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Mi dimetto per seguire il partner: ho diritto alla Naspi?

La Naspi spetta a chi perde il lavoro senza averlo scelto. Per questo, di regola, le dimissioni per motivi familiari, per seguire il coniuge o per cambiare città non danno diritto all’indennità. Il trasferimento conta solo quando a deciderlo è l’azienda, e a condizioni precise.

Tempo di lettura: 2 minuti

Naspi per motivi familiari
Foto di Baruk Granda

La domanda

Se una persona si vuole licenziare perché segue il coniuge o per motivi di cambio residenza, perché non è possibile avere la Naspi?



S.

Caro S.,

devi sapere che la Naspi è concessa solo quando ci troviamo di fronte alla perdita involontaria del lavoro, e ha poco a che vedere con le questioni private che riguardano il solo lavoratore.

Una delle casistiche per cui è possibile richiedere l’indennità, è sì collegata a un trasferimento, ma parliamo del trasferimento di sede dell’azienda a oltre 50 chilometri di distanza da quella attuale. In quel caso si chiede al dipendente di cambiare di fatto residenza, ponendolo di fronte a una scelta obbligata, ragione per cui gli viene data l’opportunità di ottenere la Naspi, nel caso in cui non fosse disponibile. Se, in sostanza, si verifica l’ipotesi che il dipendente non può cambiare residenza, e per questo è obbligato a interrompere il rapporto di lavoro, ha diritto a Naspi. Come vedi, quindi, è un caso molto diverso dal tuo.

Più in generale, la Naspi è un diritto che riguarda chi perde il lavoro involontariamente. Le dimissioni, per definizione, sono invece una scelta del lavoratore, tranne quando avvengono “per giusta causa”, come nel caso di un inadempimento grave del datore di lavoro, per esempio il mancato pagamento degli stipendi, mobbing, ecc. I motivi familiari che portano alla decisione di dimettersi sono classificabili come libera scelta del dipendente. Anche il cambio di residenza è una scelta del lavoratore solo indirettamente connessa al rapporto di lavoro.

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