Maternità e partita Iva: cosa spetta alle lavoratrici autonome in gestione separata
Cosa spetta alle lavoratrici autonome, in caso di maternità? Quali diritti hanno, e quali strumenti di sostegno? Facciamo un excursus delle misure previste per le iscritte alla Gestione separata Inps. E vediamo quali forme di supporto possono essere trasferite ai papà.
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di Elisa Lupo
Consulente del lavoro da più di 15 anni, ideatrice, autrice e voce di Previdenti, e IO Lavoro.
Tra le lavoratrici autonome circola ancora un’idea sbagliata: che la maternità, con la partita Iva, sia un problema tutto a proprio carico. In verità non è così: nonostante le tutele siano inferiori rispetto a quelle delle lavoratrici dipendenti, anche per le autonome sono garantiti alcuni diritti di assistenza fondamentali. In questo articolo parleremo in particolar modo delle freelance iscritte alla Gestione separata Inps, ricordiamo, però, che tutte le lavoratrici autonome godono di questi diritti, magari con indicazioni specifiche diverse a seconda della cassa di competenza.
Maternità delle autonome: come funziona
Le libere professioniste hanno diritto all’indennità di maternità, sia che siano iscritte alla Gestione Separata Inps, sia che siano artigiane e commercianti, e equiparabili, o che siano iscritte a una cassa professionale. In tutti i casi sono previsti 5 mesi di congedo obbligatorio, da suddividere in modo diverso a seconda della necessità o della cassa a cui si è iscritte, indennizzati all’80%. Nel caso delle libere professioniste iscritte a gestione separata, per ottenere l’indennità basta aver accumulato un mese di contribuzione nei 12 mesi precedenti. L’importo è proporzionale al reddito percepito: l’80% mensile è calcolato sulla base del reddito annuo dell’anno precedente diviso 12 nei limiti del massimale annualmente previsto.
Un congedo da gestire in autonomia
La domanda si presenta prima dei due mesi antecedenti il parto, ma non è necessario, rispetto a ciò che si crede comunemente, interrompere l’attività lavorativa. La professionista può lavorare, e resta libera di decidere come gestire il periodo, continuando a esercitare e percependo comunque l’indennità.
Congedo parentale: le differenze con le lavoratrici dipendenti
Sul congedo parentale si apre una differenza importante rispetto alle dipendenti. La Legge di bilancio 2025 ha infatti portato l’indennità del congedo parentale delle lavoratrici dipendenti dal 30% all’80% per tre mesi, entro i primi sei anni di vita del figlio. Per le lavoratrici autonome, invece, l’aumento non si applica. Per loro il congedo parentale resta indennizzato al 30% del reddito di riferimento, comportando di fatto un gap rispetto a chi lavora come dipendente. Anche su altri aspetti ci sono differenze: per le autonome il congedo parentale è fruibile fino ai 12 anni del bambino e non 14, come l’ultima Legge di bilancio ha disposto per le dipendenti.
La domanda si presenta in entrambi i casi online, e va indirizzata all’Inps. Non va poi dimenticato che il diritto all’indennità si prescrive entro un anno dalla fine del periodo indennizzabile, e che superata quella soglia, decade. Anche il padre, sia che sia autonomo sia che sia dipendente, può fruire del congedo parentale secondo quanto previsto dalla propria condizione. L’unico vincolo riguarda la durata: l’importante è che non si superino cumulativamente i 9 mesi.
Permessi per allattamento, si possono trasferire ai papà
Ciò che in poche sanno è che le lavoratrici autonome, non avendo accesso ai permessi orari per allattamento riservati alle dipendenti (le une o due ore giornaliere retribuite entro il primo anno di vita del figlio), possono trasferire questo diritto ai padri lavoratori dipendenti.
È uno dei casi in cui la norma prevede il trasferimento del beneficio al padre, insieme ad altre situazioni particolari (affidamento esclusivo al padre, morte o grave infermità della madre ecc.). È molto importante, per il neopapà, parlare con chi si occupa dell’amministrazione del personale in azienda per capire in che modalità può usufruirne, che può diventare un grande supporto per la famiglia nei primi anni di vita del figlio.
Contributi e maternità per le autonome
Così come per le lavoratrici dipendenti, anche le autonome continuano ad accumulare contributi figurativi durante la maternità ed il congedo di maternità, calcolato sulla media delle retribuzioni nell’anno precedente, nonostante la lavoratrice non sia obbligata ad astenersi dal lavoro. Occhio però: in quest’ultimo caso i contributi non si cumulano, e di questa informazione bisogna sicuramente tener conto, per organizzare al meglio la vita familiare.