Vivo con 23.000 euro l’anno. Sono la rendita dei miei investimenti
Per Francesca i soldi non sono mai stati un fine, ma uno strumento: si risparmia per essere liberi, e si è liberi solo se si tiene in mano il timone. Lo ha imparato da bambina, con il primo bancomat, e per tutta la vita ha messo da parte ogni euro con una direzione precisa: i viaggi. Oggi, a 53 anni, ha smesso di delegare i suoi risparmi alla banca, investe da sola e vive di quello che ha costruito.
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Ascolta il podcast della puntata:«Mi sono licenziata perché volevo viaggiare e mi fa piacere perché si può fare senza avere lo zio d’America. Raggiungere un risultato – che può essere pagarmi una vacanza o un corso di crescita personale – è davvero una sensazione di superpotenza».
Spesso crediamo che il risparmio sia un esercizio di disciplina e la libertà un premio che arriva alla fine, dopo una vita di lavoro. Ma c’è chi ha capito presto che le due cose sono lo stesso movimento: si risparmia per essere liberi, e si è liberi solo se si tiene in mano il timone della gestione finanziaria. La storia di Francesca ci racconta proprio questo.
Imparare a gestire i soldi fin da piccoli
Francesca ha 53 anni, vive a Senigallia, sulla costa marchigiana, ed è cresciuta a Ravenna. Suo padre lavora in banca e nel frattempo studia per laurearsi in economia. La madre, in società con il marito, gestisce una piccola edicola a Marina di Ravenna. Sono una coppia giovane che lavora molto per costruire un progetto più grande.
«I miei genitori mi raccontano sempre di come i miei nonni gli dicessero: “I vostri coetanei vanno a divertirsi, voi invece siete qui a lavorare”, perché avere un’edicola significa alzarsi davvero presto e avere un orario molto dilatato nel corso della giornata. Mio padre lavorava la mattina: prima di andare in ufficio consegnava i giornali, mentre mia madre restava in edicola tutto il giorno. Poi quando lui finiva di lavorare in banca tornava in edicola, la chiudeva e di sera studiava. Insomma, ho avuto un imprinting piuttosto formativo, anche solo guardandoli».
Quando Francesca ha sei anni, suo padre si laurea e ottiene una promozione in banca. I genitori vendono l’edicola, la madre diventa casalinga e la loro vita migliora. Due anni dopo, accade una piccola cosa che cambierà la vita di Francesca: la Cassa di Risparmio di Ravenna – dove lavora il padre – lancia un’iniziativa pionieristica per l’epoca: un bancomat per bambini, collegato al conto corrente di un genitore. Il padre di Francesca gliene regala uno.
«Questo ha fatto la grande differenza, perché da quel momento ho imparato a gestire i soldi. “Gestire” è una parolona per una bambina, però avevo la consapevolezza di quanto potevo spendere in una settimana e, soprattutto, se volevo spenderlo e in che cosa. Da quel momento ho cominciato di fatto a risparmiare».
«Ricordo ancora la pubblicità: c’era un papà che dava il bancomat alla bimba e le diceva “per la mia formichina, il tuo papà”».
Nella famiglia di Francesca i soldi non si nominano mai direttamente. Ma gli assist su come gestirli sono costanti.
«Mio padre mi ha sempre insegnato a tenere la contabilità, così ho perfettamente cognizione di dove vanno i miei soldi, soprattutto quelle piccole spese che sono la goccia che scava la roccia a fine mese. Ho un bellissimo foglio Excel, con tanto di aerogrammi, per capire dove li metto e in che percentuale».
Quando si tratta di scegliere la scuola superiore, il padre indirizza Francesca verso Ragioneria. L’obiettivo è che vada a lavorare in banca, come lui. È una scuola distante anni luce dal suo carattere. Così, una volta preso il diploma, rivendica una scelta più sua: si iscrive a Lettere Moderne, prima a Bologna poi a Firenze. E continua a destreggiarsi tra vari lavoretti. I soldi che guadagna li mette da parte. E vanno tutti nella stessa direzione.
