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Rame Episodio 127

Oggi sono davvero un libero professionista. Libero di non dover sempre produrre

16 minuti

Antonio è uno psicoterapeuta di 45 anni che vive a Firenze. Cresciuto in Basilicata in una famiglia di commercianti che lavoravano senza sosta, impara fin da giovanissimo il significato del sacrificio. «Era la parola chiave: solo facendo sacrifici si potevano ottenere le cose». I soldi non erano mai qualcosa da godere, ma da rimettere in circolo: «Sacrificio, risparmio, investimento: il ciclo era sempre quello».

Questa educazione lo condiziona anche nelle scelte future. Dopo l’università a Padova e la scuola di specializzazione a Reggio Calabria si costruisce lentamente una stabilità economica con la libera professione. La sua base è Lauria, ma ogni settimana percorre oltre 800 chilometri per lavorare nei diversi studi a cui si appoggia. «C’era un periodo in cui facevo Cosenza il lunedì, Salerno il mercoledì, Napoli il giovedì e a volte Potenza il sabato. Viaggi infiniti, autostrade chiuse, rientri la sera tardi. A un certo punto ti chiedi: ne vale davvero la pena?»

Il guadagno arriva, ma il ritmo diventa insostenibile e il timore del futuro gli impedisce di godere dei risultati. «A un certo punto mi sono accorto che stavo semplicemente replicando il modello dei miei genitori: lavorare sempre, lavorare per guadagnare di più».  La svolta arriva con il trasferimento a Firenze, l’incontro con la sua compagna, psicoterapeuta come lui, e la nascita della figlia.

Sono soli, senza appoggi, senza nonni. E così decidono di lavorare due giorni e mezzo a testa, dandosi il cambio nell’attività di cura. Non hanno solo ridotto le ore, ma hanno iniziato a lavorare in modo diverso, mettendo dei limiti: «Superare i 20 pazienti sarebbe economicamente vantaggioso, ma mentalmente insostenibile. Ho capito che non basta un obiettivo economico: serve anche un confine». È così che Antonio trova un nuovo equilibrio, e insieme al modo di lavorare cambia anche il rapporto con il denaro. Oggi, quella identità professionale scelta anni prima ha finalmente un senso pieno: «“Libero professionista” significa libertà. Libertà di scegliere, ma anche di non essere sempre obbligato a produrre».

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