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Le novità per i genitori nella Legge di Bilancio 2026, cosa cambia davvero

Dalla priorità per le richieste di tempo part time al bonus mamma “aumentato”; dal potenziamento dei giorni di assenza per malattia del figlio, alla possibilità di usufruire di congedi parentali fino ai 14 anni del minore. La legge di Bilancio contiene alcune novità per i genitori, specie per quelli con tre figli. Qui spieghiamo cosa significano davvero, e quali vantaggi (e svantaggi) comportano.

Tempo di lettura: 3 minuti

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Foto di Jessica Rockowitz

L’ultima Legge di Bilancio contiene alcune misure che dovrebbero aiutare i genitori a conciliare lavoro e impegni familiari, ma vediamo da vicino in cosa consistono e che benefici danno.

Priorità per il tempo parziale a chi ha tre figli, ma si aspetta il decreto

La prima riguarda madri e padri lavoratori dipendenti con tre figli conviventi, di cui il più piccolo non abbia compiuto il decimo di età. Per loro è stato introdotto un criterio di priorità nella trasformazione del contratto di lavoro dipendente da tempo pieno a parziale. La priorità è condizionata al fatto che la trasformazione o rimodulazione determini una riduzione di almeno il 40% dell’orario di lavoro.

Poiché la decisione di rimodulare l’orario spetta sempre al datore di lavoro, la legge prevede un incentivo economico per chi concede il tempo parziale. A questi è riconosciuto, per un massimo di 24 mesi, l’esonero totale dei contributi previdenziali a suo carico, fatta eccezione dei premi e contributi Inail, fino a 3.000 euro all’anno.

Per le disposizioni attuative si dovrà però attendere un decreto da emanare entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge, vale a dire entro fine giugno.

Congedi parentali fino a 14 anni

Interessa tutti i genitori, indipendentemente dal numero di figli, l’estensione dei congedi parentali, che dal 2026 potranno essere usufruiti non più fino ai 12, ma fino ai 14 anni di età del minore. Attualmente ogni genitore ha a disposizione 3 mesi di congedo parentale “esclusivo”, a cui se ne aggiungono altri tre richiedibili indifferentemente da uno dei due. Le mensilità diventano 11 se il papà prende almeno tre mesi continuativi. Chi ha ancora dei mesi a disposizione, dunque, avrà più tempo per usufruire di questi congedi. Ricordiamo che dal 2025 i primi tre di questi mesi sono indennizzati all’80%, indipendentemente dal fatto che a richiederli sia il papà o la mamma, entro i sei anni di vita del bambino. Altri sei mesi sono invece indennizzati al 30%.

Anche in questo caso la misura non è immediatamente operativa, ma bisognerà attendere la circolare Inps. Nel frattempo, dal contatore Inps, è possibile verificare i giorni di congedo di cui si è già usufruito.

Più giorni di malattia per i figli, ma restano a carico del lavoratore

In caso di malattia di un figlio con un’età tra i 3 e i 14 anni, invece, sempre dal 2026 i genitori lavoratori dipendenti possono usufruire di 10 giorni di assenza all’anno. Fino all’anno scorso i giorni erano 5, ed erano a disposizione solo fino agli 8 anni (mentre da 0 a 3 anni le giornate erano, e restano illimitate). In tutti casi – è bene ricordarlo – queste giornate non sono retribuite, non è insomma previsto un sostegno economico al genitore che decide di rinunciare al lavoro per accudire il proprio figlio. L’Inps verserà i relativi contributi figurativi, ma sulla base di determinati massimali. Nel concreto, significa che anche dal punto di vista contributivo, molti lavoratori potrebbero vedersi accreditare somme più basse rispetto a quelle che sarebbero state versate se avessero lavorato.

Bonus mamma più alto, occhio la reddito

Il bonus mamma lavoratrice, infine, aumenta da 40 a 60 euro al mese. Questo bonus spetta alle altre lavoratrici, anche autonome, con due o più figli, fatta eccezione per quelle che aderiscono al regime fiscale forfettario (qui i dettagli sui requisiti). Il bonus andrà richiesto all’Inps, ma spetta solo a chi nell’anno avrà raggiunto un reddito totale fino a 40.000 euro. Sarà quindi necessario fare una stima del reddito, per evitare di dover restituire i soldi l’anno successivo.

Ricordiamo che solo alle mamme lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con tre o più figli continua ad applicarsi la decontribuzione fino a €3000 annui che riceveranno in busta paga tramite il proprio datore di lavoro.

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