«Se c’è una voce preponderante nel mio bilancio, e lo è sempre stata, sono i viaggi. Pochi, anche perché allora non c’erano ancora le low cost e andare a Parigi, che all’epoca mi piaceva tanto frequentare, voleva dire prendere un aereo dell’Air France, che costava qualcosa come 350.000 lire, una cifra notevole per allora».
«Ho sempre lavorato in estate, ho sempre studiato e lavorato all’università. L’estate per me era lavoro, non riposo: ma era propedeutica al viaggio».
Il sogno
Appena laureata, Francesca entra nel mondo della scuola come insegnante, prima nel privsto, poi nel pubblico. Compra casa con un prestito del padre, conosce un uomo, lo sposa e divorzia poco dopo. A trent’anni, mentre conduce una vita molto piena, Francesca trova in biblioteca “Adesso basta” di Simone Perotti, in cui l’autore racconta conti alla mano come ha lasciato il suo lavoro.
«Caspita, mi ha aperto un mondo, perché io ho sempre avuto fame di tempo da dedicare alle cose che mi appassionano. Tant’è che le lezioni da preparare per la scuola le facevo nelle mie ore buche, così da avere il pomeriggio libero da dedicare ad altro. Leggere di qualcuno che a un certo punto dice che si poteva fare mi ha aperto un mondo».
«Il mio demone era quello di sganciarmi da tante modalità che a livello sociale acquisisci anche senza rifletterci. Risparmiare. E investire».
Il sogno è quello dell’autoproduzione, della vita in collina. E sembra incrociarsi perfettamente con quello del compagno che ha appena conosciuto. Decidono così di trasferirsi in un casolare da ristrutturare nelle Marche. Lei ne acquista due terzi, lui un terzo. Francesca chiede il trasferimento al Ministero e glielo concedono subito. E inizia a insegnare in un Istituto professionale. Per dieci anni, però, lavorerà solo lei.
«Ci siamo trasferiti, poi lui si è licenziato per inseguire il suo sogno, che era quello di fare lo scrittore. All’inizio credevo che la cosa non mi sarebbe pesata. Invece mi pesava, in modo anche subdolo. L’orto lo curavo io, perché ero io ad ambire all’autosostentamento, ma poi mangiavamo in due; della casa mi occupavo io, lavoravo solo io. E lì, lo squilibrio economico ha davvero fatto saltare il piatto».
Anche i viaggi – che per Francesca sono sempre stati il vero scopo del lavoro – cominciano a pesarle in modo diverso.
«I viaggi a me costavano il doppio, perché pagavo anche per lui. E mentre lui aveva il suo percorso – di fatica, per carità, ma anche di grandi soddisfazioni – io a un certo punto ho detto: no, c’è uno sbilanciamento».
In quella sproporzione inizia a manifestarsi, dentro Francesca, un meccanismo nuovo: quello di chi, sentendosi l’unica a tenere in piedi la coppia, comincia a tenere in mano anche il timone della spesa.
«Io ho fatto i miei errori, sicuramente e uno era quello di dire: “Dal momento che i soldi li porto io, li gestisco io”. E gestirli io cosa voleva dire? Ovviamente non che non ti compri quello che vuoi, però volevo avere l’ultima parola».
Francesca e il compagno decidono di lasciarsi.
«Non so se avete presente la canzone di Fossati: di nuovo cambio casa, di nuovo cambiano le cose, di nuovo cambio luna e quartiere. Si cambia e quindi, di nuovo, cambio tutto, un’altra volta».
Un nuovo mondo
Nel 2020 Francesca si ritrova da sola, nel casolare in collina, con tre ettari di terra intorno. Il lockdown la attraversa senza scalfirla ma è proprio in quel periodo che comincia a chiedersi se il sogno della collina le appartenga ancora o sia il capitolo di una vita che ha già voltato pagina. Non si dà fretta. Fin quando non conosce quello che è oggi il suo compagno – un ingegnere aerospaziale che da quasi dieci anni ha smesso di lavorare per vivere dei propri investimenti.
