Isee, casa, bonus e pensioni: le novità della Legge di Bilancio 2026, spiegate bene
Dall’Irpef all’Isee, dai lavori sulla prima casa alle pensioni, passando dai bonus mamma, scuole private e tassa sui minipacchi. Ecco spiegate le principali novità delle Legge di Bilancio 2026.
Tempo di lettura: 9 minuti
di Giorgia Nardelli
Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.
- Il taglio dell'Irpef, chi ci guadagna e quanto
- Come cambia l'Isee nel 2026
- Prima casa e figli a carico: come diminuisce il peso degli immobili nell’Isee
- Bonus casa, confermata la detrazione del 50%
- Mamme e genitori lavoratori, gli incentivi nella Legge di Bilancio 2026
- Scuole, il bonus asilo nido si allarga e arriva il bonus paritarie
- Pensioni, il traguardo si allontana
- Pensione anticipata, finestre mobili e addio alle deroghe
- La tassa sui minipacchi
Dopo un percorso durato 63 giorni solo in Senato, e che lo stesso ministro dell’Economia Gianfranco Giorgetti ha definito “tortuoso”, il 30 dicembre la Legge di Bilancio 2026 è stata approvata in via definitiva. Di che manovra si tratta? «Lo sforzo che è stato fatto si concentra sui redditi medio-bassi», sono state le prime parole del titolare di Via XX Settembre. Di certo, la legge finanziaria di quest’anno non investe sui giovani, almeno stando ai macronumeri.
Secondo uno studio del Consiglio nazionale giovani, agli under 35 sono destinati circa 1,8 miliardi di euro, pari al 9,7 per cento di quanto è stato messo a bilancio. Nella cifra rientrano il “bonus cultura” di 500 euro per i neodiciottenni, limitato però a chi ha un Isee fino a 35.000 euro, il potenziamento delle borse di studio con un aumento di 250 milioni di euro all’anno per tre anni, nonché gli incentivi alle assunzioni.
Il taglio dell’Irpef, chi ci guadagna e quanto
La parte del leone la fanno in manovra il taglio dell’Irpef per i redditi medi, con l’aliquota che passa da 35% al 33% per i redditi fino a 50.000 euro all’anno. Attualmente i tre scaglioni Irpef prevedono una tassazione del 23% fino a 28.000 euro, del 35% tra i 28.000 e i 50.000, del 43% sui redditi che superano questa soglia. Vengono dunque avvantaggiati dalla novità tutti coloro che superano i 28.000 euro di reddito annui, per la quota che arriva fino a 50.000 euro. Secondo i calcoli dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, il 50% dei benefici andrà all’8% dei contribuenti, cioè a chi ha un reddito sopra i 48.000 euro, ma vediamo i numeri.
Stando ai calcoli di Altroconsumo, il vantaggio massimo di 440 euro lo raggiungerà chi arriva alla soglia dei 50.000 euro; chi si attesta a 40.000 avrà un risparmio di 240 euro, che scende a 140 per chi dichiara 35.000. Infine, sui redditi di 30.000 il beneficio si ferma a 40 euro, e scende a zero per chi ha redditi fino a 28.000 euro. Quanto ai redditi alti, viene confermato il taglio delle detrazioni fiscali per chi dichiara sopra i 75.000 euro (lo abbiamo spiegato qui).
Come cambia l’Isee nel 2026
Un capitolo della manovra che riguarda da vicino le famiglie è quello dell’Isee. Come sappiamo, il calcolo attuale dell’Indicatore della ricchezza familiare tende in un certo senso a penalizzare chi possiede immobili, anche se si tratta di prima casa. Per correggere questa tendenza, la Legge di Bilancio 2026 raddoppia la franchigia già in vigore sulla casa di abitazione, mentre fa crescere il peso dei figli a carico a partire dal secondo. La somma che viene esclusa dal calcolo della prima casa sale infatti da 52.500 a 91.500 euro, per arrivare a 120.000 euro nelle città metropolitane come Roma, Milano, Torino, Bari o Bologna, dove i prezzi degli immobili – si sa – sono molto più alti.
