Ho detto sì a un mutuo da 800 mila euro senza sapere cosa stavo firmando
Erika ha 43 anni, vive sui Colli Euganei e fa la cameriera in una trattoria. Viene da una famiglia di operai dove il denaro si guadagnava lavorando duramente, e dove a undici anni i suoi genitori avevano fatto un salto: insieme a due soci avevano preso in gestione una pizzeria sui colli. Per lei era stata un’avventura, e presto anche un piccolo apprendistato: lavoretti nel locale, qualche soldo in tasca, l’abitudine a mettere da parte per realizzare i suoi desideri.
Poi, a ventitré anni, qualcosa si rompe. I proprietari dell’immobile alzano l’affitto in modo insostenibile e i suoi decidono di andarsene e comprare un ristorante più grande, con un mutuo trentennale. Erika lo scopre un mercoledì qualsiasi: «C’eravamo io e mio fratello che guardavamo i Simpson, e mia mamma dice: “Abbiamo comprato quel ristorante. Tu Erika, domani vieni con noi dal notaio a firmare, sei parte della società”». Solo molto dopo capirà la vera ragione di quella firma: la banca aveva consigliato ai suoi di inserire la figlia nella società, per facilitare il mutuo. «Ero socia per comodità burocratica. Delle decisioni non sapevo niente. Ero lì per fare un piacere ai miei genitori». Erika non attribuisce mai ai genitori cattiveria o calcolo. Quei silenzi erano figli di una mancanza più profonda: «Non avevano una conoscenza, una cultura che permettesse loro di capire che bisognava fare dei passaggi, prima di arrivare a quella cosa lì».
Arrivano gli anni della crisi, il ristorante non ingrana, il matrimonio dei suoi si sfalda. Erika attinge ai propri risparmi per pagare le bollette, paga di tasca sua il notaio per cedere le quote, ma la banca rifiuta di liberarla. «Avevo questa sensazione: ma cosa stiamo facendo? Che conseguenze avrà tutto questo? Non ne capivo nulla».
Erika, oggi, lavora da tredici anni come cameriera in una trattoria sui colli. È in regola, ben pagata, serena. Ma quella vicenda ha lasciato un segno nel modo in cui guarda al denaro. «Non mi sono mai sentita serena di dire: “adesso vado in banca a vedere se mi fanno un mutuo per prendermi un appartamento”. Ho sempre avuto la sensazione di stare giocando con cose più grandi di me». Eppure, pian piano, adesso qualcosa di sta muovendo: «Da quando ho scoperto Rame, dove si può parlare di soldi in maniera un po’ più trasparente, sto prendendo un po’ di coraggio».