentuale sulle somme investite. La scelta va quindi calibrata anche sulla base delle risorse che si vogliono allocare: se hai piccoli capitali ti converrà orientarti su chi propone costi a percentuale, o comunque fare un raffronto», è il consiglio del manager.
Le altre possibili voci di spesa
- Commissioni di inattività. Scattano su alcune piattaforme se il conto titoli resta inattivo per un certo periodo di tempo. Dice Checchi: «Sono spesso presenti nelle piattaforme più competitive a livello di costi, e puntano a penalizzare chi non effettua operazioni. Se sei un investitore poco attivo, soffermati su questa voce, controlla e confronta». In alcuni casi dimenticarsi dei conti potrebbe comportare perdite non indifferenti, perché dopo tot mesi di inattività il broker potrebbe prelevare somme mensili fino all’azzeramento del conto titoli.
- Commissioni di uscita. «Sono le spese da pagare nel caso in cui tu voglia spostare i titoli verso un altro broker senza venderli, spostare dunque la gestione. Alcuni player applicano una commissione su questo tipo di operazione, rendendo il trasferimento molto oneroso e antieconomico».
- Lo spread. Non è una commissione, ma un “sovrapprezzo” (o scarto di prezzo) applicato dal broker sul valore degli strumenti finanziari (specialmente sui Cfd), anche quello da valutare e confrontare con attenzione.
- Slippage. «Riguarda chi fa tante operazioni ravvicinate e operazioni di trading sul prezzo post clic», spiega l’esperto. «È in sostanza la differenza di prezzo che passa dal momento in cui clicchi su “compro” o “vendo” a quello in cui l’ordine viene eseguito. Sui grandi numeri o alla lunga non è indifferente». Capore inc he misura questa voce ha influito sui cost dei tuoi investimenti non è semplicissimo: puoi farlo confrontando il prezzo di esecuzione con i grafici che mostrano l’andamento del prezzo di mercato, nel secondo esatto in cui hai inviato l’ordine.
In alternativa, puoi cercare la “Best Execution Policy” un report sulla qualità dell’esecuzione che i broker devono pubblicare annualmente. Lo trovi sul sito del broker. «Se fai l’acquisto di un titolo tramite banca puoi invece stabilire in partenza quanto essere esposto allo slippage, decidendo di comprare solo se il titolo resta entro un certo prezzo. Se si supera la soglia, l’operazione non viene eseguita».
Il tema fiscale, quando avere il sostituto d’imposta fa la differenza
Nella scelta dell’intermediario conta anche l’aspetto fiscale. Le banche e broker italiani offrono il vantaggio di operare in regime amministrato, e di fare da sostituto d’imposta. «In altre parole, calcolano e versano al tuo posto le imposte sui rendimenti direttamente al Fisco, e tu ricevi il solo guadagno netto. «Se non hai il commercialista che può calcolare le imposte per te, questa è certamente la soluzione più pratica, tanto che diverse banche digitali straniere che offrono trading stanno aprendo Iban italiani per venire incontro ai propri clienti», dice Checchi.
«Al contrario, i broker esteri o non autorizzati come sostituti d’imposta, che operano in regime dichiarativo, ti versano il rendimento lordo. A fine anno ricevi il riepilogo e sei tenuto a inserire i dati nel riquadro Rw della dichiarazione dei redditi. Questo complica non poco la gestione fiscale; inoltre, la responsabilità di eventuali errori ricadrebbe sul dichiarante».
Il glossario: occhio a questi due
Alcuni broker digitali specializzati mettono a disposizione degli investitori opzioni aggiuntive, con l’obiettivo di migliorare le prestazioni. Eccole:
- La Demo. è una formula proposta da molti broker specializzati: ti permettono di testare l’ecosistema con soldi virtuali, per “provare” la piattaforma e alcuni strumenti. «Ha senso testarla se sei un trader che passa molto tempo sui mercati, e non ti limiti operazioni spot come l’acquisto di Pac o Etf. Può essere anche un modo per i meno avvezzi per vedere come funziona, a volte usare piattaforme troppo avanzate se non hai esperienza ti porta a commettere errori». Il rischio? Fare trading con soldi virtuali può creare una falsa sensazione di sicurezza.
- Il trading automatico. Ti permette di copiare i trader “top performer” tra i clienti della piattaforma, i più abili, quelli che cioè realizzano di più. C’è una lista da cui puoi scegliere il tuo trader e replicare tutti i suoi movimenti. Può essere un modo per approcciarsi a strumenti più complessi, con maggiori probabilità di guadagno. Si rischia d’altra parte di “giocare” con il proprio denaro senza alcuna consapevolezza, e andando contro tutte le regole della finanza personale, che parlano di pianificazione tagliata su misura. Inoltre, è importante ricordarsi che
i rendimenti passati non sono mai garanzia di rendimenti sicuri futuri.