Prima casa e figli a carico: come diminuisce il peso degli immobili nell’Isee
Per calcolare il peso degli immobili nell’Isee c’è un formula molto complessa, che prende in considerazione il valore catastale, il numero di figli dal secondo in poi, per poi moltiplicare e dividere gli importi per diversi coefficienti, ma anche in questo caso Altroconsumo ha fatto delle simulazioni che tornano utili per capire l’impatto della novità. Dalle tabelle stilate dall’associazione si scopre che il peso della prima casa viene addirittura azzerato per chi ha oggi una rendita catastale fino a 500 euro (il valore lo so trova sul rogito di acquisto o sul sito dell’Agenzia delle entrate), indipendentemente dai figli. Negli altri casi, si dimezza o diminuisce di un terzo.
Per gli immobili con un valore catastale di 1.500 euro, il peso nell’Isee passa da quasi 20.000 a 14.680 per i single, da 8.875 a 6.554 per le coppie con un figlio, da 7.474 a 5.198 per le coppie con due figli. Con questa riforma diverse famiglie potrebbero quindi ottenere assegni unici per i figli leggermente più alti, e qualche beneficio in più, anche se bisognerà aspettare la revisione del metodo di calcolo da parte dell’Inps.
Bonus casa, confermata la detrazione del 50%
Una buona notizia riguarda chi ha in programma interventi di ristrutturazione sulla casa. La Legge di Bilancio 2026 non riduce infatti le detrazioni fiscali lasciando inalterate le aliquote attuali: 50% per la prima casa e 36% per la seconda. Dal 2027 si scenderà rispettivamente al 36% e al 30%, e lo schema si ripete identico per tre tipi di intervento, e cioè la ristrutturazione “base”; i lavori di efficientamento energetico, che prevedono interventi come la sostituzione di infissi o l’installazione di pompe di calore; il sismabonus, che riguarda i lavori per la messa in sicurezza dal punto di vista antisismico.
Proroga di un anno anche per il bonus mobili: chi acquista arredi e grandi elettrodomestici a seguito di una ristrutturazione godrà della detrazione del 50% su un massimo di 5.000 euro, in dieci anni. Quanto alle tempistiche, il testo della manovra recita che la detrazione spetta a patto che «gli interventi di recupero del patrimonio edilizio siano iniziati a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto». Annullata, invece, la detrazione straordinaria al 75% per l’eliminazione delle barriere architettoniche.
Mamme e genitori lavoratori, gli incentivi nella Legge di Bilancio 2026
Novità anche per i bonus delle mamme lavoratrici, che diventano un pochino più pesanti. Nel 2025 il beneficio ammontava a 40 euro per ogni mese lavorato, fino a un massimo di 480 euro. La Legge di Bilancio 2026 ha alzato la somma di 20 euro, portandolo a 60 euro e cioè fino a un massimo di 720 euro annui. La somma sarà versata in una soluzione unica a dicembre. Il capitolo genitori prevede anche l’estensione del congedo parentale dagli attuali 12 fino ai 14 anni del minore, ma perché la misura diventi operativa serve una circolare Inps che definisca tempi e modi di richiesta.
Sul piano degli incentivi al lavoro, dal 2026 scatta l’esonero parziale dei contributi per i datori di lavoro che assumono donne, madri di almeno tre figli minori senza impiego da almeno 6 mesi. La platea delle beneficiarie è però minuscola. C’è poi il tema part time, di cui abbiamo discusso anche su Rame: lavoratrici e lavoratori con almeno tre figli conviventi, di cui il più piccolo under 10, avranno la priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. Un modo per favorire la conciliazione lavoro e famiglia, pagando però un prezzo alto in termini di retribuzioni e contributi, specie se si pensa che a chiedere il part time sono nella stragrande maggioranza donne.
Le madri che rientrano dopo un congedo parentale, potranno essere affiancate dal lavoratore o dalla lavoratrice che le ha sostituite, fino al primo anno di età del bambino, ma la decisione spetterà al datore di lavoro, che dovrà pagare in questo caso doppia retribuzione.
