Ho trasformato la paura della povertà nella spinta a chiedere di più
Sara ha 43 anni, vive a Roma e lavora nelle relazioni internazionali di un’organizzazione. Cresce nel ceto medio italiano degli anni Ottanta: mamma a casa, papà che provvede a tutto, scuola cattolica privata, estati a Sperlonga. Poi muore il nonno, che ha un’impresa di costruzioni, e l’eredità da spartire tra i sei figli diventa una causa che dura più di dieci anni. In casa, quel contenzioso spezza le relazioni familiari e cancella la leggerezza del passato: «Abbiamo dovuto iniziare a stare attenti a ogni spesa», racconta. In quel momento, Sara introietta un pensiero di scarsità: «Il denaro è qualcosa che manca sempre. Di conseguenza, devo ridimensionare continuamente i miei bisogni e i miei desideri».
Durante l’università, lavora come babysitter e come libraia. Tutto ciò che guadagna o lo reinveste in formazione o lo lascia sigillato su un conto. «C’è stato un periodo in cui non mi sono comprata neanche un vestito e non sono mai andata dal parrucchiere». Sara entra nel mondo del lavoro e continua a risparmiare. «Un freno a mano automatico mi impediva di distinguere tra le spese che potevano essere un investimento e le altre. Da una parte ero orgogliosa della mia capacità di controllo, dall’altra la vivevo come una limitazione e mi chiedevo: “Perché non posso essere serena con le questioni di denaro come lo sono i miei coetanei?”».
Quando nasce sua figlia, a quindici giorni di vita ha il collo bloccato: serve fisioterapia subito e nel pubblico i tempi rischiano di compromettere la guarigione. I soldi accumulati per anni escono tutti insieme. «Per la prima volta non solo ho lasciato andare il denaro, ma ero felice di farlo». E questa sensazione Sara inizia a provarla anche per altri tipi di spesa. «Quelle legate al benessere, alla gioia di stare in famiglia, tutte cose che non hanno prezzo»
Da quel momento l’idea di scarsezza interiorizzata da ragazza cambia polarità. E diventa una spinta propulsiva a cercare di guadagnare di più. Nel 2023, quando una vecchia azienda torna a cercarla, Sara si siede per la prima volta al tavolo delle trattative e non cede di una virgola. Oggi guadagna 33.000 euro lordi l’anno, ma quella cifra non rappresenta il suo punto d’arrivo, è stata solo il primo passo di una nuova postura verso la vita e la professione.