3 cose a cui badare se cambi lavoro durante l’anno

Quando si cambia lavoro durante l’anno bisogna fare molta attenzione ad alcuni aspetti per evitare di avere brutte sorprese. Vediamoli insieme.

Tempo di lettura: 3 minuti

Elisa Lupo
Elisa Lupo

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Consulente del lavoro da più di 15 anni, ideatrice, autrice e voce di Previdenti, il primo podcast che spiega in modo facilmente fruibile il mondo della pensione.

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Foto di Campaign Creators

La tassazione dei redditi ordinari

Uno dei problemi che si potrebbero incontrare è avere dei conguagli fiscali elevati. Per evitare questa brutta sorpresa bisogna richiedere al vecchio datore di lavoro la Cu provvisoria, cioè la certificazione riguardante i redditi erogati nell’anno e la tassazione a cui sono stati sottoposti. Si chiama provvisoria perché quella definitiva viene inviata al dipendente e all’agenzia delle entrate a marzo dell’anno successivo. Non appena sei in possesso della Cu provvisoria devi consegnarla al nuovo datore di lavoro, in modo che possa calcolare le detrazioni e la tassazione in maniera più corretta e considerando tutti i redditi percepiti nell’anno dal dipendente e non soltanto quelli da lui erogati.

Ti consiglio di richiedere che tutte le agevolazioni fiscali (es. trattamento integrativo) vengano calcolate a conguaglio per evitare che vengano erogate e che a fine anno debbano essere trattenute perché il reddito complessivo non permetteva di averle.

Il nuovo datore di lavoro avendo tutte le informazioni contenute nella Cu provvisoria può effettuare in dicembre il conguaglio complessivo dei redditi percepiti e in questo modo il dipendente non sarà obbligato a effettuare la dichiarazione dei redditi l’anno successivo.

Se non hai consegnato la CU provvisoria sarai obbligata a effettuare la dichiarazione dei redditi (730 o Unico) per conguagliare tutti i redditi percepiti e calcolare la tassazione definitiva. Qualora la differenza di tasse da pagare fosse alta si potrà effettuare la rateazione.

La tassazione del Tfr

Tutto quello che abbiamo detto riguarda i redditi ordinari, il TFR segue invece un’altra strada. Il datore di lavoro che lasci applicherà una tassazione calcolando un’aliquota media sui 2 anni. L’Agenzia delle Entrate ricalcolerà l’imposta con un’aliquota media calcolata sugli ultimi 5 anni precedenti la cessazione. Questo può provocare una differenza di tassazione che viene richiesta dall’Agenzia delle Entrate nei 3 anni successivi alla cessazione.

Se quindi riceverai una richiesta di differenza d’imposta sul Tfr ora sai che non è dovuta a un errore di chi ha calcolato la tassazione in busta paga ma a un meccanismo di doppio controllo. Quindi, tiene sempre qualche risorsa da parte!

La posizione previdenziale

Quando inizi un nuovo lavoro, il datore di lavoro ti chiederà se la tua posizione previdenziale è contributiva pura o mista.

Per rispondere con consapevolezza a questa domanda è necessario scaricare dal sito dell’Inps e di tutte le casse dove hai contribuzione l’estratto conto contributivo. Se tutti i contributi in tutte le casse sono successivi al 1 gennaio 1996, allora la tua è una posizione contributiva. Se c’è anche un solo contributo prima del 1 gennaio 1996, allora la tua posizione è mista.

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