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Perché il prezzo della benzina sale anche quando il petrolio non aumenta

Negli ultimi giorni il prezzo di benzina e diesel in Italia è tornato a salire, mentre il petrolio sui mercati internazionali mostra movimenti più incerti. Questo apparente paradosso dipende dal fatto che i prezzi non sono determinati solo dal petrolio reale, ma soprattutto dai contratti finanziari che puntano sul suo prezzo futuro e dalle aspettative degli operatori sui possibili sviluppi geopolitici.

Tempo di lettura: 4 minuti

prezzo benzina

Negli ultimi giorni il prezzo dei carburanti in Italia è tornato a salire mentre sui mercati internazionali il petrolio si muove in modo molto più incerto. È uno di quei paradossi che tornano ciclicamente quando esplode una crisi geopolitica. Le tensioni tra Iran, Stati Uniti e altri attori regionali nel Golfo Persico hanno fatto reagire immediatamente i mercati energetici. Anche se non si è ancora verificata una vera interruzione delle forniture, il rischio che possa accadere è sufficiente per spingere gli operatori finanziari a rivedere le loro aspettative. Lo si vede nella cronaca economica di queste ore: il petrolio è uno dei primi asset a reagire alle tensioni geopolitiche, perché il timore di una riduzione dell’offerta si traduce subito in una pressione sui prezzi. Il punto però è che i prezzi alla pompa spesso cambiano prima ancora che cambi qualcosa nel petrolio reale.

Il petrolio che determina i prezzi spesso non è quello reale

Quando nei notiziari sentiamo parlare del prezzo del petrolio, di solito si tratta del Brent o del WTI. Ma quel prezzo non è quasi mai quello del petrolio fisico che in quel momento entra nelle raffinerie. È il prezzo dei futures. I futures sono contratti finanziari che permettono di comprare oggi una materia prima che verrà consegnata in futuro a un prezzo stabilito oggi. In pratica si negozia il prezzo che il petrolio avrà tra uno, tre o sei mesi. Questo significa che i mercati reagiscono prima alle aspettative che ai fatti. Se cresce il rischio di una guerra nel Golfo Persico, da cui passa una quota enorme del petrolio mondiale, gli operatori iniziano subito a comprare futures temendo che l’offerta possa ridursi.

Il prezzo sale immediatamente anche se, nel mondo reale, il petrolio continua a scorrere negli oleodotti esattamente come prima. Per capire il meccanismo basta pensare a una scena famosa del film Una poltrona per due. Nel finale i protagonisti speculano sui futures del succo d’arancia alla Borsa di New York. Non stanno comprando succo d’arancia reale ma contratti sul prezzo futuro del succo d’arancia. Se si diffonde la notizia di un cattivo raccolto, il prezzo dei futures sale subito anche se il succo già nei magazzini non è cambiato di una goccia. Il petrolio funziona allo stesso modo.

Perché il prezzo alla pompa sale subito

Qui nasce la domanda che molti automobilisti si fanno: se i distributori stanno vendendo carburante acquistato giorni o settimane prima, perché il prezzo aumenta immediatamente? La risposta sta nel cosiddetto costo di sostituzione. Il gestore di un distributore non guarda soltanto quanto ha pagato la benzina che sta vendendo oggi, ma soprattutto quanto gli costerà riempire di nuovo il deposito domani.

Se il prezzo all’ingrosso sta salendo rapidamente, il listino alla pompa viene aggiornato quasi subito per evitare di vendere carburante a un prezzo troppo basso rispetto al costo del prossimo rifornimento. È anche il motivo per cui i prezzi reagiscono molto rapidamente alle tensioni internazionali. Negli ultimi giorni, ad esempio, diversi osservatori hanno segnalato nuovi aumenti di benzina e diesel nonostante le oscillazioni del petrolio sui mercati, come racconta anche un’analisi pubblicata dal Fatto Quotidiano.

Il grande classico: il prezzo sale come un razzo e scende come una piuma

C’è poi un fenomeno che gli economisti studiano da decenni. In inglese si chiama rockets and feathers: i prezzi della benzina salgono come un razzo quando il petrolio aumenta e scendono lentamente come una piuma quando il petrolio diminuisce. Quando il prezzo del greggio sale, tutta la filiera energetica si adegua molto rapidamente. Quando invece scende, l’aggiustamento è più lento perché nel sistema restano scorte acquistate a prezzi più alti, contratti di fornitura già firmati e dinamiche commerciali che si muovono con più gradualità. È proprio questo scarto tra mercati e distributori che denunciano le associazioni dei consumatori.

In un comunicato diffuso in questi giorni, Federconsumatori parla di una vera e propria “doppia velocità” tra quotazioni del petrolio e prezzi alla pompa: mentre il greggio registra riduzioni, la benzina ha raggiunto circa 1,78 euro al litro e il diesel 1,97 euro nel self service. Secondo l’associazione sarebbe necessario intervenire rapidamente per evitare nuovi fenomeni speculativi, ad esempio con un taglio temporaneo delle accise e un rafforzamento del meccanismo dell’accisa mobile. Il problema non riguarda soltanto chi fa il pieno. In Italia oltre l’86 per cento delle merci viaggia su gomma e ogni aumento del carburante si riflette rapidamente sul prezzo dei beni di largo consumo. È per questo che le tensioni internazionali, anche quando restano lontane migliaia di chilometri, finiscono quasi sempre per arrivare fino al distributore sotto casa.

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