Non ho mai avuto “problemi di soldi” prima di conoscere Rame

Da bambina, Licia Soncini impara a guadagnare per un obiettivo: stira le camicie per conto della mamma e con i soldi ricevuti in cambio compra i regali agli amici o esce fuori a cena. Verso i 30 anni, inizia a guadagnare così bene da perdere ogni “contatto” emotivo con i soldi. Suo padre la mette in guardia e la sprona a indebitarsi comprando una casa. Ma Licia è terrorizzata dall’idea e preferisce vivere senza mai porsi un dubbio economico. Fino al giorno in cui incontra Rame…

Tempo di lettura: 9 minuti

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“Io non ho mai avuto problemi di soldi e mi sento in imbarazzo quando lo dico però è una realtà: io non ho mai avuto problemi di soldi”.

Licia Soncini è una fedele ascoltatrice del podcast. Dopo una sua email di commento a una puntata, le abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia perché sapevamo che sarebbe stata se non altro “insolita”.

«È una storia che va un po’ controcorrente rispetto a quelle che ho sentito raccontate nei podcast di Rame. In genere sono storie di persone che avevano un problema e che lo hanno risolto. In realtà io il problema non ce l’avevo e siete voi che me lo avete fatto venire, per fortuna. Rame è stato un momento di riflessione per me importantissimo, perché io non avevo mai ragionato sui soldi. E quindi adesso sto cercando di riflettere su questo rapporto così noncurante che ho con i soldi, ma che credo sia fintamente noncurante».

Guadagnare per un obiettivo

Licia è la fondatrice, con alcuni soci, di Nomos, un’agenzia di lobbying e relazioni istituzionali. In pratica aiuta le aziende a far arrivare le proprie istanze in Parlamento. Oggi, a 62 anni, ripercorrerà per la prima volta con noi la sua storia finanziaria.

«Fin da quando ero piccolissima io mi ricordo che avevo la paghetta settimanale, come tanti bambini, che però era una cosa veramente minima. Dopo di che qualsiasi altro bisogno di denaro avessi, i miei dicevano: “Lavori e te li guadagni”. E io stiravo per conto di mia madre, imbiancavo i soffitti per conto di mio padre, e così mettevo da parte i soldi che mi servivano per fare le mie cose, comprare regali per le amiche eccetera. Poi, quando sono diventata più grande, ho allargato il campo d’azione e ho visto mondi veramente disparati. Ho lavorato per le estati romane, ho fatto i sondaggi telefonici per la Centrale del Latte, ho vestito le modelle di Fendi…»

“Avevo questo concetto di guadagnare i soldi che ti servono per un obiettivo, che è un principio sano, secondo me, perché lavorare per l’accumulo è rovinarsi la vita”.

Dopo la laurea in antropologia, Licia viene assunta nelle Relazioni Istituzionali di Ferruzzi Montedison. Nel 1992, però, Tangentopoli polverizza il gruppo e lei viene licenziata. A 30 anni, si ritrova a ricominciare da zero. Ed è lì che pensa di continuare a occuparsi di relazioni istituzionali, prima da freelance, poi con altri soci.

«Abbiamo cominciato a guadagnare bene da subito, perché era un mestiere di cui c’era bisogno e non c’era offerta in quel momento. E quindi io ho perso il filo che mi aveva portato fino a lì: ho cominciato a guadagnare più soldi di quelli che mi servivano».

La sparizione dell’idea dei soldi

Da quel momento in poi, e per i successivi trent’anni, i soldi escono dall’orizzonte dei pensieri e delle preoccupazioni di Licia. Riesce a risparmiare senza fatica e tanto le basta.

“Quel cuscinetto su cui stavo seduta mi dava sicurezza. Però poi non davo importanza ai soldi che guadagnavo. Forse avrei potuto guadagnare di più chiedendo il giusto corrispettivo, perché il sospetto di essere stata pagata di meno perché ero donna e perché ero giovane, non me lo leva nessuno”.

«So che le società dei miei competitor, nate dopo la nostra e fondate da uomini, sono diventate molto più grandi della mia, però questo può dipendere anche dal fatto che loro sono stati più bravi di me, non dal fatto che io ero donna e quindi mi pagavano di meno. Oggi ho una consapevolezza sicuramente diversa del fatto che, essendo donna, ho scontato delle difficoltà in più, ma all’epoca non le percepivo perché comunque riuscivo a fare quello che volevo e a guadagnare dei soldi».

Il rifiuto di indebitarsi

Licia guadagna tanti soldi e suo padre, che inizialmente la aiuta tenendo la contabilità della sua azienda, la mette in guardia.

«Dopo aver iniziato a lavorare come professionista, ho fatto due 740 con delle cifre pazzesche. C’era mio padre che diceva: “Guadagni troppo. Devi indebitarti, così mantieni il contatto con la realtà e leghi il tuo guadagno a un obiettivo”. Io non l’ho mai fatto. Avrei potuto fare un investimento. Avrei potuto comprare una casa nel centro storico di Roma, che oggi sarebbe una fonte di reddito, e invece no».

“Ho sempre considerato comprare una casa un’impresa impossibile. In realtà la potevo comprare in contanti nel 1995-96. Ho avuto paura di fare quello che facevo da ragazzina, cioè guadagnare per un obiettivo”.

Licia ha l’hobby di andare sott’acqua. In quegli anni gira il mondo inseguendo i più spettacolari spot subacquei.

«Ho fatto una bella vita spendendo e spandendo tutti i soldi che avevo. Se mi invitavano a cena a Bruxelles, io andavo a cena a Bruxelles, se mi invitavano al cinema a Lussemburgo, io andavo al cinema a Lussemburgo. Questo era il mio tenore di vita».

