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Trump, la Groenlandia e la lezione sui soldi del popolo Inuit

Le parole di Tillie Martinussen, esponente del partito groenlandese di centro-destra Cooperation Party, in risposta all’ipotesi Usa di offrire soldi alla popolazione per passare sotto la loro influenza, hanno fatto il giro del mondo. Ma ancora più interessante del “NO” indirizzato al presidente americano, è la visione del mondo che ne emerge, dove non il denaro, ma lo stato sociale, i valori collettivi, un modello economico più giusto e distributivo, concorrono a formare l’identità collettiva e diventano  elemento di dignità per tutta la comunità.

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Giorgia Nardelli
Giorgia Nardelli

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Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.

trump e groenlandia
Foto di Nick Russil

Tutto si può comprare, avendo la disponibilità, anche un’intera isola, inclusi coloro che la abitano. Sappiamo come la pensa sul denaro Donald Trump, e forse non ha stupito più di tanto l’uscita del presidente degli Stati Uniti sulla Groenlandia, da sempre nei suoi appetiti, ufficialmente per questioni di sicurezza nazionale, nella sostanza perché miniera di metalli rari.

“Greenland is not for sale”

La notizia è nota. Dopo avere ventilato un attacco militare per annettere agli Usa l’isola, provincia indipendente del Regno di Danimarca, il presidente ha “fissato” un prezzo di acquisto per i suoi abitanti: da 10.000 a 100.000 dollari per persona, per convincerli a separarsi dalla Danimarca. Non una sparata. L’agenzia di stampa Reuters ha riferito che funzionari statunitensi avrebbero discusso seriamente sulla possibilità di offrire somme forfettarie ai groenlandesi, un’offerta che dice tantissimo su un certo modo di vedere la politica e il mondo, dove anche gli Stati sovrani sono terre da spartire, e il denaro alternativa indolore alla forza.

Certo un’offerta mortificante per una popolazione che da tempo dibatte sulla propria indipendenza, e tanto è bastato per riempire le piazze della capitale della Groenlandia, Nuuk, e le città danesi, con migliaia di manifestanti in marcia al grido “Greenland is not for sale”, diventato praticamente lo slogan delle proteste.

Un modello economico alternativo

Ancora più interessanti, forse, per questa parte di Occidente, sono però le parole pronunciate da un’esponente del partito groenlandese di centro-destra Cooperation Party, Tillie Martinussen, autrice di un lungo discorso che racconta non solo un popolo, ma un modello economico e sociale alternativo a quello americano, lo stesso modello che ha gettato le basi dell’Europa moderna, e che lentamente l’Europa sembra stare abbandonando.

Martinussen comincia con un secco: «Penso che Trump non conosca il popolo della Groenlandia», per poi mettere in fila le cose che “contano” per il suo popolo:

«Non diamo un grande valore al denaro, alle labbra alla Kardashian, alle tette finte e a cose del genere. In realtà, in Groenlandia non è nemmeno possibile possedere la terra. Si può ottenere un’assegnazione per costruire una casa e si possiede la casa che sta sopra il terreno, ma i Groenlandesi non credono che la terra debba appartenere a una sola persona: è di tutti, così come il mare, che rappresenta una delle nostre risorse più preziose».

Per questo, prosegue, è un grande errore di valutazione pensare che i Groenlandesi possano essere invogliati dal denaro o da qualcosa del genere. «Non è così. E anche se si parlasse, per esempio, di 100.000 dollari a persona, non rinunceremmo all’assistenza sanitaria gratuita. Non rinunceremmo all’istruzione gratuita. Non rinunceremmo a far parte dell’Europa. Tutto questo non lo scambierei con nulla in America. Non scambieremmo il nostro stato sociale per niente», rimarca in un altro passaggio.

Sono parole che non solo sfidano la narrativa economica proposta da Donald Trump, respingendo l’idea che la Groenlandia e il suo popolo possano essere trattati alla stregua di un semplice asset, ma che parlano di attaccamento a valori sociali e collettivi, e rimarcano l’importanza e il valore del welfare state non solo come sistema di protezione sociale, ma come elemento costitutivo dell’identità e della dignità di una comunità.

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