Cos’è la Rita e cosa c’entra con la pensione anticipata
Mai sentito parlare di Rita, la Rendita integrativa temporanea anticipata? È uno strumento che dal 2017 permette di anticipare l’uscita dal lavoro sfruttando il capitale accumulato grazie alla previdenza complementare. Viene da sé: può accedere alla Rita solo chi ha aderito a un fondo pensione o a un Piano individuale pensionistico (Pip). Spieghiamo qui quali sono i requisiti, quali i vantaggi della Rita e a chi conviene davvero.
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di Elisa Lupo
Consulente del lavoro da più di 15 anni, ideatrice, autrice e voce di Previdenti, e IO Lavoro.
Man mano che le possibilità di uscire dal lavoro con qualche anno di anticipo si assottigliano, si parla sempre più spesso di Rita, una prestazione legata alla previdenza complementare. Rita è l’acronimo di Rendita integrativa temporanea anticipata, ed è l’erogazione frazionata del capitale accumulato con la previdenza integrativa, in anticipo rispetto al raggiungimento dei requisiti anagrafici previsti per ottenere la pensione del sistema obbligatorio (per esempio la pensione Inps). Nella sostanza, chi ha aderito a un fondo pensione o a un piano individuale pensionistico (Pip), può scegliere di uscire prima dal lavoro, attingendo in tutto o in parte al capitale accumulato con il fondo pensione o con il Pip.
Come funziona la Rita
La prestazione è stata introdotta per la prima volta dalla legge di Bilancio del 2017, e ha come scopo quello di fornire un reddito a coloro che non svolgono attività lavorativa ma sono ancora relativamente lontani dall’età pensionabile di vecchiaia. Per poter richiedere la Rita è necessario che si verifichino diverse condizioni:
- cessazione dell’attività lavorativa;
- raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia (oggi 67 anni) nel regime obbligatorio di appartenenza entro i 5 anni successivi alla cessazione dell’attività lavorativa (oggi, quindi, è necessario avere raggiunto i 62 anni);
- almeno 20 anni di contribuzione nei regimi obbligatori di appartenenza (requisito minimo per ottenere la pensione obbligatoria);
- almeno 5 anni di partecipazione alla previdenza complementare (requisito minimo per ottenere la pensione complementare).
Le regole per gli inoccupati e la funzione sociale della Rita
Va detto che, in alternativa, la Rendita integrativa può essere richiesta anche dagli iscritti che risultano inoccupati da un periodo di tempo superiore a 24 mesi, e matureranno l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza, entro i dieci anni successivi. La Rita ha quindi una funzione sociale: quella di assicurare un reddito agli iscritti alla previdenza complementare che si trovano nel limbo tra lavoro e pensione e hanno esaurito la Naspi, e questo perché con l’introduzione di questo strumento, il legislatore ha stabilito che in alcune situazioni la funzione previdenziale della previdenza complementare può essere sacrificata a favore della funzione sociale.
Perché funziona, la tassazione agevolata
Il punto di forza della Rita sta certamente nella sua tassazione: la parte imponibile è tassata con una ritenuta a titolo d’imposta del 15%, che si riduce dello 0,30% ogni anno, una volta superato il quindicesimo anno di partecipazione alla forma pensionistica complementare. Il limite massimo di riduzione è del 6%. In pratica, con 35 anni di partecipazione, l’aliquota scende al 9%, e dal punto di vista fiscale, gode degli stessi vantaggi della pensione complementare. Va specificato che trattandosi di una tassazione a titolo d’imposta, gli importi percepiti sotto forma di Rita non fanno cumulo con i restanti redditi imponibili dell’iscritto, ai fini del calcolo dell’Irpef.
A chi conviene
La Rendita integrativa temporanea conviene in linea di massima a chi è inoccupato da lungo tempo e necessita di un’entrata, e a chi cerca un ponte per andare in pensione prima, e ha bisogno di integrare il proprio reddito. Bisogna però essere consapevoli che accedere allo strumento comporterà una riduzione o l’azzeramento della rendita integrativa futura: in caso di utilizzo di tutto o parte del capitale accumulato con la previdenza complementare, la rendita vitalizia sarà in proporzione più bassa o nulla. È però possibile scegliere di riscattare solo una parte del capitale come Rita, lasciando il resto per la futura integrazione della pensione pubblica.