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AI per gestire il denaro, cosa chiedere e cosa no

Intelligenza Artificiale e finanza personale. Sembra uno strano binomio, ma sono sempre di più gli utenti che usano chatbot e strumenti AI come assistenti per gestire, amministrare e investire i propri risparmi. È una strategia sicura? Ecco una guida dove, con l’aiuto degli esperti, spieghiamo cosa fare, e come farlo al meglio, e a cosa fare attenzione.

Tempo di lettura: 11 minuti

Giorgia Nardelli
Giorgia Nardelli

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Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.

AI per gestire il denaro

Con l’intelligenza artificiale facciamo tantissime cose. Ci facciamo scrivere frasi per i biglietti di auguri, programmare tour e viaggi, scrivere report di riunioni e leggere referti di analisi. Ma c’è dell’altro, qualcuno inizia a usarla anche per farsi aiutare a gestire i propri soldi. Budget, analisi di spesa, letture di documenti complessi, persino consigli finanziari: chatbot come ChatGpt o Gemini AI possono fare tutto questo, e secondo alcuni sondaggi sono già tantissimi i giovani che utilizzano strumenti analoghi persino per avere indicazioni su come investire i propri soldi. Utile, rischioso, o esiste una via di mezzo? Con l’aiuto di due esperti, uno di AI, uno di investimenti, abbiamo cercato di capire in cosa le AI possono darci un aiuto prezioso, e in che casi è meglio lasciar perdere.

Cosa l’AI sa fare bene: orientamento e semplificazione

«Le AI possono essere utili soprattutto come strumento di orientamento e di riduzione della complessità», premette Alberto Puliafito, giornalista esperto di strategie digitali e grande conoscitore delle AI, che lui definisce rigorosamente al plurale: “una scelta specifica per evitar di umanizzarle e ricordare che sono prodotti e servizi”. Il suo primo consiglio è il seguente: «Bisogna essere molto lucidi e ricordarsi che le AI non sanno cosa voglia dire “gestire i soldi”: non hanno responsabilità, né patiscono le conseguenze delle decisioni. Questo è il vero discrimine politico ed etico».

Cosa possono fare, allora, i diversi strumenti? «Possono aiutarci a capire meglio informazioni che altrimenti resterebbero opache, tradurre il linguaggio tecnico, aiutarci a mettere ordine, mostrarci strumenti, alternative, idee. Non possono prendere le decisioni al posto nostro. Per esempio, possiamo chiedere alle AI di aiutarci a fare un budget per un progetto, o a darci suggerimenti per raggiungere obiettivi di risparmio. E lavorare sui suggerimenti che ci danno, senza prenderli per verità assolute».

Cosa puoi fare: educazione finanziaria, meglio se con verifica 

Una buona idea, dunque, può essere quella di fare a un chatbot domande per comprendere meglio argomenti e concetti legati alla finanza personale, ostici per la maggior parte di noi. Possiamo domandare loro di spiegarci certi termini o definizioni, e porre più domande su un argomento, chiedendo di adattare le risposte al nostro linguaggio o di fornire esempi concreti, e questo perché uno dei vantaggi degli strumenti di AI è la possibilità di partecipare a conversazioni bidirezionali: ci forniscono la risposta, noi gli chiediamo spiegazioni su un aspetto che non è chiaro, di riformularlo in termini più semplici, finché il quadro non è chiaro.

«Per l’informazione finanziaria di base le AI possono essere sufficientemente accurate. Concetti, meccanismi generali, differenze tra strumenti, logiche di funzionamento», conferma Puliafito, con un avvertimento: «Purtroppo le versioni gratuite rischiano di avere parecchi limiti e di fare errori più di quelle a pagamento. È un dato di fatto (a meno di avere le competenze per usare i modelli open source). In ogni caso, è importante verificare sempre tutto: con un po’ di dimestichezza, si arriva a farlo senza perdere tempo. Ci sono, per esempio, le funzioni di deep research che possono essere molto utili, (cavano più a fondo su un argomento selezionando molte più fonti e analizzando con attenzione dati e informazioni, producendo analisi e report più accurati, ndr.)».

Fai domande accurate, per avere risposte intelligenti

Per tutti, il consiglio è di fare attenzione alle fonti, chiedere al chatbot di usarne solo alcune o di usarne tante, a seconda dei casi, e questo ci porta a un altro tema strettamente connesso con l’AI, quello della qualità dei quesiti che poniamo. «Potremmo dire che le risposte sono tanto “intelligenti” quanto “intelligenti” le domande, ci sono studi che lo confermano», dice l’esperto.

