Violenza economica: cos’è, come riconoscerla e come uscirne
La violenza economica è un tipo di abuso spesso invisibile, che può insinuarsi lentamente nella vita quotidiana senza lasciare segni evidenti. Non si tratta solo di mancanza di soldi, ma di quanto e come una persona riesce a decidere sulla propria vita finanziaria: chi ha il controllo del denaro può influenzare scelte, libertà e sicurezza dell’altro, anche in assenza di conflitti aperti. Riconoscere questi segnali è il primo passo per riprendere il controllo e costruire un rapporto con il denaro basato sulla consapevolezza, la trasparenza e la libertà personale.
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di La redazione
La violenza economica è una forma di abuso che limita l’autonomia finanziaria di una persona attraverso il controllo delle risorse e delle decisioni economiche. Secondo varie indagini nazionali, rientra a pieno titolo tra le forme di violenza domestica, perché mina la libertà personale e la capacità di autodeterminarsi. Significa, in pratica, impedire al partner di gestire le proprie finanze o ostacolare la possibilità di prendere decisioni economiche in autonomia.
Ce lo dimostra la storia di Paola: i suoi genitori hanno sempre avuto un conto cointestato, entrambi ci versano lo stipendio, ma a gestirlo è ancora lui, che mensilmente dà a lei una quota per le spese fisse. Lei può usare la carta di credito per le spese personali, ma è lui che verifica gli estratti conto. I genitori di Paola hanno sempre avuto un rapporto sereno, ma oggi che suo padre è anziano, continua a chiedere conto di ogni spesa e Paola teme che il conto comune venga gestito in modo poco chiaro. La madre, pur consapevole della situazione, evita di recarsi in banca per verificare i movimenti.
Questa dinamica non è rara: molte persone delegano all’altro la gestione del bilancio familiare, pur avendo entrate proprie. Spesso il pensiero ricorrente è: «Tanto non mi farebbe mai nulla di male». È un errore comune, perché la violenza economica non si misura solo nella quantità di denaro a disposizione, ma nel controllo su come viene guadagnato, speso o gestito.
Come si manifesta nella vita quotidiana
La violenza economica può essere sottile o evidente, e spesso inizia con gesti apparentemente “pratici” che diventano strumenti di controllo. E come scriviamo spesso, riconoscerla è essenziale per proteggersi.
Ecco qui i dodici segnali a cui prestare attenzione:
- Ti viene chiesto di giustificare ogni spesa;
- Non hai accesso ai conti o alle informazioni finanziarie;
- Il partner decide da solo su investimenti o acquisti importanti;
- Ti viene impedito o ostacolato il diritto di lavorare;
- Vieni esclusə dalla gestione del budget familiare;
- Il partner usa i soldi come ricompensa o punizione;
- Tutti i beni sono intestati esclusivamente all’altro;
- Ti senti in colpa quando spendi anche piccole cifre;
- Ti vengono nascoste password, documenti, contratti;
- Sei costrettə a chiedere soldi anche per esigenze personali;
- Le tue competenze economiche vengono sminuite;
- Ogni tentativo di parlare di soldi genera tensione o rabbia.
Ma attenzione, perché la violenza economica non nasce solo da atti espliciti di controllo, spesso affonda le sue radici nella disparità economica e nell’asimmetria di competenze finanziarie all’interno della coppia. Secondo una ricerca condotta da Ipsos per la Giornata Senza Debiti di KRUK Italia, il 64% delle donne si sente poco e per nulla preparata sul piano finanziario, contro il 45% degli uomini e il 50% delle donne prova vergogna per un debito, contro il 24% degli uomini.
A questo quadro si aggiunge un dato strutturale: l’Italia è agli ultimi posti in Europa per occupazione femminile. Infatti, solo una donna su due lavora – 53,7% -, mentre il tasso maschile è del 71,4%.
Tutto questo può trasformarsi in un meccanismo silenzioso: chi gestisce il denaro, spesso con l’intento di “proteggere” o “semplificare”, finisce per prendere decisioni al posto dell’altro, relegando il partner a osservatore passivo della propria vita economica.
Può accadere anche in una coppia felice
La violenza economica non appare solo nelle relazioni in crisi o in quelle segnate da litigi evidenti: può insinuarsi anche nelle coppie che all’esterno sembrano serene. Spesso comincia con gesti apparentemente innocui, come frasi del tipo “Lascia fare a me, così è più semplice”, o piccoli limiti giustificati come “È per protezione” o “Così ci organizziamo meglio”. Ma quando queste decisioni non sono davvero condivise, quando una persona perde gradualmente voce e controllo sulle scelte economiche, si apre la porta a un tipo di abuso sottile e pericoloso.
Un esempio emblematico è scoprire, dopo anni, di non avere accesso ai risparmi di famiglia o di non poter prendere decisioni fondamentali: segnali che indicano come il potere sulle risorse sia concentrato in maniera sproporzionata, minando autonomia e sicurezza. Qui puoi fare il checkup della tua vulnerabilità alla violenza economica.
Cosa fare e a chi rivolgersi
Se senti di essere in difficoltà o vuoi capire meglio cosa sta accadendo, esistono servizi dedicati a tutela economica, legale e psicologica. Ecco a chi puoi rivolgerti:
- 1522 – Numero nazionale antiviolenza e stalking (attivo 24/7).
- Centri antiviolenza presenti sul territorio, che offrono supporto gratuito.
- Sportelli legali e di tutela specializzati nella protezione dei diritti economici.
- Servizi sociali e associazioni che offrono percorsi di autonomia finanziaria.
Come costruire la tua indipendenza economica
L’indipendenza economica non è solo una forma di protezione: è anche un percorso di libertà personale. Avere consapevolezza delle proprie finanze significa poter prendere decisioni serene, prevenire situazioni di rischio e costruire sicurezza per il futuro.
La disparità economica non riguarda solo reddito e lavoro, ma anche la gestione delle risorse più rilevanti. Dalla ricerca Kruk-Ipsos emerge che solo il 16% delle donne possiede investimenti finanziari, contro il 32% degli uomini; e nelle coperture assicurative vita o salute la distanza raddoppia: 8% delle donne contro il 16% degli uomini. Questo significa che, oltre a disporre di meno risorse, molte donne hanno anche meno voce nelle scelte che costruiscono sicurezza futura.
Vuoi imparare a costruire la tua indipendenza economica?
Ecco alcuni passi concreti per iniziare a rafforzare la tua autonomia:
- Aprire un conto personale, anche piccolo, per avere controllo diretto sulle proprie risorse;
- Stabilire un budget mensile realistico, per sapere dove vanno i soldi e pianificare le spese;
- Creare un fondo di emergenza, anche minimo, per sentirsi più sicure di fronte agli imprevisti;
- Partecipare a percorsi di formazione finanziaria, per acquisire strumenti e sicurezza nelle decisioni economiche;
- Parlare apertamente di soldi in coppia, condividendo idee e responsabilità senza paura o vergogna.
Perché parlarne è già un atto di libertà
Parlare di soldi è un gesto politico, personale e profondamente liberatorio. Significa uscire dal tabù, dalla vergogna, dal silenzio che per troppo tempo ha tenuto molte persone lontane dal potere decisionale sulle proprie risorse. Quando inizi a raccontare ciò che vivi, quando nomini ciò che senti, recuperi un pezzo della tua autonomia.
Rompere il silenzio economico è come rompere un incantesimo: solo quando parli di soldi, torni ad averne il controllo.