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Rame podcast

Ogni mercoledì, seguendo il filo della sua storia economica, un ospite ci confida ricordi d’infanzia, idee, paure, ambizioni personali o imposte da altri, scelte fatte per coraggio o per istinto di conservazione.

148 puntate
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Episodio 148

Ho trasformato la paura della povertà nella spinta a chiedere di più

Crescere con la costante sensazione di non avere abbastanza trasforma il denaro in una fonte di ansia, dove ogni spesa appare come una perdita irrecuperabile. Sara ha impiegato trent’anni per scardinare questa convinzione interiorizzata dopo una difficile vertenza familiare. La svolta è arrivata quando si è resa conto che lasciar andare i soldi non significa impoverirsi, ma investirli in ciò che conta davvero: la salute, la gioia della famiglia e la propria serenità. 

14 minuti
Episodio 147

Ci sono volute 300 visite mediche, e 12.000 euro, per diagnosticare la mia malattia

Quando si parla di malattia si raccontano il dolore, l'isolamento, la fatica. Quasi mai il costo della diagnosi e delle cure. Cristina ha attraversato quattro anni e trecento prestazioni mediche, per oltre 12.000 euro, prima di dare un nome alla sua malattia. E mentre il suo reddito si azzerava: ha chiuso la partita Iva ed è tornata a vivere dai genitori. Se è riuscita a restare in piedi, dice, è perché aveva attorno delle persone che potevano sostenerla economicamente, fisicamente, moralmente. Chi quella rete non ce l'ha non paga soltanto di più, si cura anche di meno.

14 minuti
Episodio 146

Il giorno in cui ho detto ai miei anziani genitori: parliamo di soldi

Ci sono famiglie in cui i soldi non si nominano, ma si trasmettono in gesti: una spesa attenta, un prestito concesso senza domande, un conto per investire aperto per tempo. Ma il problema di un patrimonio "senza parole" è che lascia in eredità gli strumenti, non le istruzioni. E arriva un momento in cui bisogna decidere se si è capaci di tramandarlo.

12 minuti
Episodio 145

Quei gettoni d'oro che non ho messo da parte

Ci sono spese che nessuno ci chiede di giustificare, e altre per cui cerchiamo sempre una ragione che non sia il desiderio: un aggiornamento professionale, un'esigenza pratica, un dovere qualsiasi. È un meccanismo che di solito nessuno ci impone dall'esterno, e che continua a funzionare anche quando i soldi ci sarebbero. Loredana ci ha convissuto per vent'anni, poi ha smesso: ha dimezzato lo stipendio, speso i risparmi e rinunciato a una parte di contributi previdenziali. Oggi ha meno soldi di quanti potrebbe averne, e nessun rimpianto.

15 minuti
Episodio 144

27mila euro di Ral per fare ciò in cui credo, 82mila per tradirlo

La ricerca scientifica si regge sui più giovani: appassionati, tenuti alla base di una piramide che in cima non ha posti, pagati quanto basta perché non se ne vadano. Un lavoro che si sceglie per vocazione, contro ogni calcolo, finché è la vocazione stessa a presentare il conto. Flavia quella strada l'ha scelta così, e per anni ha creduto che il valore di ciò che faceva non c'entrasse con quanto le veniva pagato.

16 minuti
Episodio 143

Quando ho imparato a chiedere, il mio stipendio è cresciuto del 140%

Ci sono persone educate a riconoscere il valore degli altri, ma non a pretendere il proprio. Se cresci così, contrattare uno stipendio o mettere un prezzo sul tuo lavoro diventa un terreno ostile. Elios, arrivato a Milano dall'Albania a 25.000 euro lordi e con quasi zero euro in tasca, ha dovuto imparare a farlo, e nel frattempo è passato dall'accumulare all'investire.

12 minuti
Episodio 142

I miei genitori hanno investito su di me. Ora devo farcela

C'è un investimento che le famiglie fanno senza aspettarsi un ritorno in denaro, ma che a chi lo riceve può comunque pesare come un debito. Nella musica classica, dove il talento non basta a garantire una carriera stabile, quel peso si intreccia con stipendi che restano sotto i milleduecento euro al mese e mesi di attesa prima di essere pagati. Irene, violinista trentenne, ci racconta cosa significa restare fedeli a una vocazione mentre si fanno i conti con un settore che non ripaga mai abbastanza in fretta.

12 minuti
Episodio 141

Pensavo di essere libera. Invece ero una finta partita Iva

Per migliaia di persone la partita Iva non è una scelta di libertà ma una dipendenza travestita: gli stessi orari e gli stessi vincoli di un impiego, senza ferie, malattia né pensione. Sono le cosiddette finte partite Iva, un fenomeno di cui si parla da vent'anni e che continua a reggersi sull'idea che lavorare in proprio sia comunque un privilegio. Ma cosa resta quando la flessibilità che sembrava una scelta diventa una forma di precarietà?

12 minuti
Episodio 140

Saper gestire il denaro, mi permette di restare nel luogo che amo pur guadagnando poco

Emigrando, Paola scopre quanto il valore del proprio lavoro dipenda da dove ci si trova, e che fuori dall'Italia quel valore è molto più alto. E infatti, è proprio tra Istanbul, Vienna e Bangkok che impara a dare valore a sé, a non temere i salti e a tenersi sempre un cuscinetto che le permetta di farli. Ed è proprio questa gestione attenta dei suoi soldi a consentirle, alla fine, la scelta più controintuitiva di tutte: restare in una città che ama ma che la paga poco, e costruirsi lì un lavoro tutto suo.

13 minuti
Episodio 139

Guadagnavo, ma non pensavo di meritarmelo

Lucia ha imparato presto a non dare valore al proprio lavoro, come molte donne prima di lei: per generazioni quello femminile è stato considerato naturale, dovuto, qualcosa che si fa per amore e non un lavoro a cui riconoscere una dignità economica. Ma nel suo caso quella svalutazione nasce anche da una contraddizione più intima: ritrovarsi a guadagnare più della famiglia che l'ha cresciuta nel culto del sacrificio, della fatica e della rinuncia.

12 minuti

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