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Tassa sugli abbracci, quando anche salutarsi diventa una voce di spesa

Otto sterline per cinque minuti davanti al terminal. Negli aeroporti del Regno Unito salutare una persona cara è diventato a pagamento. La tassa sugli abbracci non parla solo di traffico o sostenibilità, ma di come il mercato stia ridefinendo il valore del tempo, delle relazioni e dei gesti affettivi più semplici.

Tempo di lettura: 4 minuti

Valentina Ciannamea
Valentina Ciannamea

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Giornalista esperta di mondi digitali con un background da sociologa

La tassa sugli abbracci: salutare in aeroporto chi parte è diventato a pagamento

È stata ribattezzata la tassa sugli abbracci: otto sterline per cinque minuti, un’altra sterlina al minuto se sfori, massimo dieci minuti. Il tempo sufficiente per parcheggiare male, scendere dall’auto, prendere la valigia, dirsi “scrivimi quando atterri” e darsi un abbraccio veloce. Tutto cronometrato.

Dal 1° gennaio, in diversi aeroporti del Regno Unito salutare qualcuno al terminal è ufficialmente a pagamento, a London City, Heathrow e Bristol. Non è una metafora: è una tariffa. Si chiama drop-off fee, ma quello che stai comprando non è solo il diritto di fermarti con l’auto, è  il diritto di fermarti per accompagnare qualcuno, magari di caro, che sta per partire.

È come se, nella scena finale di “Love Actually”, tra gli arrivi di Heathrow, chi aspetta una persona cara dovesse tirare fuori il telefonino per pagare e poter restare lì ad abbracciarla qualche minuto. Non sarebbe più un ritorno: sarebbe un sentimento a tempo, con l’emozione trasformata in tariffa.

Non è (solo) una tassa sul traffico

La versione ufficiale parla di sostenibilità, meno auto, meno congestione e l’incentivo ad usare i mezzi pubblici, tutte cose sensate sulla carta. Ma poi scopri che, secondo un’analisi del Corriere della Sera su migliaia di aeroporti nel mondo, quelli britannici sono gli unici a far pagare il saluto. Altrove esistono aree Kiss&Go, 10 – 15 minuti gratuiti davanti al terminal. Succede anche a Roma e Milano.

Nel Regno Unito, invece, l’abbraccio diventa una linea di ricavo “alternativo” tanto che si presume varrà da solo circa 150 milioni di sterline nel 2026. Non si tratta di un servizio premium, ma di un momento ordinario della vita.

Dal mercato all’intimità

Anche se si pagassero pochi centesimi, il tema fondamentale non è l’importo, ma il fatto di pagare una qualsiasi cifra per un momento di relazione tra le persone. 

È la stessa soglia di cui parla Michael Sandel nel suo libro “Quello che i soldi non possono comprare”. Questa è la differenza tra un’economia di mercato, che organizza la produzione, e una società di mercato, dove tutto è in vendita. Quando introduci un prezzo in una sfera che prima ne era priva, non stai solo regolando un comportamento: stai cambiando il significato di quel comportamento.

Per esempio, puoi pagare qualcuno per saltare una fila o perché stia al posto tuo, ma pagare per salutare trasforma il gesto d’affetto in un’emozione confezionata. Secondo Sandel, il rischio non è moraleggiare contro il denaro, ma smettere di chiederci dove il denaro dovrebbe fermarsi. Perché alcuni beni come l’amicizia, il dono, l’amore, la cura se passano attraverso il mercato si impoveriscono. Non diventano più efficienti: diventano altro.

Dal “Kiss&Fly” al “Pay&Go”

Se tutto ha un prezzo, smetteremmo di chiederci che cosa vale e ci limiteremmo a chiedere “quanto costa?”.  Le esperienze affettive sono diventate biglietti: è il caso ad esempio dell’annunciato matrimonio dei Me Contro Te. Al posto dell’invito agli amici più intimi con cui voler festeggiare un momento felice della propria vita, c’è un ticket per un pubblico di sconosciuti, anche se fan, che crederanno a quella felicità costruita per fare cassa. 

Non importa il giudizio sul singolo caso. Importa la direzione che sta prendendo la società nei confronti delle relazioni, dove non siamo più cittadini che abitano spazi condivisi e rituali comuni, ma individui che accedono a quei momenti attraverso micro-permessi a tempo, concessi dietro pagamento. E per di più apparentemente questa trasformazione viene spiegata attraverso un’idea di miglioramento: evitare la congestione del traffico. 

Il mercato entra in spazi che prima erano regolati da norme sociali, etiche, relazionali, e lo fa promettendo semplicità: paghi e risolvi. Ma che tipo di società costruiamo quando sempre più spesso pagare diventa il modo principale per stare insieme e per partecipare?

Magari nessuno a Londra protesterà per questo, visto che non c’è tempo per restare bloccati in aeroporto a causa del traffico e che potrà sembrare naturale. Ma vogliamo davvero vivere in un mondo in cui tutto ha un prezzo, o ci sono ancora cose che dovrebbero restare senza costo perché hanno valore?

È proprio questo che rende la questione simbolicamente potente: non si tassa l’uso di un servizio complesso, ma un atto ordinario di relazione, il momento di passaggio tra l’essere insieme e il separarsi. Un gesto che, fino a poco tempo fa, non aveva nome né prezzo. 

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