«Lì è stata la svolta, perché con lui ho parlato di denaro in modo molto franco fin da subito. All’inizio in punta di piedi, poi mi sono sentita a mio agio, e lui ha condiviso con me tantissime cose, tra cui come gestire da sola il proprio capitale».
Quel salto, per Francesca, ha un nome preciso: smettere di delegare. Per tutta la vita ha risparmiato e investito attraverso la banca, in modo prudente. Ma c’è qualcosa che non aveva mai messo a fuoco.
«La banca, che la borsa vada bene o vada male, la sua percentuale sul tuo pacchetto investito se la tiene. Quello è un freno a mano: perché a fine anno quel 2%, quell’1,5% o la quota fissa sono comunque migliaia di euro. E quelli sono già andati. E poi c’è l’interesse composto. Io non faccio trading, sono più una cassettista: compro azioni e titoli e li tengo lì, perché voglio far lavorare l’interesse composto che matura su quel capitale. Ma parliamo anche di cifre piccole: ho dei titoli azionari da 1.500 euro».
Francesca, intanto, comincia ad applicare a se stessa quello che ha letto e studiato. Investe in autonomia e ricalibra ogni voce delle sue spese. Per la prima volta, dopo anni passati a sostenere il sogno di un altro, sente che può inseguire anche il suo: viaggiare. Decide allora di vendere la casa in collina, si trasferisce a Senigallia con il compagno e chiede l’anno sabbatico al Ministero.
«Ovviamente ti congelano lo stipendio, e io volevo vedere come si sta un anno senza entrate, perché a livello psicologico è un gradino molto impegnativo. Anche se abbassi i costi quanto ti pare, sapere di non avere un paracadute mensile è tosto. Invece ce l’ho fatta, e soprattutto in quell’anno abbiamo viaggiato tantissimo, e ognuno ha pagato il proprio viaggio».
Un nuovo sogno: viaggiare
Tornata a scuola per qualche mese, capisce che non c’è motivo di rimandare. E così, nel 2024 Francesca si licenzia. E intanto, il suo capitale aumenta. Detto così, sembra un paradosso. Ma dietro c’è un metodo. Francesca ha un budget annuale di 23.000 euro, e sa esattamente dove va ogni voce.
«Di quei 23.000 euro, 9.000 li metto nei viaggi. Ma so dirti esattamente quanto spendo in salute, quanto in alimentari, quanto nelle altre voci».
«E soprattutto, ogni mese metto da parte l’8-10% di questi 23.000. Lo destino al risparmio a inizio mese, non aspetto di vedere quanto mi resta alla fine, perché altrimenti non si risparmia. Quindi so già a inizio mese che una parte va nel salvadanaio, nel fondo emergenza. E poi mi concedo anche delle cose, ci mancherebbe: non è che vivo su un eremo».
Francesca ha costruito nel tempo un portafoglio diversificato, che oggi è la fonte principale dei suoi 23.000 euro annuali. La base di tutto questo, però, sono i risparmi di una vita .
«Ho sempre risparmiato… ma non solo. Il non avere figli, l’aver venduto la casa – e l’ho venduta bene – e adesso il vivere in affitto. Poi lo sganciarmi dalla banca, controllare entrate e uscite, calibrare. Certo, ci sono anche dei sacrifici: prima di uscire a cena ci penso un attimo. Ma è sempre propedeutico a una cosa: mi sono licenziata perché volevo viaggiare».
Francesca, oggi, va a lezioni di cucito e ha cominciato a dipingere ad acquerelli. Cose che ha sempre messo da parte e che adesso può finalmente fare. Grazie alla libertà finanziaria.
«Io voglio godermi la vita adesso. Ho 24 anni in meno dei miei genitori: quando me la godo? Quando ne avrò 80?».