«È per questo che occorre impegnarsi per un’AI literacy, una consapevolezza rispetto all’uso delle AI. Che non significa imparare il prompt engineering, ma che vuol dire, invece, imparare a dare contesto, dichiarare obiettivi e vincoli. Cioè, a usare il linguaggio naturale in maniera consapevole. Poi, le risposte che otteniamo spesso richiedono un lavoro ulteriore: fare una domanda in più, fare l’editing delle risposte e riproporle alla macchina. Insomma, le AI non premiano la vaghezza. Funziona molto meglio quando ci sappiamo spiegare. Non è una questione tecnica, è una competenza culturale: saper formulare un problema», chiarisce il giornalista che conclude: «Se le si tratta come oracoli solo perché maneggiano il linguaggio naturale, la relazione umani-macchine, fallisce. L’idea che dovrebbe guidarci è, in fase di riflessione, usarle come interlocutori che ci obbligano a esplicitare il nostro pensiero. In questo modo la relazione può funzionare molto bene».

Cosa puoi fare: farti leggere un contratto

Un altro possibile utilizzo, molto utile delle AI può essere quello di far “leggere” documenti complessi. Poniamo che ci venga proposta un’assicurazione, prima di firmare possiamo domandare al nostro chatbot di chiarire quali sono le coperture, i massimali, le esclusioni e altre informazioni di primaria importanza che spesso rinunciamo a guardare per mancanza di tempo, e perché spesso questi documenti sembrano scritti proprio con l’intento di essere poco comprensibili.

«Questo è sicuramente uno degli usi più sensati oggi» chiosa Puliafito. «L’AI può aiutare a individuare rapidamente le parti critiche, le esclusioni, le clausole che di solito vengono ignorate. Può tradurre il linguaggio burocratese in linguaggio “umano”. Fa risparmiare tempo e migliora la consapevolezza. Ma non sostituisce una lettura attenta né un parere esperto quando in gioco ci sono conseguenze economiche rilevanti. Una strategia potrebbe essere far valutare lo stesso contratto da due modelli di AI diverse, per esempio. D’altra parte, se pensiamo al modo in cui di solito “leggiamo” le cose, soprattutto da quando molte operazioni si fanno online, avere uno strumento che sintetizza e mette in evidenza i rischi è comunque meglio di scrollare velocemente e fare un click inconsapevole».

Cosa fare: ottieni aiuto per la gestione del budget, ma…

Chiunque di noi ci abbia provato lo sa bene, la gestione del budget può richiedere molto tempo, soprattutto quando non abbiamo ancora le idee chiare, e sicuramente l’intelligenza artificiale può facilitarci la vita automatizzando alcuni degli aspetti più noiosi, come la classificazione delle transazioni, o l’analisi delle uscite. Basta inserire le informazioni per ottenere in pochi secondi report, considerazioni valide. Ma c’è un ma. Gli strumenti di intelligenza artificiale, infatti, sono più efficaci nel fornire dati quantitativi rispetto a quelli qualitativi. In altre parole, se volessimo usarli per aiutarci ad analizzare il nostro budget e per farci consigliare dove risparmiare, potremmo ottenere indicazioni lontane da noi, perché banalmente quel chatbot non sa a cosa teniamo di più e a cosa potremmo rinunciare con più facilità.

Spiega Puliafito: «Le AI sono bravissime a dire dove si spende troppo, a individuare pattern, a proporre tagli “razionali”. Ma la finanza personale, per quel che ne so pensando al mio caso personale, appunto, non è solo razionalità: è fatta di valori, identità, desideri, rinunce accettabili e rinunce intollerabili. Su questo le AI non possono decidere ma possono aiutare a rendere esplicite queste scelte».

«Una prova che si può fare è questa. Scrivere dentro un large language model (versione a pagamento) questa frase: “Vorrei usarti come assistente esperto per la mia gestione finanziaria personale. Di cosa hai bisogno da parte mia per aiutarmi al meglio?” Così la macchina ci farà delle domande a cui saremo costretti a rispondere. Questo è un punto di partenza molto buono per far funzionare il tutto. La chiave è la personalizzazione: se lasciamo che una macchina decida come “ottimizzare” senza personalizzare, il rischio è che lo faccia senza tener conto di come siamo noi».

AI e investimenti:

Eccoci ora arrivati al capitolo investimenti, argomento delicato, ma attualissimo. Secondo un’indagine di eToro, il 53% dei piccoli  investitori italiani che frequentano la piattaforma sono sempre più aperti all’idea di usufruire dell’intelligenza artificiale nella costruzione dei propri portafogli di investimento. E il trend non riguarda solo i più giovani, dove la percentuale sale al 65%, ma anche gli adulti.

«È senz’altro una buona notizia, perché l’AI viene usata per capire le cose, in particolare le nuove generazioni cominciano a servirsene per avvicinarsi alla finanza, farsi spiegare concetti complessi in modo semplice», dice subito Massimo Citoni, Country head per l’Italia di eToro. «Lo strumento diventa un problema quando viene visto come scorciatoia per prendere decisioni, senza comprenderne i rischi, anche perché in finanza non esistono consigli validi per tutti».

