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Financial runway: come misurare la tua resilienza finanziaria

Hai mai sentito parlare della financial runway? Nel mondo delle startup, è il numero di mesi in cui un’azienda può continuare a operare prima che finiscano le sue riserve di cassa. Serve, in altre parole, a misurare la propria autonomia finanziaria, e negli Usa gli esperti di finanza l’hanno riadattata ai privati cittadini, per aiutarli a calcolare il loro livello di resilienza. Qui spieghiamo la formula, e come usarla.

Tempo di lettura: 5 minuti

Giorgia Nardelli
Giorgia Nardelli

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Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.

come misurare la tua resilienza finanziaria
Foto di Noah Silliman

Abbiamo parlato spesso nelle guide di Rame di fondo di emergenza, e di quanto sia importante accantonare delle somme di denaro per avere un ombrello in caso di pioggia. Chi ci segue avrà imparato anche le domande da farsi per capire quanti soldi è bene avere da parte, per sentirsi protetti. La regola generale è nota: l’importo ideale rientra in un range che va dai 3 ai 6 mesi di stipendio o di entrate medie, da modulare in base alla situazione familiare e lavorativa. D’altra parte, in tempi di caroprezzi, mettere via cifre importanti può diventare un’impresa, e la percezione di “non farcela” può farci sentire inadeguati o generare ansia e insicurezza. Esiste un modo, però, per governare a situazione anche se non si arriva all’optimum, e che ci può aiutare a fotografare la nostra reale resilienza finanziaria, ed è la cosiddetta financial runway. 

Che cos’è la financial runway

L’espressione è mutuata dal linguaggio imprenditoriale, e ha a che fare con il mondo delle startup. La financial runway non è altro che il numero di mesi in cui un’azienda può continuare a operare prima che finiscano le sue riserve di cassa. Nel mondo anglosassone, la formula è però stata traslata nel mondo della finanza personale, ed è utilizzata per calcolare l’autonomia finanziaria delle famiglie. È una regola base che aiuta i consumatori a conoscere la loro capacità di reazione a shock finanziari come la perdita di un lavoro, e che dà la misura della propria resilienza.

La formula è semplice: Mesi di autonomia = Risparmi liquidi ÷ Spese essenziali mensili.

C’è però un particolare sostanziale, che caratterizza la financial runway personale e la distingue da quella propriamente detta. L’indice non misura, infatti, quanti mesi di autonomia restano mantenendo lo stesso tenore di vita di sempre, ma quanti mesi si riescono a coprire garantendo esclusivamente i bisogni primari, in assenza appunto di entrate.

Le tre categorie di spesa

Proprio per questa ragione, il calcolo della formula andrà preceduto da un altro esercizio, che presuppone metodo e calcolo. Niente di complicato, in realtà: gli step da seguire sono essenzialmente tre, e il primo consiste nell’analizzare le uscite mensili degli ultimi mesi (se ne possono scegliere tre), e in un secondo momento, dividerle in tre categorie. Servirà a capire cosa si può tagliare e quanto velocemente lo si può fare.

Il primo livello, per esempio, che potremmo catalogare con il colore rosso, riguarda le spese necessarie e non negoziabili nel breve periodo, come quelle per l’affitto o il mutuo, le utenze, la spesa alimentare di base, le assicurazioni, le rate dei finanziamenti, ecc. Un secondo livello, che potremmo definire giallo, ha invece a che fare con le spese utili a cui si può rinunciare in parte, o che si possono sostituire con alternative più economiche (abbonamenti a servizi utili, spesa alimentare di fascia alta, trasporti accessori, spese professionali come i corsi di aggiornamento, abbonamenti a servizi o noleggio di attrezzature). Infine c’è il terzo livello, quello verde, che abbraccia tutto ciò che non è essenziale, e che può essere disattivato da un giorno all’altro, come viaggi, shopping, ristorazione, hobby costosi, grandi acquisti, ecc.

Il passaggio successivo, la scelta

Completato questo passaggio, toccherà scegliere cosa far rientra nelle spese fisse. Ci saranno ovviamente le uscite del primo livello, quelle indispensabili per la sopravvivenza, e un budget ridotto all’osso potrebbe anche contemplare solo ed esclusivamente quelle. Potremo però anche decidere che ci sono piccole spese discrezionali a cui, pur non essendo vitali, non siamo disposti a rinunciare o che non vogliamo sostituire con un’alternativa più economica, perché considerate un investimento per il lavoro o in qualità della vita. Subito dopo, passeremo in rassegna le voci che possono essere compresse in qualcosa di più economico (benzina, utenze, abbonamenti): il consiglio qui è di selezionare quelle alle quali potremmo dire addio, e a quali no.

A quel punto potremo mettere a punto una lista di quelle che sono le spese davvero fisse. Il passaggio successivo sarà dividere i propri risparmi totali per questo numero. Il risultato dell’esercizio darà il numero di mesi di autonomia finanziaria che potremmo avere riducendo il budget all’osso, oppure aggiungendo via via piccole uscite ritenute vitali anche se non strettamente necessarie. La formula andrà insomma personalizzata, proprio per farci un’idea di quanta autonomia potremmo avere a disposizione di volta in volta, in base a ciò che sceglieremo di tagliare o lasciare.

Scarica qui la tabella per calcolare la tua resilienza finanziaria!

Uno sguardo alle tempistiche

Perché fare questo esercizio? Intanto, spiegano i financial coach d’Oltreoceano, perché restituisce la misura reale della propria capacità di reazione in caso di emergenza, in pochi minuti. Se, per esempio, una persona ha uscite totali per 2.000 euro al mese, ne ha accantonate 6.000, e ha spese fisse per 1.300 euro mensili, scoprirà di avere un periodo cuscinetto di 4,6 mesi, accorciabile fino a 3.

Attenzione, però, perché nella pratica, azzerare alcuni capitoli di spesa può non essere così immediato, andrà calcolata anche la velocità di reazione, e cioè il tempo in cui ciascuna voce da eliminare potrà davvero essere cassata. Per esempio, ci sono abbonamenti alle palestre che si sottoscrivono per un anno intero, rateizzando la somma da pagare, e quella voce di spesa non può essere azzerata fino alla fine del prestito. E ci sono contratti che prevedono una durata determinata, e non possono essere disdetti. Meglio allora includere queste spese nella formula finale, perché, benché non essenziali, restano comunque obbligate. 

La doppia funzione

Dividere le spese tra essenziali e irrinunciabili, sapere quali possono essere subito tagliate e quali no, diventa un esercizio prezioso anche nei momenti di “magra”, quando le circostanze ci impongono di essere più severi sul budget. Negli Usa questo modello di pianificazione finanziaria di emergenza, che include solo le uscite strettamente necessarie si chiama “bare-bones budget” (letteralmente “budget ridotto all’osso”) ed è consigliato quando appunto diventa indispensabile stringere al massimo la cinghia. Se le priorità sono ben chiare, applicarlo è più semplice.

Scarica qui la tabella per calcolare la tua resilienza finanziaria!

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