L’app
di Rame

Cos’è il “salario giusto” e come funziona

Con il Decreto Primo Maggio sono entrate in vigore delle novità finalizzate a garantire a tutti i lavoratori un “salario giusto” . Vediamo da vicino cosa e cambiato e cosa possiamo fare noi lavoratori per capire se la nostra retribuzione è in linea con il minimo previsto dai contrati collettivi nazionali.

Tempo di lettura: 3 minuti

salario giusto
Foto di Ian Dooley

Con il Decreto Primo Maggio (D.L. n. 62 del 30 aprile 2026) è stato approvato il cosiddetto “salario giusto” come condizione necessaria, per i datori di lavoro, per accedere a sgravi e incentivi. Ma cosa vuol dire concretamente? E come si traduce nella busta paga dei lavoratori? In pratica, il salario giusto è quello che:

  • rispetta i minimi stabiliti dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicabile al tuo settore e alla tua mansione e siglato dalle organizzazioni più rappresentative;
  • non ti lascia in una condizione di povertà lavorativa, pur facendo il tuo lavoro a tempo pieno.

Come funzionano i contratti collettivi nazionali

Per capire come sarà garantito il salario giusto nelle intenzioni del legislatore, partiamo dai contratti collettivi. In Italia non esiste un salario minimo legale universale, come avviene in altri Paesi europei. I minimi retributivi sono invece fissati dai contratti collettivi nazionali di lavoro, negoziati tra le organizzazioni sindacali e quelle datoriali per ciascun settore: commercio, metalmeccanica, edilizia, sanità privata, e così via. Fissare un minimo per ogni categoria aiuta a proporzionare la retribuzione alla mansione svolta, da adeguare poi all’orario di lavoro e alle specificità del lavoro del singolo (ad es. su turni, livello di specializzazione ecc.).

Il contrasti ai contratti “pirata”

L’obiettivo del decreto è quello di scongiurare l’applicazione dei cosiddetti “contratti pirata”, una pratica in aumento negli ultimi anni. Si tratta di contratti collettivi siglati da sindacati minoritari e associazioni imprenditoriali poco rappresentative delle parti sociali, creati e applicati allo scopo di abbassare i minimi retributivi e i diritti previsti dai CCNL confederali. Il decreto interviene su questo, stabilendo che i contratti diversi non possono prevedere un trattamento economico complessivo inferiore a quello del contratto collettivo rappresentativo di riferimento; e condiziona l’accesso agli incentivi pubblici al rispetto di tale trattamento

La novità di maggio 2026: il codice CCNL in busta paga

Da maggio 2026, con il Decreto Primo Maggio (D.L. n. 62 del 30 aprile 2026), è scattato inoltre una novità concreta per tutti i lavoratori dipendenti. I datori di lavoro hanno l’obbligo di indicare in busta paga il codice alfanumerico unico del CCNL applicato al rapporto di lavoro. Una misura inserita nel capo dedicato proprio alle “disposizioni in tema di salario giusto”.

Grazie a quel codice, il lavoratore può verificare quale contratto collettivo viene applicato e, consultando le tabelle pubbliche, capire se i minimi retributivi vengono rispettati. Lo stesso codice sarà usato da Ministero del Lavoro, Ispettorato Nazionale del Lavoro, INPS e CNEL per monitorare l’effettiva applicazione dei contratti e individuare eventuali anomalie. Nel cedolino, cerca voci come “CCNL”, “codice contratto” o “codice CNEL” per trovare il codice identificativo del tuo CCNL.

CCNL: da cosa è composta la tua retribuzione

Le retribuzioni minime previste dai CCNL tengono conto di tutto ciò di cui è formato uno stipendio. Non solo le voci  fisse, anche quelle variabili:

  • straordinari o indennità previste, ad esempio, per il lavoro festivo o notturno;
  • le voci differite: tredicesima e quattordicesima;
  • welfare contrattuale;
  • assistenza sanitaria integrativa;
  • ente bilaterale.

Ognuna di queste voci è regolamentata dal CCNL di riferimento in base al livello di inquadramento del lavoratore. Il CCNL fissa anche gli scatti di anzianità: ovvero ogni quanto è previsto un aumento di livello, che porta con sé un aumento di retribuzione prestabilito. Eventuali ulteriori aumenti o premi sono a discrezione del datore di lavoro.

Condividi

Rame è sostenuta da

Sostenitori