Cosa puoi chiedere prima di investire: dal “cos’è un Etf” alla trimestrale

Anche in questo caso, l’intelligenza artificiale può essere preziosa per conoscere argomenti di cui si sa poco o che non si comprendono a pieno: facendo tesoro dei consigli dati nei paragrafi precedenti, possiamo informarci su cos’è un Etf, farci spiegare una plusvalenza, e andare a conoscere informazioni che generalmente sono patrimonio di pochi addetti ai lavori.

«Uno strumento di AI è in grado di illustrare cosa sono le cripto e cosa sta succedendo sui mercati, ma anche farci capire la trimestrale di una società quotata, informazione a cui chi ha un livello di alfabetizzazione finanziaria medio oggi non avrebbe accesso né comprensione. I chatbot sono allenati per esprimersi in parole semplici, rendere note e comprensibili informazioni un tempo disponibili solo a una ristretta cerchia di persone. E può andare anche un po’ più in là, disponendo dei dati sufficienti. Il nostro assistente virtuale Tori, per esempio, è in grado di dire ai nostro utenti, caso per caso, se il loro portafoglio è abbastanza diversificato, sulla base della loro situazione personale».

Cosa non fare con l’AI: farsi consigliare

Come dice Puliafito, però, il problema con le AI nasce quando passiamo dal “come funziona” al “che cosa conviene fare a me”, perché in quel momento «l’accuratezza generale non basta più e serve sempre una verifica», e questo vale anche per gli investimenti.  Una cosa dunque è chiedere delucidazioni, per avere più consapevolezza e comprendere i rischi legati ai diversi prodotti, altro è farsi suggerire strategie o scelte precise.

Dice Citoni: «Il vero rischio, qui, è che potremmo essere tentati di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per ottenere suggerimenti, chiedere per  esempio quali sono i titoli azionari su cui investire o la migliore criptovaluta da acquistare. Così facendo, però, la decisione viene spostata da noi alla macchina e non va bene», spiega Citoni.

«La regola numero uno in finanza, è che per prendere una decisione informata l’investitore deve avere un quadro completo non solo del panorama esterno. La scelta va valutata sulla propria situazione finanziaria, i debiti contratti, le riserve, il reddito, il personale approccio alla finanza e l’attitudine al rischio, nonché l’ambizione di ritorno annuale. E la risposta di un chatbot non tiene conto di queste informazioni».

Occhio al rischio errore

Non è finita, perché anche quando chiediamo informazioni e scenari, se in gioco ci sono decisioni sui nostri soldi, dobbiamo comunque tenere presente il rischio errore. «Un fattore da tenere presente è la sicurezza eccessiva con cui gli strumenti di Ai tendono a rispondere. Qualsiasi domanda tu gli faccia, tende a darti ragione, e magari se domandiamo consigli su prodotti finanziari, la risposta potrebbe essere troppo diretta, anche quando il contesto è incerto, e le variabili tante» avverte il Country head di eToro.

«Inoltre, quando poniamo un quesito dobbiamo valutare molteplici aspetti. Per esempio, ci siamo resi conto che i chatbot di AI possono non tenere conto delle differenze normative e fiscali nei diversi Paesi, per il solo fatto che l’utente scrive in Italiano, fanno direttamente  riferimento alla normativa fiscale italiana, ignorando magari che questi risieda all’estero» spiega Citoni. «è sempre opportuno fornire quante più informazioni e dettagli possibili nei quesiti, e chiedere speigazion, non limitandosi alla prima rsposta».

La nostra simulazione

Per capire cosa succede, abbiamo caricato su Gemini AI i documenti informativi di due fondi i investimento, chiedendo di indicarci i costi annuali dei prodotti e gli scenari di rendimento. Era stata una nostra lettrice a chiedercelo dopo che i fondi erano stati proposti dalla sua banca. Premesso che il Kid è un documento già molto chiaro di suo, il sistema ci ha spiegato in parole semplici quali sono i costi annuali e quali i costi di uscita, gli scenari di rendimento, aggiungendo che entrambi i prodotti diventano convenienti solo se si resta nell’investimento per diverso tempo, perché i costi hanno un impatto non indifferente, specie se confrontato con la media del mercato dei fondi comuni d’investimento.

Gemini ci ha anche chiarito che il dato è influenzato pesantemente dalla commissione di sottoscrizione, altissima; e che fondi a gestione attiva simili, i cosiddetti Multi-Asset, presentano spesso costi totali annui  più bassi, dimostrandolo con i numeri. «In sintesi, affinché l’investitore ottenga un guadagno netto soddisfacente, il fondo deve generare rendimenti lordi molto robusti per compensare l’attrito fiscale e commissionale», sono state le sue conclusioni.
Un analista ci ha confermato la stessa cosa.

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