La difficoltà di costruire una relazione

Chiusa una relazione decennale, Licia fatica a trovare un nuovo compagno stabile e per anni si percepisce come sola. Il sospetto che all’origine di quella difficoltà ci sia il suo potere economico, le viene.

“Sì, io pensavo che i miei soldi erano un limite nelle mie relazioni, perché ero più ricca della media e quindi ero percepita come non appetibile”.

Nel 2006 incontra, fuori dai suoi giri, una persona che sulla carta è quanto di più lontano da lei. E che evidentemente non si lascia impressionare da tanta autonomia finanziaria.

«Ci siamo conosciuti online. Ha 13 anni meno di me e guadagna meno soldi di me. È cominciata come una un’avventura e stiamo ancora qua. E adesso viviamo insieme perché per tanti anni abbiamo fatto avanti e indietro Roma-Milano».

L’acquisto di una casa “speciale”

A un certo punto, nel 2012, Lidia decide di comprare casa. Ma non è una casa qualunque.

«È la casa dei miei genitori che io ho comprato dai miei fratelli, che ho tutta ristrutturata, svuotandola di tutte le cose di tutta una vita, perché i miei non hanno mai traslocato, abbiamo sempre vissuto lì dentro. Era una casa enorme, piena di roba, dove sono venuti fuori giocattoli di quando eravamo bambini. Tutto questo lavoro me lo sono fatta da sola ed è stato un bel dolore, una bella elaborazione del lutto. Ci ho messo un sacco di tempo perché non volevo buttare niente, volevo cercare di valorizzare tutte le cose rivendendole, regalandole e trovando destinazioni belle, senza andare ad alimentare le discariche di rifiuti. È stato un lavoro lunghissimo».

Eppure, solo seguendo Rame, Licia ha scoperto che forse un immobile di tale valore emotivo andrebbe protetto.

“Quella casa per me è importantissima, anche perché è dove tutti i miei fratelli vengono a Natale, dove facciamo le riunioni di famiglia, l’ho presa proprio con quell’obiettivo considerato che 140 metri di casa non mi servivano. Era proprio l’idea di dare continuità alla nostra storia. Quindi è una casa alla quale tengo tantissimo, farle un’assicurazione sarebbe stato il minimo eppure non ci ho pensato finché non ne ho sentito parlare su Rame”.

La scoperta dell’assicurazione sanitaria

Licia non ha nemmeno un’assicurazione sanitaria. Se ne accorge quando una brutta malattia la costringe a uno stop forzato di diversi mesi.

«Mi sono rotta due vertebre, se l’è mangiate un batterio. Quando è arrivato a toccare il nervo, io non sono più alzata dal letto, avevo un dolore pazzesco. Mi sono fatta un anno di antibiotici e un paio di mesi di ospedale per scoprire che cos’era, perché pensavo fosse un tumore terminale, una paura che non ti dico. Poi è andato tutto bene per fortuna e ho ricominciato ad andare sott’acqua con le bombole sulle spalle».

Non è la malattia a spingerla ad assicurarsi ma l’intervento di un vecchio amico.

“Solo quando il mio assicuratore, che era anche un mio compagno di liceo, m’ha detto: ‘Non mi piace come vivi. Fatti un’assicurazione sanitaria e comincia a investire dei soldi’, l’ho fatto”.

Per fortuna, aggiungiamo noi. Perché il destino aveva in serbo per lei un nuovo stop.

«Meno lungo, anche se psicologicamente più impegnativo, perché ho avuto un tumore ai polmoni. E considera che mia mamma è morta nel 2010 di tumore ai polmoni e mia sorella nel 2014 a 50 anni, nel giro di sei mesi, sempre per il tumore ai polmoni».

Licia, che è una grande fumatrice, ha l’opportunità di entrare in un programma di screening preventivo che le permette di asportare in tempo una forma molto aggressiva di tumore.

«Da quel momento in poi ho cominciato a lavorare in un modo diverso, a delegare di più, a prendermi i miei tempi, a fare una vita più sana, non solo smettendo di fumare e facendo molta più attività fisica, ma anche con uno stile alimentare più salutare, per un paio di anni ho persino smesso di mangiare carne».

La malattia cambia molti aspetti della vita di Licia, eccetto uno. La sua non-relazione con i soldi e la sua scarsa propensione a pensare al futuro.

«Per esempio mia sorella, quando ha scoperto di stare male, si è sposata in modo da lasciare una situazione più definita. Io non l’ho fatta questa riflessione perché non mi sono mai sentita vicina alla morte probabilmente. In realtà ho pensato che avrei cambiato vita, ma se non ti ci metti con attenzione riscivoli verso la vita di prima».

La leva per il cambiamento

La leva che ha spinto Licia, finalmente, a pensare con serietà alla sua vita finanziaria è stata un’altra.

«Avendo la prospettiva della pensione davanti, devo capire quanti soldi spendo al mese perché non avrò più a disposizione tutti i soldi che ho avuto fino adesso. Comincio a sentire che ho qualche timore. Io faccio anche la consigliera d’amministrazione che è un’altra fonte di reddito: che devo fare? Devo continuare a fare il consigliere di amministrazione? Non posso mollare tutto e accontentarmi della pensione che mi darà lo Stato, che sicuramente non sarà una pensione a nababbi? La posso integrare con una fonte di reddito che deriva dai risparmi?».

“Diciamo Rame è caduto come il cacio sui maccheroni”.

Ascolta il podcast della puntata:

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