Scuole, il bonus asilo nido si allarga e arriva il bonus paritarie
Con l’anno nuovo ci sono piccoli cambiamento anche per chi ha figli che frequentano gli asili nido: il bonus già esistente viene confermato, ma dal 5 settembre scorso, in virtù di una circolare Inps, la dote governativa può essere usata a rimborso non solo delle rette di nidi pubblici o privati autorizzati, ma di una gamma più vasta di servizi educativi per l’infanzia.
Restando in tema scuola, la Legge di Bilancio 2026 introduce anche un bonus per chi frequenta le scuole paritarie. Si tratta di un contributo fino a 1.500 euro – inversamente proporzionale al reddito – per le famiglie con Isee entro i 30mila euro i cui figli frequentano le scuole medie o primo biennio delle superiori. Per il 2026 sono stati messi a bilancio 20 milioni di euro, si attendono i decreti ministeriali per le istruzioni per richiedere il bonus.
Pensioni, il traguardo si allontana
Sul fronte pensioni la Legge di Bilancio 2026 non ha introdotto grandi correttivi. È rimasto fuori dalla manovra lo stop all’adeguamento dei requisiti sull’aspettativa di vita. Per uscire dal lavoro bisognerà avere accumulato più anzianità, ma l’allungamento è stato diluito in due tranche. A conti fatti, per andare in pensione di vecchiaia dal 2027 serviranno 67 anni e un mese compiuti, uno in più rispetto ad ora, e 20 anni di contributi. Dal 2028 il requisito salirà a 67 anni e tre mesi di età. Per le donne il tetto scende d un anno. Per la pensione anticipata occorreranno invece dal 2027 42 anni e 11 mesi di contributi, indipendentemente dall’età, e dal 2028 43 anni e un mese.
Pensione anticipata, finestre mobili e addio alle deroghe
Restano esclusi i lavoratori impiegati in attività gravose e usuranti, ma si aggiungono a questi numeri quelli della finestra mobile, e cioè il periodo che intercorre tra il raggiungimento del requisito e la decorrenza della pensione. Resta a tre mesi, tre mesi durante i quali i lavoratori non percepiscono né pensione né stipendio. Si fa più lontano anche il traguardo della pensione anticipata a 64 anni. La manovra cancella la possibilità, oggi riservata ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1995, di cumulare i contributi all’Inps con quelli versati ai fondi di previdenza integrativa, così da raggiungere l’importo minimo della pensione anticipata a 64 anni d’età.
Per uscire a questa età, bisogna infatti aver raggiunto un importo minimo pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, e cioè di almeno 1.616 euro al mese (dato 2025). Il tasso scende a 2,8 volte per le lavoratrici con un figlio e a 2,6 con almeno due. A completare il quadro c’è l’azzeramento di Opzione Donna e Quota 103.
Di contro, per i neoassunti al primo impiego nel settore privato scatta a partire dal prossimo primo luglio il versamento automatico del Tfr nel fondo integrativo di categoria o in un fondo diverso indicato dal lavoratore stesso. Se il dipendente vorrà lasciarlo in azienda dovrà comunicarlo al datore di lavoro entro 60 giorni. Questa misura era già in vigore per le aziende con più di 50 dipendenti, ora viene estesa anche alle pmi. Meglio ricordarlo in caso di neoassunzione.
La tassa sui minipacchi
Tra i macro interventi, c’è una minitassa che andrà a incidere soprattutto sui consumatori pratici di acquisti online. Da gennaio è infatti prevista una tassa di due euro per chi acquista sul web da venditori extra-Ue, per un valore inferiore a 150 euro. I 150 euro comprendono anche i costo di spedizione, ma come fanno notare le associazioni di consumatori, se si acquistano più oggetto su una piattaforma, ma l’ordine complessivo viene spacchettato in più pacchi o spedizioni, il sovrapprezzo da 2 euro potrebbe essere applicato su ognuno dei pacchi. Purtroppo, al momento, non è semplice capire da dove arriva un pacco o come viene gestita la consegna. Meglio dunque accertarsi che l’acquisto parta da un Paese europeo, se i costi doganali sono dichiarati come inclusi nel prezzo.