Come funzionano le pensioni per i liberi professionisti

Oggi voglio affrontare il tema della contribuzione previdenziale, ovvero ciò che è necessario pagare oggi per poterci permettere un domani di avere una pensione. Spesso ce ne dimentichiamo, perché troppo concentrati sull’imposizione fiscale. E invece è ciò che pesa maggiormente nelle nostre tasche.

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Come sempre mi rivolgo a chi è intenzionato ad aprire una partita IVA (o che già ce l’ha) tralasciando, per adesso, il mondo dei lavoratori dipendenti, per i quali i contributi previdenziali, al pari dell’IRPEF, vengono trattenuti e versati dal datore di lavoro.

Il mondo business può essere diviso, per questo argomento, in due macro classi: professioni e imprese.

Le professioni, a loro volta, si distinguono nelle cosiddette professioni  “ordinistiche” e il resto del mondo. Per le prime, in relazione alla tipologia di professione esercitata, è istituita una Cassa di previdenza privata, per citarne alcune: la Cassa Forense per gli avvocati, l’Inarcassa per gli ingeneri e la Cassa geometri.

Ognuna di queste istituzioni previdenziali ha le sue regole, ma quasi tutte prevedono delle agevolazioni per i primi anni di attività (quindi se sei intenzionato ad aprire la partita IVA informati presso la tua Cassa).

Tutto il resto dei professionisti che in gergo vengono chiamati “scassati”, appunto perché non dotati di cassa privata di previdenza, si devono iscrivere alla tanto temuta gestione separata dell’Inps, che è un bel calderone dove ci finiscono dentro tantissime professioni diversissime tra loro (dall’insegnante di yoga al web designer).

La percentuale della contribuzione per l’anno 2022 è pari al 26,23% calcolata sul reddito imponibile ed il versamento è previsto in linea con i pagamenti collegati alla dichiarazione dei redditi, e quindi giugno (unica soluzione o a rate) e novembre.

Facciamo un esempio: hai deciso di aprire la partita IVA nel 2022 come dietista e sei quindi obbligata all’iscrizione alla gestione separata dell’Inps; il primo anno di attività è un pò un “liberi tutti”, ovvero non si paga nulla, in quanto la contribuzione funziona con la tecnica dei saldi e acconti. Il calcolo dei contributi verrà effettuato con la dichiarazione dei redditi dell’anno 2022 che verrà predisposta a giugno del 2023; in quel mese (in un’unica soluzione o a rate) dovrai versare il saldo dei contributi Inps calcolati sul reddito realizzato nel 2022 supponiamo per complessivi 2mila euro; il punto fondamentale è sapere che sempre nel 2023 dovrai versare anche l’acconto per l’anno in corso pari esattamente a quanto hai versato per il 2022, e quindi altri 2mila euro (divisi tra giugno e novembre 2023); poi dal terzo anno (2024), a parità di reddito, le cose si stabilizzeranno e dovrai versare principalmente la parte destinata all’acconto (in quanto il saldo sarà già parzialmente coperto dall’acconto versato l’anno precedente).

Quindi il primo anno di sicuro si parte leggeri, ma è bene accantonare un pò di risorse per l’anno successivo per non farsi trovare impreparati.

Nella prossima puntata analizzeremo invece la contribuzione Inps per le imprese (artigiani e commerciati, per i quali al contrario dei professionisti, la possibilità di uno sgravio contributivo nel caso di applicazione del regime agevolato è prevista).

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