I figli sono in vacanza con me: posso non pagare il mantenimento ad agosto?
Durante le vacanze estive cambiano i tempi trascorsi con ciascun genitore e aumentano le occasioni di spesa. Ma l’assegno di mantenimento non può essere sospeso unilateralmente e i costi per i figli non dovrebbero diventare uno strumento per regolare i conti con l’ex. Le buone regole per affrontare l’estate da genitori responsabili.
Tempo di lettura: 6 minuti
di Armando Cecatiello
Armando Cecatiello è avvocato specializzato in diritto di famiglia, e autore, tra gli altri, dei libri: Libere: Storie di donne che hanno sconfitto violenza e abusi. 2025; Patrimoni, Famiglie e Matrimoni. Conoscere i propri diritti e doveri per scelte consapevoli e serene. 2022
Capita spesso, nel lavoro quotidiano accanto alle famiglie, di ascoltare frasi come questa: «Ad agosto i ragazzi staranno con me per tre settimane. Perché dovrei versare anche questo mese l’assegno di mantenimento?». La domanda, a prima vista, può sembrare persino ragionevole. Durante quelle settimane il padre, o la madre, pagherà direttamente il vitto, gli spostamenti, le attività e tutto ciò che occorre ai figli. L’altro genitore, invece, avrà apparentemente meno spese.
Eppure, quando si parla di figli, la semplice contabilità raramente restituisce una fotografia completa della realtà. Il punto non è soltanto stabilire chi abbia pagato una cena, un biglietto aereo o una settimana al mare, ma comprendere che il mantenimento dei figli non funziona come il conto di un albergo, calcolato sulla base delle notti trascorse in una casa o nell’altra. E che la responsabilità genitoriale non va in vacanza ad agosto.
L’assegno di mantenimento non si sospende per le vacanze
Partiamo dalla regola essenziale. Salvo che l’accordo tra i genitori o il provvedimento del giudice stabiliscano espressamente qualcosa di diverso, l’assegno di mantenimento deve essere versato per tutti i dodici mesi dell’anno. Il genitore non può decidere autonomamente di ridurlo o di non pagarlo perché i figli trascorrono con lui alcune settimane durante l’estate.
La ragione è semplice: l’importo mensile non rappresenta il rimborso delle sole spese sostenute nel corso di quel mese. È una quota di un contributo calcolato su base complessiva, tenendo conto delle necessità annuali dei figli e delle risorse di entrambi i genitori. Molti costi, del resto, non scompaiono quando un figlio parte per le vacanze. La casa nella quale vive abitualmente continua a dover essere mantenuta. Restano le spese per l’abbigliamento, le utenze, le attività già programmate, gli abbonamenti e, proprio durante l’estate, iniziano spesso gli acquisti per il nuovo anno scolastico.
Questo non significa ignorare il fatto che il genitore che ospita i figli per un periodo più lungo sostenga direttamente maggiori costi, ma che quella circostanza non autorizza una compensazione decisa unilateralmente. Le condizioni economiche possono essere ridiscusse quando diventano realmente inadeguate. Non possono essere riscritte ogni mese con una calcolatrice.
Le spese sostenute durante la propria vacanza
C’è poi un altro errore frequente. Un genitore organizza una vacanza particolarmente costosa, sceglie alberghi, escursioni, ristoranti e attività e, al rientro, presenta all’altro un elenco di ricevute chiedendo il rimborso della metà. Anche in questo caso occorre distinguere. Di regola, ciascun genitore sostiene le spese ordinarie della vacanza organizzata durante il proprio periodo di permanenza con i figli. Non si può scegliere autonomamente il livello della vacanza e poi trasferirne una parte del costo all’altro genitore. Una settimana in campeggio e una vacanza in un resort sono scelte economiche diverse, che devono restare compatibili con le possibilità di chi le compie.
Diverso è il caso di un soggiorno studio, di un centro estivo, di un campus sportivo o di una vacanza dei ragazzi senza i genitori. Queste spese possono richiedere il contributo di entrambi, ma devono essere affrontate con trasparenza e, quando necessario, concordate preventivamente. Prima si parla. Poi si decide. Infine si spende.
