Quando conviene estinguere un finanziamento
Chiudere un prestito prima della scadenza, liberarsi in anticipo di rata e interessi: se il bilancio familiare lo permette o se arriva del denaro imprevisto, potrebbe sembrare una scelta naturale, o comunque vantaggiosa. Non sempre, però, è la più indicata o la più conveniente. Qui scopriremo i conti da fare, le spese da considerare, le valutazioni non solo matematiche, analizzando i vantaggi e gli svantaggi dell’estinzione anticipata. Ecco i nostri consigli.
Tempo di lettura: 8 minuti
di Giorgia Nardelli
Giornalista esperta di diritti dei consumatori e finanza personale.
- Quali costi ci sono per l’estinzione anticipata di un prestito?
- Quello che la società deve al cliente: i costi recurring
- I documenti necessari per decidere: il prospetto
- Quali calcoli fare?
- Quando conviene estinguere un prestito in anticipo
- Le altre valutazioni
- La road map per decidere con consapevolezza
Questa guida è sponsorizzata da Sella Personal Credit, società del Gruppo Sella specializzata nel credito al consumo, e scritta da Rame.
Un premio sul lavoro, un’eredità, la vendita di una proprietà. Quando arriva un’iniezione di liquidità è naturale chiedersi se spendere quel denaro, investirlo, oppure usarlo per chiudere in anticipo un vecchio finanziamento, magari per alleggerirsi di un’uscita mensile. Ma conviene davvero? E in quali casi? Ecco i ragionamenti e i calcoli da fare per scoprirlo.
Quali costi ci sono per l’estinzione anticipata di un prestito?
L’estinzione anticipata di un finanziamento può avvenire in qualsiasi momento, e può riguardare l’intero debito o anche solo una parte di esso. Dobbiamo però sapere che, fatta eccezione per i mutui prima casa, l’operazione potrebbe comportare il pagamento di una penale. La legge in vigore prevede che la società che ha erogato il prestito possa applicare un costo di uscita: se il periodo di ammortamento rimanente non supera un anno, l’importo non può superare in percentuale l’1% del capitale restituito, ma la percentuale si dimezza allo 0,5% nel caso in cui la vita residua del contratto sia pari o inferiore a un anno. A conti fatti, il costo è abbastanza contenuto: su un debito di 15.000 euro si andranno a pagare 150 euro.
Quello che la società deve al cliente: i costi recurring
Anche negli altri casi, l’indennizzo non può comunque superare l’importo degli interessi che il consumatore avrebbe pagato sul debito restante. «La legge dà come riferimento dei tetti massimi», chiarisce Martina Moraschi, Specialista marketing e prodotti di Sella Personal Credit, «ciascuna società finanziaria può stabilire all’interno di questi range le proprie condizioni, che si troveranno nel contratto di stipula. Per ipotesi, potrebbe anche non essere previsto alcun costo di uscita, motivo per cui va sempre letto con attenzione il contratto».
D’altra parte, con l’estinzione anticipata il cliente ha diritto a ricevere dalla finanziaria una parte dei costi e delle commissioni pagati alla stipula del finanziamento, per la precisione quelli legati a tutta la durata del contratto. Un esempio è l’eventuale polizza assicurativa legata al prestito, il cui premio viene rimborsato al cliente per la parte di prestito in cui non è stata goduta. Anche in questo caso il consiglio è di informarsi contattando la società.
I documenti necessari per decidere: il prospetto
Una volta individuati gli eventuali costi di uscita e fatto il saldo con gli importi che l’istituto di credito potrebbe dover rimborsare al cliente, si passa a valutare l’opportunità dell’operazione. Non è detto, infatti, che l’estinzione anticipata sia sempre l’opzione più conveniente. Se il tasso di interesse del prestito è pari a zero, se il periodo che manca alla chiusura naturale del piano di ammortamento è breve, se quei soldi possono essere usati per un investimento o per il fondo di emergenza, la decisione richiede sicuramente qualche riflessione in più.
In ogni caso, per avere un quadro più chiaro è bene fare alcuni calcoli. «Il primo passo è contattare la società che ha erogato il prestito e chiedere il conteggio estintivo, il prospetto aggiornato del piano di ammortamento, con l’indicazione del debito residuo e delle rate», suggerisce Martina Moraschi. Il documento contiene alcune informazioni chiave:
- la durata residua del finanziamento;
- il capitale residuo da restituire;
- la tabella di ammortamento con l’indicazione delle singole rate mensili dovute, accompagnate dalla data di pagamento. Per ciascuna di esse, ci saranno la quota interessi e la quota capitale (nel caso dei prestiti a tasso variabile, le quote sono stimate);
- il debito restante dopo ogni singola rate;
- il costo totale del prestito costituito dall’importo finanziato e dagli interessi.
Quali calcoli fare?
Spiega Moraschi: «Piano di ammortamento alla mano, è sufficiente sommare le rate restanti al momento della richiesta, e al totale sottrarre il debito residuo. Il risultato è la quota di interessi dovuti nel momento in cui si chiede di estinguere in finanziamento, e dunque l’importo che si andrà a risparmiare. La cifra andrà poi stornata dell’eventuale penale di uscita, e sommata alle eventuali spese iniziali che la finanziaria sarà tenuta a restituire. In sé è un calcolo abbastanza semplice: poniamo che il mio debito residuo sia di 5.000 euro, se sommando le rate restanti totalizzerò 5.500 euro, estinguendo il prestito avrò risparmiato 500 euro. Alla somma andrò poi a sommare o sottrarre gli altri dati», continua l’esperta.
