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Perché pagare tutto a metà in coppia può creare dipendenza economica

Annalisa e Simone dividono a metà mutuo e bollette, ma lui guadagna quattro volte più di lei. Così lui risparmia, lei conta ogni euro e, per tutto ciò che va oltre il suo margine, deve chiedere a lui il via libera. Dalla terapia di coppia, una storia che mostra perché, con redditi molto diversi, dividere le spese a metà non è sempre equo e può creare dipendenza economica.

Tempo di lettura: 5 minuti

Elena Carbone
Elena Carbone

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Psicologa e psicoterapeuta esperta in traumi. Con l’account Instagram La psicologa volante fa divulgazione sul rapporto tra psiche e soldi.

dividere le spese a metà in coppia
Foto di Josh Garner

«Lui si è comprato una bici da 8000 euro anche se va in bici da 2 mesi ed io che vorrei fare un corso di marketing da 400 euro per il mio negozio, ci devo rinunciare», «Aveva condiviso con Simone questo desiderio?», «Certo! Gli ho detto che avrei dovuto rinunciare ad acquistare il corso perché costava troppo per me, mi aspettavo che si proponesse di pagarmelo lui, invece, mi ha risposto che per il momento non potevamo permetterci spese inutili…solo che due settimane dopo è tornato a casa con la bicicletta nuova. Sono furiosa».

Annalisa ha 38 anni ed ha un negozio di oggettistica per la casa. È sposata con Simone da 10 anni e non hanno figli. Simone lavora in azienda e ha costruito una carriera molto remunerativa. Entrambi partecipano dividendo a metà le spese di mutuo, bollette e gestione casa, solo che gli introiti di Annalisa sono un quarto di quelli di Simone e a volte lei arranca per gestire tutte le spese. Li vedo in terapia di coppia da qualche mese e ultimamente è emerso il tema problematico dell’aspetto economico.

Il diritto al superfluo

«Se ho una necessità medica o devo affrontare una spesa che lui considera “giusta” non mi fa storie, uso tranquillamente la sua carta di credito, ma il punto è che ogni spesa dev’essere approvata da lui. Mi sembra degradante e inoltre non contempla il superfluo, ho i suoi stessi diritti solo se si tratta di spese di cui ho veramente bisogno, non ho diritto a desiderare qualcosa di bello, ma solo di utile» continua Annalisa.

Simone interviene: «Mi spieghi perché io devo mantenere un negozio che è in perdita da anni? Io ho studiato, lavorato sodo e non voglio sentirmi in colpa se mi prendo qualcosa di futile, ma che mi fa rilassare e divertire. Voglio godermi la vita».

Simone ha studiato e lavorato sodo per arrivare a guadagnare il suo stipendio, partecipa alle spese di famiglia e sostiene Annalisa quando ne ha bisogno, anche per il suo negozio, ma vuole utilizzare i suoi soldi comprandosi quello che gli pare. Effettivamente sembra che sia un ragionamento logico, ha effettivamente diritto a non sentirsi in colpa perché usa i suoi soldi per comprarsi quello che gli piace. Eppure, c’è un grande “ma”: Simone e Annalisa sono una famiglia in cui sembra che ci sia un grande squilibrio di potere. Sembra che siano sullo stesso piano perché dividono tutto a metà, ma Annalisa spesso vive con il timore di non arrivare a fine mese mentre Simone vive una vita economica molto rilassata.

«Lui dice che dovevo studiare e lavorare in un’azienda invece di aprire un negozio che guadagna poco…ma cosa vuol dire? Solo se sto bene economicamente possiamo condividere la vita altrimenti devo guardarlo mentre lui se la gode?».

Dipendenza economica, anche con un reddito proprio

Spiego ad entrambi che anche in questo caso si può parlare di dipendenza economica, anche se lei ha il suo reddito. Infatti, l’accesso alle risorse economiche da parte di Annalisa è subordinato all’approvazione del marito e può utilizzare il denaro solo dopo averlo convinto che il suo bisogno sia legittimo.

Interviene Simone: «Quindi io sono obbligato a finanziare qualsiasi suo desiderio? Anche se ho lavorato tanto per avere uno stipendio che mi permette di non avere l’ansia da spese? Annalisa si poteva svegliare alle 5 come facevo io per studiare e avere una buona carriera invece di pretendere da me di sovvenzionare il suo negozio che io avrei chiuso da un pezzo».

Spiego che Annalisa resta responsabile delle proprie scelte professionali e che Simone ha diritto di spendere i suoi soldi come vuole, di coltivare i suoi hobby e di non sentirsi colpevole quando lo fa.

Bisogna invece ragionare sulla relazione economica che hanno costruito. Simone ritiene il suo stipendio il risultato esclusivo del suo impegno e quindi utilizzarlo per sé diventa un diritto (perché se l’è guadagnato). Utilizzarlo per Annalisa, invece, vuol dire farle una concessione trasformando così il denaro in una misura del valore personale. Chi guadagna di più è stato più bravo, chi guadagna meno è responsabile della propria sfortunata situazione e quindi non è legittimato a desiderare il bello ed il superfluo.

Il reddito, però, non sempre racconta l’impegno, la capacità e il sacrificio, ma spesso è la conseguenza di fortunate variabili come la condizione di partenza, le opportunità, il settore scelto, il genere a cui si appartiene e il sostegno ricevuto in famiglia. Considerare il diritto a spendere solo sulla base del guadagno vuol dire svalutare il lavoro della persona e la persona stessa.

Dividere le spese in base al reddito

Simone e Annalisa dividono tutto a metà che potrebbe sembrare equo, ma quando i redditi sono molto diversi crea disparità perché lui comunque risparmia, mentre lei deve calcolare ogni acquisto e, se desidera qualcosa che supera il proprio margine, entra in una situazione di dipendenza. Equità, quindi, non significa pagare la stessa cifra, ma pagare la stessa percentuale sul reddito. Simone non è egoista, è convinto di aiutare la moglie ogni volta che c’è una necessità, solamente non ha mai considerato questi aspetti.

Parlarne in terapia vuol dire fare psicoeducazione ossia dare gli strumenti per capire il meccanismo che si è creato e trovare insieme un modo veramente equo per gestire l’economia di coppia. Non si tratta di decidere chi abbia ragione e chi torto, ma di individuare bisogni e costruire patti di coppia che permettano ad ogni componente di sentirsi adulto, libero e sullo stesso piano. Non c’è una formula giusta per tutte le coppie, ma in nessuna coppia il denaro dovrebbe diventare un modo per delegittimare desideri e bisogni. Quindi parlare di soldi anche in terapia vuol dire parlare del modo in cui scegliamo di essere coppia.

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