Non usare le spese per misurare l’amore
L’estate porta con sé anche una tentazione più sottile: trasformare la vacanza in una competizione. Un genitore sceglie una destinazione costosa e l’altro si sente obbligato a fare altrettanto. Uno acquista vestiti, telefoni o attrezzature sportive e l’altro teme di apparire meno generoso. A volte si cerca di compensare con il denaro il minor tempo trascorso con i figli o il senso di colpa provocato dalla separazione.
Ma i figli non hanno bisogno di due genitori impegnati a superarsi reciprocamente. Hanno bisogno di adulti affidabili, presenti e coerenti. Possiamo affermare con altrettanta certezza che una vacanza semplice non è una vacanza di minor valore. Quando il denaro diventa il linguaggio attraverso il quale si cerca il consenso dei figli, il rischio è quello di coinvolgerli, anche inconsapevolmente, nella competizione tra gli adulti. Il messaggio che ricevono è che l’affetto possa essere misurato attraverso ciò che ciascun genitore è in grado di comprare, una responsabilità troppo grande da mettere sulle loro spalle.
Parlare delle spese prima che diventino un conflitto
Molte discussioni estive potrebbero essere evitate con una conversazione fatta qualche settimana prima. Può bastare condividere le date delle vacanze, le attività previste, gli eventuali centri estivi e le spese che potrebbero richiedere il contributo di entrambi. È utile chiarire:
- quali costi resteranno a carico del genitore che organizza la vacanza;
- quali attività devono essere concordate;
- quale budget è sostenibile per entrambi;
- entro quanto tempo dovranno essere inviati documenti e ricevute;
- come affrontare eventuali spese impreviste.
Questo non significa che ciascun genitore della chiedere all’ex il permesso per ogni gelato o per ogni ingresso in piscina. Significa evitare che una decisione economica importante venga comunicata soltanto quando è ormai diventata una fattura da pagare.
È bene, inoltre, che questo confronto avvenga direttamente tra gli adulti. I figli non devono essere utilizzati come messaggeri: «Dì a tua madre che deve pagare la metà» oppure «Spiega a tuo padre che non mi ha ancora rimborsato». Le questioni economiche appartengono ai genitori. I figli devono potersi godere l’estate senza conoscere il saldo dei loro rapporti finanziari.
Equità non significa dividere sempre tutto a metà
Le condizioni economiche dei genitori possono essere molto diverse. Una spesa modesta per uno può essere insostenibile per l’altro. Insistere sul cinquanta per cento in ogni circostanza può essere formalmente semplice, ma concretamente ingiusto. Un comportamento maturo consiste anche nel valutare la proporzione tra i redditi, la natura della spesa e l’effettivo interesse del figlio. L’obiettivo non è garantire che i due genitori spendano la stessa cifra, ma garantire ai figli continuità, serenità e opportunità compatibili con la situazione della famiglia.
La domanda giusta da porsi
Quando nasce una discussione economica, la prima domanda è spesso: «Sono obbligato a pagare?». È legittimo: conoscere i propri diritti e doveri è fondamentale, ma non sempre è utile. Due genitori responsabili dovrebbero chiedersi anche: questa decisione è nell’interesse di nostro figlio? È sostenibile? È stata comunicata correttamente? Sto cercando una soluzione oppure sto usando questa spesa per riaprire un conflitto con il mio ex?
Una buona genitorialità richiede qualcosa in più che rispettare la legge: misura, lealtà, capacità di ascolto e disponibilità a distinguere i bisogni dei figli dalle ferite ancora aperte tra gli adulti. A volte occorre rinunciare ad avere ragione su pochi euro per evitare che il conflitto abbia un costo molto più alto, perché i figli non sono una voce da dividere tra due colonne di un bilancio, ma un progetto che continua anche quando la coppia finisce.
Il modo in cui i genitori parlano di denaro, affrontano le differenze e rispettano gli accordi insegna loro qualcosa di importante: che ci si può separare senza smettere di cooperare. L’estate, allora, può diventare una prova di maturità.