Oro e Bitcoin: somiglianze teoriche, funzioni diverse negli investimenti
Per anni Bitcoin è stato considerato una versione digitale dell’oro, un’idea confinata a investitori e appassionati di tecnologia. Oggi la narrazione entra nel dibattito finanziario più ampio, ma il confronto con l’oro mette in luce differenze sostanziali nel comportamento dei due asset, soprattutto nei momenti di mercato turbolenti.
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di La redazione
Per molto tempo l’idea che Bitcoin potesse diventare una sorta di oro digitale è rimasta confinata a una nicchia di investitori e appassionati di tecnologia. Oggi quella narrazione è entrata nel dibattito finanziario più ampio, ma non perché sia diventata un consenso. Piuttosto perché, mentre l’oro torna a comportarsi come bene rifugio classico, Bitcoin continua a mettere in discussione le categorie tradizionali con cui siamo abituati a leggere i mercati.
Quando il bene rifugio torna a fare il bene rifugio
Nel 2025 l’oro ha ricominciato a fare ciò che ha sempre fatto nei momenti di incertezza: salire. Come ha raccontato Reuters, il metallo prezioso ha toccato nuovi massimi storici spinto dalla domanda di beni rifugio, dalle aspettative di tagli dei tassi negli Stati Uniti e da un contesto geopolitico sempre più fragile. È una dinamica ben nota agli investitori: quando aumenta il rischio sistemico, l’oro torna al centro. Bitcoin, nello stesso periodo, ha seguito una traiettoria molto diversa. Dopo aver raggiunto livelli record, ha mostrato ancora una volta una volatilità elevata, con movimenti di prezzo difficili da conciliare con l’idea di un asset pensato per proteggere il capitale. Questo contrasto è il cuore del confronto: non tanto se Bitcoin condivida alcune caratteristiche teoriche con l’oro, quanto se si comporti allo stesso modo quando i mercati entrano in tensione.
Somiglianze teoriche, comportamenti diversi
Sul piano strutturale, le analogie non mancano. Entrambi sono asset scarsi, non producono flussi di cassa e non possono essere creati arbitrariamente. È su queste basi che si è affermata l’etichetta di “oro digitale”. Ma come spesso accade in finanza, il comportamento conta più della definizione. E qui le differenze emergono con forza. Un recente filone di ricerca accademica ha osservato come, tra il 2022 e il 2024, oro e Bitcoin abbiano mostrato una correlazione insolitamente elevata. Tuttavia, all’inizio del 2025 questa relazione si è spezzata. Come ha spiegato Campbell Harvey, professore di finanza alla Duke University, nella sua ricerca “Gold and bitcoin” l’oro ha ripreso a svolgere il suo ruolo difensivo, mentre Bitcoin si è mosso in modo molto più erratico, risentendo della sua natura di asset ancora fortemente speculativo.
Anche l’industria dell’asset management tende a leggere i dati con cautela. Secondo un’analisi di Morningstar, Bitcoin non può essere considerato un bene rifugio nel senso tradizionale del termine, soprattutto a causa della sua volatilità. Tuttavia, una piccola esposizione alla criptovaluta, inserita in un portafoglio diversificato, ha storicamente migliorato i rendimenti medi nel lungo periodo, pur aumentando leggermente il rischio complessivo. Non una copertura, dunque, ma un possibile strumento di diversificazione. È una distinzione cruciale. Un bene rifugio serve a proteggere quando tutto il resto vacilla. Un asset volatile può invece amplificare i rendimenti nelle fasi favorevoli, ma anche accentuare le perdite nei momenti difficili. L’oro, con tutti i suoi limiti, ha dimostrato più volte di appartenere alla prima categoria. Bitcoin, almeno per ora, sembra collocarsi nella seconda.
La differenza non è nell’asset, ma nella funzione
Questo non significa che il confronto sia destinato a chiudersi con un vincitore definitivo. Piuttosto, suggerisce che oro e Bitcoin rispondono a funzioni diverse. L’oro continua a essere un punto di riferimento per chi cerca stabilità e protezione. Bitcoin rappresenta una scommessa sul cambiamento del sistema finanziario, con potenzialità elevate ma anche rischi altrettanto significativi. La vera domanda, allora, non è se Bitcoin sia il nuovo oro, ma che ruolo debba avere all’interno di una strategia di investimento consapevole. Confondere una promessa di innovazione con una funzione difensiva può essere costoso. Distinguere tra le due, invece, è il primo passo per usare entrambi gli strumenti senza farsi abbagliare dall’asset più scintillante del momento.
Alla fine, il confronto tra oro e Bitcoin dice forse meno sui singoli asset e più su come prendiamo decisioni finanziarie. L’errore più comune non è scegliere lo strumento sbagliato, ma attribuirgli una funzione che non può svolgere. Asset diversi rispondono a bisogni diversi, e confonderli porta spesso a muoversi in ritardo, spinti dal contesto più che da una strategia. In questo senso, il vero vantaggio non sta nel prevedere quale sarà il prossimo “bene rifugio”, ma nel costruire portafogli capaci di reggere anche quando le etichette smettono di funzionare. È un lavoro meno spettacolare, ma è quello che, nel tempo, riduce gli errori più costosi.