Dichiarazione dei redditi 2026, ecco cosa sapere
Il 30 aprile si apre la stagione della dichiarazione dei redditi 2026. Tra le principali novità ci sono le strette alle detrazioni fiscali e qualche beneficio in più. Ecco cosa sapere prima di aprire la precompilata, o di andare al Caf.
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di Giorgia Nardelli
Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.
La stagione della dichiarazione dei redditi 2026 si avvicina, dal 30 aprile il 730 sarà disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate, ed è tempo di preparare i documenti da consegnare al Caf, o per la precompilata. Anche quest’anno, immancabilmente, ci sono alcune novità che ci attendono e cui è bene prepararci. Ecco le cose da sapere.
Redditi medio alti, come funziona il tetto alle detrazioni
Il cambiamento maggiore riguarda i redditi medio alti, investiti da una vera e propria rivoluzione. Nella dichiarazione dei redditi 2026 scatta infatti il tetto alle detrazioni per chi ha redditi sopra i 75.000 euro, novità introdotta con la legge di Bilancio 2025, (ne avevamo parlato qui) ma i cui effetti si vedono oggi.
Cosa succede? Chi supera il tetto potrà portare in detrazione le spese sostenute nel 2025 solo fino a una determinata soglia, calcolata sulla base di un coefficiente familiare: 14.000 per chi ha almeno tre figli, o un figlio con disabilità accertata ai sensi della legge 104/1992; 11.900 per chi ha due figli, 9.800 in presenza di un solo figlio, 7.000 per chi non ne ha. Il tetto parte da 8.000 euro se il reddito supera i 100.000 e ci sono tre figli, per scendere progressivamente con il diminuire della prole, e si azzera sopra i 240.000 euro di reddito.
Il nodo ristrutturazioni, nel 730 la rata ha la precedenza
«Tutte le spese che superano il tetto massimo non si possono recuperare», spiega Mariangela Conti del Caf Cisl Lombardia. «Restano escluse le spese mediche, gli interessi passivi dei mutui e i premi assicurativi contratti fino al 2024. Quanto alle ristrutturazioni, come sappiamo le detrazioni sono spalmate in dieci anni, nel calcolo fa cumulo solo la quota annuale pagata nel 2025. Prendiamo il caso di un contribuente con un figlio e un reddito di 76.000 euro, che potrà quindi portare in detrazione nel 730 2026 un massimo di 9.800 euro. Se ha eseguito lavori di ristrutturazione nel 2025 per 40.000 euro, e ha 20.000 da recuperare in totale, inserirà nella dichiarazione solo la rata annuale di 2.000 euro, che si andrà a sommare alle altre spese detraibili», dice l’esperta.
«Se supera il tetto, potrà dare la precedenza alle spese con le detrazioni più alte, quindi interventi edilizi, che sono al 50%, erogazioni liberali a partiti e onlus (26%), a seguire le altre. Questo aspetto è stato chiarito dall’Agenzia delle entrate, anche la precompilata segue questo criterio», aggiunge.
Le spese sanitarie si scaricano dal sito
Una buona notizia riguarda invece chi in questa fase dell’anno inizia la consueta caccia al tesoro tra scontrini di farmacia e ricevute mediche accumulati durante l’anno precedente, per il calcolo delle spese sanitarie. Già dall’anno scorso non è più necessario conservare questi documenti, ma è sempre utile farlo per confrontare i numeri coni dati della dichiarazione precompilata, e verificare che non ci siano incongruenze da segnalare.
Da quest’anno, c’è un’innovazione che semplifica la vita e consente di avere subito la mappatura completa delle spese trasmesse da farmacie, studi medici e strutture sanitarie all’Agenzia delle entrate. È infatti possibile consultare in anticipo e scaricare un resoconto dettagliato e completo entrando con Spid o Cie nel portale del Sistema tessera sanitaria.
Spese scolastiche, sale la soglia a 1000 euro
Anche il capitolo “figli a carico” è degno di nota. La prima novità riguarda chi ha alte spese scolastiche, perché il tetto dell’importo da portare in detrazione al 19% per ciascun figlio è salito nel 2025 da 800 a 1.000 euro. Nel capitolo di spesa rientrano rette scolastiche, scuolabus, gite, eventuale mensa, ma non libri e materiali scolastici.
La seconda interessa una platea ancora più ristretta, e cioè coloro che vivono con il figlio del coniuge deceduto.
Spiega Conti: «Se il “genitore putativo” convive con il figlio dell’ex coniuge e provvede a lui, può metterlo a carico fiscalmente e “scaricare” le spese detraibili sostenute per la salute, la scuola, ecc, come se fosse suo figlio, anche se questi ha ancora l’altro genitore. In passato la detrazione spettava solo nel caso in cui ci fosse stato il riconoscimento del minore, da quest’anno le maglie si sono allargate».
Familiari a carico, la nuova stretta nel 730
In compenso, è arrivata l’annunciata tagliola sui familiari a carico. Nella dichiarazione dei redditi 2026 scompaiono dall’elenco fratelli, zii e altri parenti conviventi. Restano gli ascendenti, quindi genitori e nonni, che convivono con il contribuente, figli con disabilità accertata ai sensi della legge 104/1992, e coniugi non legalmente separati possono rientrare in questa categoria. Quanto agli altri figli, le detrazioni per famigliare a carico sono riconosciute solo dai 21 ai 30 anni.
«Prendiamo due genitori che convivono con un figlio 31enne che non ha reddito, ed è iscritto all’Università, questi non potranno più usufruire della detrazione per i familiari a carico. Potranno altresì portare in detrazione le spese sanitarie, universitarie, e tutte le altre spese detraibili sostenute per lui, ma dovranno inserire manualmente questi dati in dichiarazione dei redditi, con il codice fiscale del figlio», spiega Conti.
La tagliola colpisce anche i lavoratori extracomunitari residenti in Italia, che fino all’anno scorso potevano indicare come familiari a carico coniugi e figli che vivevano nel Paese di origine. Ora non è più possibile.