Quando ho capito che avrei dovuto monetizzare i miei figli, ho abbandonato il lavoro di creator
Veronica ha 53 anni, vive a Milano e oggi insegna italiano agli stranieri. Ma prima di arrivare qui ha fatto molte vite. Figlia di «due poveri ma belli» – una madre dirigente bancaria che in casa gestiva tutto il denaro senza mai spiegarle come funzionava e un padre manager che con i soldi aveva un ottimo rapporto pur non essendo nato ricco – cresce con un mandato chiaro: le cose bisogna guadagnarsele.
Dopo la laurea in Scienze Politiche entra in un’agenzia delle Nazioni Unite, poi passa al marketing. Giovane, brava, fa carriera in fretta. Fino al 2001, quando la multinazionale per cui lavora chiude la sede italiana. Così, apre la partita Iva e diventa freelance. Lo vive male, almeno all’inizio: «Era un fallimento personale. Mi sentivo sprecata». Ciò che Veronica capirà solo molti anni più tardi è di essere stata, suo malgrado, un’apripista. Una cavia della precarizzazione del lavoro qualificato, che ha anticipato di vent’anni quello che sarebbe diventato la normalità per tutti.
Incinta del secondo figlio perde il committente principale. A Milano, metà anni Duemila, essere una mamma a casa significa sentirsi sole e invisibili. Una sera, dopo l’ennesima festa in cui si è sentita sottovalutata, apre un blog. È il 2008. Internet è ancora un posto in cui si scrive. Veronica diventa quella che lei stessa chiama «un’influencer della parola»: radio, convegni, un romanzo, riconoscimento. I soldi che entrano non sono molti, ma a Veronica non importa: è una mamma a tempo pieno con una quotidianità complicata e un marito in viaggio «trecento giorni l’anno».
Poi arriva Instagram. Le aziende smettono di guardare ai contenuti e iniziano a contare i follower e per restare in gioco bisogna smettere di scrivere e cominciare a mostrarsi. Veronica, però, decide di fermarsi lì: «I miei figli erano più biondi dei figli della Ferragni, avrei potuto monetizzarli molto bene. E non ho mai voluto farlo». Una scelta che descrive come un lutto, ma anche come la più consapevole della sua vita professionale.
Rimasta di nuovo senza lavoro, trova una porta laterale: insegnare italiano agli stranieri online. Mette insieme tutti i pezzi delle vite precedenti, e questa volta al riconoscimento del lavoro chiede anche quello economico: «Oggi i soldi sono molto più importanti, perché voglio dare valore a me stessa e alle mie competenze. Quando sei libera dai figli hai bisogno di vederti come persona indipendente. Per te stessa. Non moglie di, non mamma di. Sei tu che vendi te stessa. E quello che mi gratifica tanto è che, in un momento storico in cui puoi imparare la lingua con app e intelligenza artificiale, loro comprano me».