«Viene da sé che più alto è il tasso di interesse del prestito, più sarà economicamente vantaggioso estinguerlo, perché il risparmio sarà maggiore. Al contrario, se parliamo di un finanziamento a tasso zero, non avremo un guadagno effettivo nel chiudere la posizione debitoria».
Quando conviene estinguere un prestito in anticipo
C’è poi un’altra regola generale che è bene considerare. La maggior parte dei piani di ammortamento a cui fanno riferimento i finanziamenti in circolazione – i cosiddetti piani alla francese – prevede rate costanti, composte per una parte dalla quota capitale, e per l’altra dalla quota interessi. Le due parti non sono pari, la quota capitale cresce nel tempo, e all’inverso la quota interessi è più alta all’inizio, e cala gradualmente fino a diventare minima nelle ultime rate. «La quota interessi viene calcolata mensilmente sul debito residuo, che è più alto all’inizio del piano di ammortamento. Ne segue che, sul totale della rata, la quota è maggiore in questa fase, ma man mano che le rate vengono saldate e il debito cala, si riduce», spiega Moraschi.
La diretta conseguenza è che la gran parte degli interessi – quindi il costo del debito – viene saldato nelle prime fasi del piano di ammortamento, e più si va avanti, meno l’estinzione diventa economicamente vantaggiosa, perché la maggior parte degli interessi sono stati già pagati. In sintesi, per capire a colpo d’occhio a che punto si è del finanziamento e intuire la convenienza dell’estinzione, basta dare un’occhiata al piano di ammortamento, e in particolare alla rata. Se la quota interessi è già insignificante rispetto al totale, probabilmente si è già pagato quasi per intero il costo dell’operazione.
Le altre valutazioni
Naturalmente, quando si va a soppesare una decisione di questo tipo non contano solo i numeri, ma è opportuno fare una valutazione complessiva della propria situazione finanziaria, delle proprie esigenze e dei propri progetti. La prima cosa da chiedersi è se il capitale che si ha in tasca è in grado di coprire l’intero prestito, oppure se sarà necessario fare uno sforzo in più. E in questo secondo caso, interrogarsi. «Se per estinguere un finanziamento si è costretti a intaccare il fondo di emergenza, o ad azzerare il conto corrente, forse la decisione merita qualche riflessione in più o può essere rimandata», suggerisce Moraschi. «In questo caso si potrebbe valutare per esempio una rinegoziazione o un’estinzione parziale».
D’altra parte, anche il peso della rata conta sul proprio bilancio, e liberarsi di una spesa mensile fissa può a volte facilitare la propria pianificazione finanziaria. Un’uscita “pesante”, che ogni mese potrebbe mandare il bilancio in rosso, merita invece sicuramente di essere eliminata. C’è poi un terzo aspetto, che ha a che fare con l’ipotesi di investire il denaro a disposizione, anziché utilizzarlo per chiudere il contratto di prestito. Se si sta accarezzando questa idea, prima di decidere andranno sicuramente messi a confronto il risparmio ottenibile con l’estinzione, e il rendimento atteso dell’investimento, ma andrà altresì considerato che il primo è certo, il secondo no.
Più si alza l’asticella del rendimento atteso, più si deve essere disposti a rischiare di più, o ad avere un obiettivo temporale più lungo. In ogni caso, è sempre bene confrontarsi sia con il proprio consulente finanziario sia con l’istituto di credito che ci ha concesso il finanziamento, spiegando esigenze e aspettative.
La road map per decidere con consapevolezza
Come muoversi, in definitiva? Qui suggeriamo gli step da seguire e le domande farsi, prima di prendere la decisione. Mettendo insieme le risposte, i pro e i contro, è più facile valutare la decisione.
- Calcola i capitale residuo e il risparmio che otterresti estinguendo anticipatamente il prestito.
- Sottrai eventuali costi e aggiungi eventuali rimborsi.
- Valuta il peso della rata sui tuoi flussi di cassa, e la lunghezza del piano di ammortamento. Hai bisogno di liberarti subito di questa uscita?
- Calcola quanta liquidità ti resterà in tasca dopo l’estinzione. Ricorda che è bene conservare almeno buona parte del fondo di emergenza. Chiudendo il prestito avrai risparmiato sulle rate, e potrai rifonderlo, vero, ma nell’immediato non sarai al riparo da impresti ed emergenze improvvise.
- Verifica i tassi di interesse attuali dei prestiti. Nel caso in cui per mancanza di liquidità dovessi trovarti a chiedere un nuovo prestito, lo otterresti a un tasso più o meno conveniente rispetto a quello stipulato?
- Fai un prospetto delle spese future previste. A breve potrebbe occorrerti liquidità, perché sono in programma lavori condominiali o della casa, spese di istruzione o di salute o altre spese?
Questa guida è sponsorizzata da Sella Personal Credit, società del Gruppo Sella specializzata nel credito al consumo, e scritta da Rame.